È il 31 dicembre quando Ivano Fabbri chiude per l’ultima volta la porta al Rifugio del Carnè, a Brisighella. Dopo meno di un mese di pensione, ci racconta con un misto di affetto, emozione e un pizzico di incredulità: «È strano immaginarmi lontano dal rifugio e in pensione, mi ci devo ancora abituare», dice. E non potrebbe essere altrimenti: per 34 anni Fabbri è stato il cuore pulsante del parco, il custode instancabile del cuore della Vena del Gesso Romagnola. Si tratta di un affioramento geologico unico in Italia. La Vena del Gesso Romagnola è famosa per le sue grotte, le doline e le spettacolari forme carsiche che la rendono una delle aree più affascinanti dell’Appennino. Nel settembre 2023 quest’area è stata riconosciuta come Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco; un riconoscimento che certifica il valore naturale mondiale del nostro territorio.

Ivano Fabbri è diventato nel tempo guardaparco, con competenze ed esperienze, ma fin da giovane è stato attratto dalla natura. A soli 17 anni entra nel mondo degli speleologi, attratto dall’ambiente inclusivo e dal desiderio di esplorare il mondo sotterraneo. «Nel ’92 l’apertura della grotta Tanaccia di Brisighella è stato un colpo di fulmine col parco, con il gesso, con le profondità della terra, e con tutto l’ecosistema che qui è vita», racconta. L’obiettivo, allora come oggi, era semplice ma profondo: proteggere e valorizzare la Vena del gesso, le sue grotte e la fragilità del territorio.

“Arrivai lì in un universo tutto da inventare”

Ivano Fabbri
Ivano Fabbri

Dopo un primo periodo da manutentore al Museo Malmerendi di Faenza, Ivano arriva al Carnè quando viene chiamato direttamente dall’allora sindaco di Brisighella Cesare Sangiorgi per gestire il rifugio e fare manutenzione. «Dovevo andare al parco due giorni a settimana. Era un parco ancora in gran parte da costruire: senza strada, senza acquedotto e con il rifugio chiuso. Arrivai lì in un universo tutto da inventare», ricorda Ivano. Fu negli anni ’90, con l’arrivo di figure come Walter Verlicchi e l’impegno della società d’area, che nacque l’idea più strutturata del parco. Nei primi anni Duemila fu costruita la strada che ancora oggi collega al Carnè, fu realizzato l’acquedotto e nello stesso periodo sorse la base “capanna scout“, punto di riferimento per gruppi scout, giovani escursionisti, e non solo, e si attivò il rifugio.

Ivano si emoziona ancora quando parla di quei momenti: «La grotta Tanaccia è molto bella, soprattutto per i giovani. Quando ci arrivi a piedi, ti senti capace di tutto. È lì che capisci perché vale la pena proteggere questi luoghi». La Tanaccia, è una delle grotte più note del parco, che ogni anno viene visitata da tante persone, accompagnate da guide, alla scoperta di un ecosistema meraviglioso abitato tutt’ora da tante specie, tra cui i pipistrelli.

“Ho 34 registri, uno per ogni anno, raccontano storie”

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Ivano Fabbri, a sinistra, prima operazione alla Tanaccia, 1992

Dagli anni ’90, infatti, il parco ha visto affiancarsi tante guide ambientali di media montagna (dal ’96 in poi), e nel 2009 la nascita dell’amministrazione del parco con figure come il primo direttore Massimiliano Conte, fondamentali per quello che è oggi il parco. «Ho visto quello che questi posti come questo significano per la gente. Ho 34 registri, uno per ogni anno, raccontano storie: camminate, adulti che tornano bambini, famiglie, scuole… capisci quanto siano importanti queste zone. Il periodo post-Covid ha segnato un record di visitatori nel parco. È stato un momento bellissimo e significativo – confida Ivano – perché la gente ha riscoperto la natura, il cammino, il silenzio, la fatica che ti cambia dentro».

L’importanza del riconoscimento Unesco

Ma con la fine del suo servizio arriva anche una nota di preoccupazione: «Le amministrazioni di Brisighella, Faenza e della provincia di Ravenna hanno fatto il loro percorso, seppur lentamente, molto lentamente. Ma alcune amministrazioni potrebbero fare peggio se non colgono l’importanza dell’essere Patrimonio Unesco. È un’opportunità enorme, ma va valorizzata, perché non è una roba da nulla, è un riconoscimento del nostro territorio e anche del lavoro di tante persone».

“La ricompensa più bella? Vedere gli occhi di chi arriva qui e capisce il valore di questi luoghi”

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Il Centro visite nel 1994

E se il parco resta per molti un luogo di contemplazione, per Ivano è anche casa: «dieci anni fa ho comprato un rudere tra Riolo, Casola e Borgo Tossignano con l’idea di aprire un rifugio per ospitare solo escursionisti, raggiungibile solo a piedi. È il mio sogno – dice – perché qui la bellezza si misura in passi. Quindi no, per ora non ho intenzione di abbandonare questo parco, e ora che sono in pensione, e ho sicuramente il tempo per farlo» conclude scherzando.

Tra tutti i traguardi nella sua carriera, Ivano non sceglie riconoscimenti ufficiali o titoli. «La ricompensa maggiore è stata vedere la soddisfazione negli occhi di chi arriva qui, di chi capisce il valore di questi luoghi. Mi considero una persona molto fortunata per aver vissuto ogni passo di questa avventura». Mentre il parco Carnè si prepara a una nuova stagione, senza la sua figura storica, resta in eredità la lezione di un uomo e di una vita dedicata alla natura, a proteggerla e amarla.

Jacopo Cavina

Oltre 50 anni di vita per il rifugio Cà Carnè

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Il rifugio Cà Carnè, che nel 2021 ha festeggiato mezzo secolo di vita, è la principale struttura per i visitatori del Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola. Il centro offre numerosi servizi e attrattive: punto informazioni, sala conferenze, aula didattica, museo della fauna, rifugio con ristorante, bar e alcune stanze da letto, aree pic-nic, percorsi escursionistici, capanna Scout (edificio di appoggio per campi estivi o gruppi organizzati), campeggio estivo e punto fuoco attrezzato. Il Centro visite si trova al centro di 43 ettari di boschi di proprietà pubblica, recentemente oggetto di interventi di conservazione, nell’ambito del Progetto Europeo Life4OakForests, che ha l’obiettivo di ripristinare le specie vegetazionali autoctone di questi habitat incrementandone la biodiversità.