Pensando alla giornata dell’ammalato mi è stato chiesto di scrivere due righe su una iniziale esperienza parrocchiale a Granarolo faentino legata alla catechesi. Da circa due anni due classi di catechismo delle elementari stanno vivendo un’esperienza semplice e profonda: accanto ai catechisti, c’è un “terzo catechista”, un anziano che accompagna i bambini con la preghiera e l’accoglienza. Dalla propria casa, ha scelto un impegno silenzioso, ma prezioso: pregare per i ragazzi e aprire loro la porta, a piccoli gruppi, circa una volta al mese per incontrarli e scambiarsi discorsi, sguardi e racconti. Questa esperienza richiama i temi della lettera di papa Leone (e dei suoi predecessori) per la Giornata dei Nonni e degli Anziani: la memoria come radice viva, la tenerezza come linguaggio di Dio, il valore di ogni stagione della vita. L’anziano catechista non tiene lezioni, ma offre tempo, ascolto, racconti di vita e uno sguardo buono. Con la sua presenza mostra che la fede si trasmette anche così, nella relazione e nella quotidianità.
Per i ragazzi è un incontro sorprendente: entrano in una casa diversa dalla loro, ascoltano storie, scoprono che la preghiera sostiene e che la vecchiaia non è uno scarto, ma un dono. Imparano a essere rispettosi, grati, capaci di ascolto e di attenzione verso gli altri. Per l’anziano, questo tempo diventa fecondo: si sente utile, riconosciuto, parte viva della comunità e della formazione dei più piccoli.
È un piccolo segno di Chiesa che cammina insieme, dove nessuno è inutile e dove, come ricorda il Papa, il futuro nasce dall’incontro tra la freschezza dei giovani e la sapienza degli anziani. Non è sempre facile né per l’uno né per gli altri, ma pensiamo che sia importante insistere su questo cammino perché sono piccole esperienze, che possono assieme ad altre, plasmare il cuore dei nostri ragazzi. Rientra in un’esperienza che aiuta all’incontro con Cristo sofferente.
Gian Antonio Bianchedi














