Un progetto tra storia e arte, nato nell’ora di Religione e che è arrivato fino al Presidente della Repubblica. A conquistare il primo posto nella XXIV edizione del Concorso nazionale “I giovani ricordano la Shoah” l’istituto Bucci di Faenza, per l’anno scolastico 2025/26. È stata Natascia Pelizzoni, docente di religione, a coinvolgere nel progetto le sue tre classi quinte e la classe quarta dell’istituto. «Il progetto è nato in quattro ore, un’ora di lavoro per ciascuna classe, svolte nella mattinata di lezione del 28 novembre – Ha spiegato la prof –. Il 5 dicembre è stato spedito. Non ci aspettavamo la vittoria, accolta con grande sorpresa dai ragazzi delle quattro sezioni. È stato un progetto nato d’impulso. Il 2 gennaio mi è stata comunicata la vittoria del progetto. L’emozione e la soddisfazione sono state grandissime». «La riflessione sulla Shoah è stata approfondita con grande puntualità e serietà durante l’anno – ha evidenziato la docente – e tutt’ora è un tema su cui continuiamo a lavorare e a riflettere, reduci anche dall’esperienza di viaggio della memoria con cui siamo stati premiati». Il Ministero dell’Istruzione ha riconosciuto come degno di nota il trittico pittorico del Bucci di Faenza. «L’elaborato consiste di tre tavole legate insieme da una serie di cerniere – ha spiegato Pelizzoni – La totalità del progetto esprime la privazione alla nostra nazione di grandi ingegni scientifici a causa delle leggi razziali del ’38». «La prima tavola, Il ritmo della scienza, rappresenta il progresso scientifico antecedente gli anni di discriminazione – ha spiegato la docente di religione – A seguire la tavola centrale, punto di cambiamento storico: l’emanazione delle leggi del ’38 e quindi la fuga di grandi menti e risorse italiane per la scienza e per la cultura, rese con foto di personalità solitamente meno conosciute. E ancora, in ultima fase, la tavola dedicata a Rita Levi-Montalcini, resa con un busto di donna su uno sfondo luminoso». Centrale l’ultima tela del trittico, la cui luminosità vuole rappresentare la luce della conoscenza e della ricerca, che, nonostante la fase storica, non si spense.
L’incontro con Mattarella

Alla vittoria dei giovani faentini è seguito un viaggio della memoria. Dal 15 al 21 gennaio sono stati accompagnati dai prof Pelizzoni e Bruno in un percorso itinerante tra Milano e Fossoli, seguiti da Cracovia e Auschwitz. A seguire si sono diretti a Roma nelle giornate del 26 e del 27 di gennaio. Ad accogliere i giovani il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per i riconoscimenti e la premiazione. «I ragazzi sono stati fin da subito molto partecipativi – ricorda la prof -. Ognuno si è occupato di qualcosa pur non vedendo il risultato complessivo, avendo spedito il progetto in breve tempo. C’è chi ha lavorato al circuito elettrico e all’impianto di illuminazione, chi si è dedicato al lavoro di decoupage e chi a quello di disegno e pittura. L’orgoglio più grande quello di vederli precisi, seri e puntuali durante la presentazione del loro elaborato al ministro dell’istruzione Valditara e al Presidente della Repubblica». Tante le emozioni in questo incontro. «Sembrava di essere in un film. La cosa che mi ha reso più felice è stata quella di aver dato la possibilità ai miei studenti, di soli 18 anni, di guardare negli occhi il Presidente Mattarella e di presentargli il progetto». In particolare è stato Samuele Villa di VD a presentare l’elaborato, insieme a Matteo Castaldi di V°B che ha ritirato il premio. «Non capita a tutti i giovani di poter fare un’esperienza di questo tipo – commenta la prof -. Spero che possa essere d’insegnamento e che li aiuti a crescere nella stima di loro stessi».
L’ora di Religione
Da venti anni Pelizzoni è insegnante di Religione. «Si tratta di un’ora in cui si ha la possibilità di toccare il cuore dei ragazzi. Molti ragazzi non conoscono sé stessi e non si conoscono nemmeno tra di loro. Nelle mie classi leggo spesso Lettera a una professoressa di Don Milani, nella speranza che si rendano conto di quanto io faccia sul serio. Non vado a scuola e non insegno religione perché ho bisogno di fare giornata, vado a scuola perché ho interesse per loro, per la loro crescita, la loro cura, i loro bisogni. Religione per me è questo: avere cura del loro io interiore e lasciare che fiorisca».
La voce degli studenti
Con grande sensibilità i ragazzi del Bucci hanno vissuto il loro viaggio della memoria. Capaci di cogliere l’essenza e l’importanza della loro esperienza, sono testimoni tra i loro coetanei di quanto vissuto. «Ritengo che ogni persona, almeno una volta nella vita, deve svolgere un percorso del genere – ha detto Nour Abdelmonem di V°B – per consolidare, ciò che è stato e che mai più dovrà ripetersi. Camminare tra i ruderi nella nebbia di Fossoli, toccare i vagoni del Binario 21 e perdersi nella vastità desolante del campo di Birkenau ha trasformato i paragrafi dei libri di testo in una realtà cruda, tangibile e soffocante. In questo vuoto, abbiamo compreso che la memoria non è un esercizio passivo, ma un dovere morale, che ci lega al destino dell’altro. L’obiettivo è ricordare, affinché si sia capaci di sviluppare anticorpi contro l’indifferenza». Come Nour, anche Simone Fontana, di IV°E, rientra dal suo viaggio della memoria con grande consapevolezza e maggior strumenti per la riflessione. A colpirlo, non solo le visite guidate, ma anche le attività laboratoriali. «Insieme a un gruppo di studenti, provenienti da altre parte d’Italia, ho collaborato per la realizzazione di un testo sulla memoria, esposto su sottofondo musicale presso il teatro di Cracovia» ha commentato. Le grandi emozioni dettate dalla vittoria del progetto sono state condivise anche da Matteo Castaldi, selezionato tra gli studenti come rappresentate d’Istituto per l’incontro con il Presidente Mattarella. «Quando ho saputo di essere stato scelto, come colui che avrebbe ritirato il premio al Quirinale, mi sono sentito non all’altezza del ruolo – ha raccontato il diciottenne – Si è trattata di un’occasione unica e imperdibile, ho incontrato le più alte cariche dello stato, l’emozione era alle stelle. Sono orgoglioso di essere uno studente dell’Istituto Bucci».
Lisa Berardi














