Leggere i segni dei tempi. Ogni tanto ce ne ricordiamo, ma è anche troppo facile dimenticarcene. Lunedì scorso in Seminario, invitato a trattare il tema La Chiesa che accompagna, monsignor Erio Castellucci ha concluso con un’affermazione che ogni tanto sentiamo ripetere da più parti: «Testimoniare sempre Gesù Cristo. Se necessario, anche con le parole». Risposta molto concreta alla domanda che monsignor Castellucci stesso aveva appena espresso ai suoi ascoltatori: «Ci crediamo che lo Spirito Santo ci sta chiedendo di cambiare?».
Ma cambiare cosa? L’arcivescovo di Modena era partito ricordando un aneddoto sostanziale legato alla stesura della Lumen Gentium. Il dibattito iniziale era partito dal porre la Chiesa come luce del mondo. Il testo finale dice che Cristo è “Lumen gentium”. Richiamando il pensiero di Sant’Ambrogio, dovessimo servirci degli astri definiremmo la Chiesa come luna, segno e strumento per raggiungere Cristo, nostro sole. Una Chiesa che non è statica, è in continuo movimento, e riflette la luce di Cristo. «Una Chiesa che non deve stare ferma», secondo Castellucci, né al punto di partenza né al punto di arrivo. Una Chiesa che accompagna. «Una Chiesa che siamo tutti noi, con i nostri peccati, che crediamo in Gesù e camminiamo insieme». Del resto la stessa storia del popolo di Dio è un continuo movimento. Da Abramo chiamato dal Padre a mettersi in cammino, all’esodo guidato da Mosé fuori dall’Egitto, verso la Terra Promessa. Senza dimenticare gli apostoli chiamati da Gesù: «Li chiama e li mette in cammino». E la storia della salvezza si fa cammino con condivisione di esperienze. «La Chiesa di Gesù – sottolinea Castellucci – accompagna e incontra!». Lo stesso san Paolo parla di «urgenza di testimoniare il vangelo in cammino». Ma, avverte il vice presidente della Cei, quest’opera di accompagnamento (o missione) «non è questione di chilometri, ma di santità». Già un documento ecclesiale sulla sinodalità (datato 2018) ci avverte che «tutti siamo custodi dei nostri fratelli!». C’è una Chiesa istituzionale di vescovi e sacerdoti, ma parlando di accompagnamento e al nostro tempo, sono tutti i battezzati che, credendo in Cristo Salvatore, debbono farsi «custodi» dei propri fratelli. Ovvero, dar credito allo Spirito Santo secondo l’inizio di questo scritto e farci tutti testimoni di Cristo avendo a cuore quanto ci raccomandano le beatitudini: visitare malati e carcerati, dar da mangiare agli affamati e da bere agli assetati, vestire gli ignudi, ecc.

Giulio Donati