Una realtà che non ha come unico obiettivo la vittoria sul campo ma che dà priorità ad un percorso fatto di valori, gioco di squadra ed aggregazione. Tutto questo è il Csi Faenza, che sta affrontando una nuova annata sportiva. Per fare il punto su attività ed obiettivi del comitato faentino abbiamo incontrato Alessandro Neri, al suo secondo mandato da presidente.

Intervista ad Alessandro Neri, presidente Csi Faenza

Alessandro Neri presidente Csi Faenza


Neri, quali discipline sportive si svolgono sotto l’egida del Csi?
Innanzitutto i principali sport di squadra ovvero calcio, basket e pallavolo. A questi, per limitarci ai principali, si aggiungono ciclismo, ginnastica artistica e nuoto.

Quanti sono i tesserati?
Abbiamo chiuso il 2025 con 6.892 tesserati e 61 società affiliate. Sono numeri molto rilevanti, anche perché il comitato faentino, essendo espressione del territorio della diocesi, è uno dei più piccoli a livello regionale. Come numeri, siamo tornati pienamente ai livelli pre-pandemia ed era un obiettivo impensabile, fino a qualche anno fa. Questo significa che la voglia di fare sport e stare insieme sono ancora ben presenti, sul nostro territorio.

Qual è la disciplina che conta il maggior numero di tesserati?
È un bel testa a testa tra calcio e volley, con quest’ultima che ha visto un boom di società e praticanti, trainato dai risultati ottenuti dalle nazionali. Ora può vantare un’offerta di campionati che copre tutte le fasce d’età.

Come si vive lo sport all’interno del Csi?
L’aspetto agonistico, in quanto correlato all’attività sportiva, è presente, ma non è prioritario. Per noi lo sport è soprattutto uno strumento educativo. Non bisogna dimenticare il ruolo del Csi, che permette a tutti di praticare attività sportiva, anche a chi, per varie ragioni, è tagliato fuori dallo sport a livello federale. Servono persone che si impegnino, come dirigenti nelle società affiliate e all’interno del comitato ma su questo aspetto siamo in difficoltà. L’entrata in vigore del Runts (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore), a cui devono iscriversi anche le società sportive, ha comportato un aumento importante a livello di burocrazia e responsabilità, per chi decide di impegnarsi all’interno del Csi e dunque non è facile attirare persone nuove. In un contesto come il nostro, per poter contare su più persone che possano dare una mano, sarebbe auspicabile una maggior flessibilità.

A livello nazionale, sono tanti gli adolescenti che abbandonano lo sport. È una dinamica presente anche sul nostro territorio?
Sì e, a mio avviso, ha come causa principale uno strascico lasciato dalla pandemia: l’individualismo sempre più marcato, nei giovani. A volte prevale, rispetto alla logica di gruppo, la concezione di un’attività sportiva tagliata su misura per il singolo, da praticare come e quando piace a me.

Come si può invertire la rotta?
La società cambia rapidamente e non è facile adattarsi. Diventa fondamentale fare rete con le parrocchie, che sono protagoniste dello sport Csi e vanno sempre più valorizzate. Per la mia esperienza personale, lo sport è in maniera intrinseca legato alla parrocchia e all’oratorio, da cui possono nascere nuove squadre giovanili. Nonostante l’ottima collaborazione che si riscontra a livello diocesano, fatichiamo a trovare soluzioni per creare squadre giovanili, che consentano ai ragazzi di svolgere attività sportiva, in ambito parrocchiale. Attualmente al campionato di calcio Under 16 del Csi sono iscritte otto squadre, di cui solo due sono espressioni delle parrocchie, con un netto calo rispetto a qualche anno fa. E’ necessario quindi, pur con tutte le difficoltà legate alla nuova disciplina del terzo settore, trovare nuove strategie per riuscire ad aggregare i giovani perché creare socialità attraverso lo sport rimane l’obiettivo condiviso del comitato Csi e delle parrocchie della nostra diocesi.

Quali sono gli obiettivi futuri del Csi Faenza?

Innanzitutto vogliamo incrementare l’offerta sportiva, a livello di campionati, in tutti gli sport targati Csi. Come comitato, dobbiamo migliorare nel promuovere la nostra attività. Non basta essere degli ottimi organizzatori, dobbiamo anche comunicare al meglio tutto ciò che riusciamo a mettere in campo. Per quanto riguarda le discipline sportive, spero si possa riuscire ad organizzare i primi campionati di calcio femminile, che sta registrando un notevole aumento di interesse e praticanti. Infine, per essere maggiormente attrattivi, è necessario riuscire a strutturare una proposta che riguardi il calcio a sette, perché diverse squadre del nostro territorio sono costrette, attualmente, a rivolgersi ai comitati limitrofi, non essendoci campionati organizzati dal Csi Faenza.

Samuele Bondi