Sulla zona di San Severo proliferano colonie nate da abbandoni: danni alle colture, competenze in capo al Comune e interventi complessi ancora da finanziare

Una proliferazione incontrollata

La proliferazione incontrollata di conigli lungo l’argine del fiume Senio, nella zona di San Severo, nel comune di Cotignola, è diventata negli ultimi anni una criticità sempre più evidente. Un fenomeno nato con ogni probabilità da abbandoni di animali domestici e che, complice l’elevata capacità riproduttiva della specie, ha portato alla formazione di vere e proprie colonie. Oggi l’argine si presenta in diversi tratti costellato di tane, tanto da essere stato paragonato a una “groviera”. Se da un lato non emergono, al momento, criticità strutturali per la tenuta dell’opera idraulica — che ha resistito anche alle recenti piene — dall’altro le conseguenze più pesanti si registrano nelle campagne circostanti, dove gli agricoltori segnalano da tempo danni alle colture e perdite economiche legate alla presenza massiccia degli animali.
Il nodo principale, per lungo tempo, è stato di natura normativa. La difficoltà nel classificare questi conigli — domestici ma inselvatichiti — ha rallentato l’individuazione dell’ente competente a intervenire.

La gestione spetta al Comune

Ora però il quadro si è chiarito: trattandosi di animali da compagnia, la gestione non può essere affidata a piani di controllo della fauna selvatica, ma ricade direttamente sull’amministrazione comunale. Come spiega il sindaco di Cotignola, Federico Settembrini, «dopo diverse interlocuzioni tra gli enti coinvolti, siamo giunti a un epilogo chiaro: la Regione non può attivare un piano di controllo, perché per la normativa attuale i conigli domestici rientrano tra gli animali da compagnia e non tra la fauna selvatica». Una precisazione che definisce anche le responsabilità operative: «Di conseguenza, come specificato nel parere regionale ricevuto, la gestione dei conigli ricade in capo al Comune». Questo comporta l’obbligo di strutturare un intervento articolato e non improvvisato. «In sintesi, il parere chiarisce che i conigli domestici vaganti, pur potendo vivere allo stato brado, non possono essere semplicemente lasciati riprodurre liberamente», sottolinea ancora Settembrini. Il percorso indicato è preciso: «Cattura con metodi non dolorosi, identificazione e registrazione (microchippatura e inserimento nell’anagrafe nazionale), sterilizzazione, ricovero in strutture autorizzate o da privati affidatari, senza possibilità di reimmissione in natura». Un iter complesso, che richiede competenze specifiche, organizzazione e risorse economiche. Ed è proprio su questo punto che emergono le principali difficoltà. «Al momento non disponiamo di risorse dedicate per avviare immediatamente questo tipo di intervento, che richiede professionalità specifiche e convenzioni adeguate», ammette il sindaco.
L’amministrazione guarda però ai prossimi mesi per sbloccare la situazione, «tuttavia, una volta approvato il bilancio assestato a fine aprile, ci impegneremo a destinare risorse dell’avanzo di bilancio alla pubblicazione di un bando che permetta di avviare un percorso strutturato e conforme alla normativa».

Vincenzo Benini