Il dibattito sul quadruplicamento ferroviario torna al centro dell’attenzione pubblica. In un comunicato stampa, il Coordinamento dei Comitati esprime forti perplessità sull’impostazione del progetto promosso da Rfi, denunciando l’assenza di un reale confronto con i cittadini e con tecnici indipendenti.
Le valutazioni del consulente della Città Metropolitana
Secondo quanto riportato dal Coordinamento dei Comitati, il consulente tecnico incaricato dalla Città Metropolitana di Bologna per analizzare il progetto ha espresso, nelle sue considerazioni, una sostanziale bocciatura dell’attuale proposta di quadruplicamento. Le conclusioni del consulente convergerebbero dunque con le analisi dei tecnici ingegneri ferroviari indipendenti, che da tempo avanzano ipotesi alternative all’opera così come concepita.
Da qui l’interrogativo posto dal Coordinamento: perché la Regione Emilia-Romagna non tiene conto né delle osservazioni del consulente né di quelle degli esperti indipendenti?
Un dibattito pubblico ritenuto solo formale
Nel comunicato si afferma che il dibattito pubblico sul quadruplicamento si sarebbe rivelato «un mero pro forma». Le istanze dei cittadini, secondo il Coordinamento dei Comitati, sono rimaste completamente inascoltate, mentre proponenti e decisori continuamo a procedere rigidamente con un progetto fondato “sul cemento”.
Le varianti che emergono nel tempo, viene sottolineato, non modificherebbero la natura dell’intervento, riservando il confronto a un numero ristretto di addetti ai lavori e amministratori, senza un reale coinvolgimento delle comunità interessate.
Viadotti, costi e impatto sul territorio
Il tracciato individuato nella relazione finale di Rfi del luglio scorso prevede la realizzazione di 37 chilometri di viadotti in cemento armato, alti fino a 18 metri, da Bivio San Vitale a Solarolo. Un’infrastruttura che, secondo il Coordinamento, stravolgerebbe la pianura, i terreni agricoli, le aziende e i centri abitati, con un impatto rilevante sul paesaggio e sulla vita quotidiana di migliaia di residenti.
L’opera viene inoltre definita inutile e ipercostosa: il costo stimato è di 3,6 miliardi di euro, pari a circa 100 milioni di euro al chilometro, per ottenere – si legge nel comunicato – solo 31 treni in più per senso di marcia e pochi minuti di risparmio sull’Alta velocità, con un completamento ipotizzato non prima del 2050.
Tecnologie ERTMS e soluzioni alternative
Uno degli elementi centrali della critica riguarda l’obsolescenza del progetto, risalente al 2019 e precedente all’adozione delle tecnologie ERTMS, finanziate nel 2023 attraverso il Pnrr e approvate da Rfi e dall’Unione europea per l’intermodalità europea.
Secondo il Coordinamento dei Comitati, l’adozione di queste tecnologie, insieme alla realizzazione di posti di movimento per consentire ai treni veloci di superare quelli più lenti, rappresenterebbe una soluzione capace di modernizzare e velocizzare la rete ferroviaria a costi dieci volte inferiori, senza consumo di suolo e in tempi più rapidi, con il completamento della tratta Bologna-Rimini entro il 2031.
Varianti, silenzi e richieste di trasparenza
Il comunicato fa riferimento anche a una nuova variante emersa il 1° dicembre a Bologna, nel corso del primo e unico tavolo interistituzionale che ha coinvolto Regione, Città Metropolitana, enti locali, Rfi e Mit. Da allora, denunciano i comitati, sarebbe calato un «silenzio assordante».
Il percorso previsto in affiancamento all’attuale sedime ferroviario fino a Castel San Pietro sarebbe stato ulteriormente modificato: l’itinerario proseguirebbe fino a Toscanella, per poi deviare verso l’autostrada A14, superare l’area di Correcchio, aggirare Imola e proseguire verso Solarolo, evitando le casse di espansione di Castel Guelfo, ritenute inadatte a ospitare piloni in zona allagabile.
Le richieste del Coordinamento dei Comitati
Il Coordinamento ribadisce di non muoversi per opposizione ideologica, ma di chiedere razionalità, trasparenza e tutela del territorio. Vengono denunciati accessi agli atti inevasi, mancanza di comunicazione e opacità informativa.
Da qui la domanda conclusiva rivolta alle istituzioni: perché non si risponde alle sollecitazioni dei cittadini e si ignorano i pareri di esperti indipendenti e del consulente della Città Metropolitana, che convergono nell’indicare alternative meno invasive e più efficienti rispetto al progetto attuale.














