“Gli elenchi ministeriali di febbraio 2026 certificano una verità amara per i brisighellesi: il nostro Comune è stato ufficialmente escluso dalla classificazione di comune montano. Mentre festeggiano Casola Valsenio e Modigliana, territori confinanti con caratteristiche geografiche simili alle nostre, Brisighella resta fuori, esclusa dai benefici e dalle tutele nazionali”. Questo l’incipit del comunicato stampa diffuso il 10 febbraio dal Pd di Brisighella. “Non è questione di etichette. È questione di soldi veri, di servizi concreti, di futuro per le nostre famiglie”.
Sul Piccolo nei giorni scorsi era stato pubblicato un articolo che elencava l’impatto della nuova Legge nazionale sulla montagna: tra opportunità, risorse ma anche il rischio “declassamento” per diversi Comuni che non rientravano più nei parametri indicati”.
Cosa comporterebbe il “declassamento”
“L’esclusione dall’elenco ministeriale significa perdite tangibili – spiega il Pd locale -. Per i giovani brisighellesi: addio al Bonus Montagna 2025: i ragazzi under 41 non potranno più accedere al credito d’imposta per acquistare o ristrutturare la prima casa nel nostro Comune. I loro coetanei di Casola Valsenio e Modigliana, a pochi chilometri, sì”. Per i servizi essenziali invece “tagli al Fosmit (Fondo per lo Sviluppo delle Montagne Italiane): meno risorse per scuole, sanità di prossimità, manutenzione strade, prevenzione del rischio idrogeologico; penalizzazioni nei bandi: Brisighella perderà punteggi decisivi nei finanziamenti per turismo sostenibile e sviluppo rurale”. Per le imprese, “le nostre microimprese e attività agricole montane – spiega la nota – saranno escluse dagli sgravi contributivi e dalla flat tax al 15% riservata a chi opera in montagna”.
“Il paradosso è politico – prosegue il comunicato -. La riforma che ha portato a questo declassamento è la Legge 131/2025 (cosiddetta Riforma Calderoli), approvata al Senato il 10 settembre 2025 anche con il voto favorevole della senatrice Marta Farolfi, che ricopre contemporaneamente il ruolo di vice sindaca di Brisighella. In questo contesto, l’Ordine del Giorno approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale solo pochi giorni fa assume il sapore di una vera e propria beffa. Quel documento, che impegnava formalmente la Giunta — e la stessa Farolfi — a battersi contro il declassamento, si è rivelato una mossa di facciata utile solo a ripulirsi la coscienza davanti ai cittadini. Il fatto che Casola Valsenio e Modigliana siano riuscite a rientrare nell’elenco dimostra che con una reale determinazione politica Brisighella poteva essere tutelata”.
“La motivazione tecnica dell’esclusione non deriva da una reale mancanza di caratteristiche montane – si legge nel comunicato -, ma dall’applicazione di criteri discutibili. Brisighella paga paradossalmente la propria vastità territoriale: è uno dei Comuni più estesi d’Italia sotto i 15mila abitanti e la porzione di territorio che si estende verso la pianura faentina abbassa l’altitudine media (parametro 3), probabilmente al di sotto della soglia dei 400 metri. Una soglia che non è una fatalità geografica, ma il risultato di criteri normativi che potevano e dovevano essere corretti”.
“La montagna non si misura solo con un altimetro – conclude la nota -, ma con lo spopolamento, l’isolamento e la difficoltà di mantenere servizi essenziali. Le frazioni alte di Brisighella vivono le stesse condizioni di Modigliana e Casola Valsenio, ma oggi solo queste ultime beneficeranno degli aiuti statali. Per questo rivolgiamo un appello alla senatrice Farolfi e al sindaco Pederzoli: mettano da parte le appartenenze politiche e avviino una battaglia istituzionale vera per modificare una riforma ingiusta e dannosa. Se decideranno di farlo, avranno al loro fianco tutti noi brisighellesi”.
Cosa si è deciso a Roma
Dopo un perdurante stallo sui criteri per la classificazione dei Comuni montani, è arrivata la svolta in sede di Conferenza Unificata. Lo rende noto il Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Roberto Calderoli, che si è fatto promotore di una nuova proposta grazie alla quale si è sbloccata la situazione di incertezza. “Sono soddisfatto di questo esito positivo perché, nonostante l’argomento controverso e dibattuto, siamo riusciti a trovare un punto di equilibrio e a trovare una soluzione il più possibile trasversale e condivisa. Il mio impegno, come ribadito in ogni occasione, è sempre stato quello di venire incontro alle esigenze dei territori con reali criticità tipiche della montagna e in questo senso abbiamo lavorato. Sulla base di questa nuova classificazione, saranno montani 3.715 Comuni.
E’ stato raggiunto un accordo unanime con Regioni, Province e Comuni sulle modalità di prima applicazione dei criteri per la classificazione dei Comuni montani. Per quanto riguarda il dpcm relativo alla definizione dei criteri: si è raggiunta l’intesa con Comuni e Province, mentre c’è una mancata intesa con le Regioni (in particolare l’Emilia-Romagna, ndr) che si sono comunque espresse favorevolmente a maggioranza e hanno inoltre votato all’unanimità la deroga sul termine dei 30 giorni per poter procedere in Consiglio dei Ministri. Ciò significa che possiamo andare avanti nel percorso previsto” conclude Calderoli.














