Non solo un luogo caldo dove trascorrere l’inverno, ma uno spazio di relazioni, creatività e partecipazione attiva. Al centro diurno La Tenda, di Faenza, realtà gestita dalla Caritas diocesana nei locali della parrocchia di San Domenico, quest’anno soffia un’aria nuova. Merito anche dei giovani volontari e dei ragazzi in servizio civile che, insieme agli operatori, hanno deciso di arricchire la proposta con iniziative capaci di coinvolgere gli ospiti in modo sempre più attivo. La Tenda accoglie persone spesso prive di reti sociali, senza dimora o in situazione di fragilità, italiani e stranieri. Negli anni è diventata un punto di riferimento per chi cerca un ambiente accogliente dove sostare durante i mesi più freddi. Ma quest’anno si è voluto fare un passo in più.

La pet therapy con Alice Biserna e la sua cagnolina Bru

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«Abbiamo deciso di dare più spazio ai giovani, alle loro idee e alle loro proposte», spiega Giulia Babini, referente Caritas del centro. «Si sono messi nei panni degli ospiti, chiedendosi cosa si aspettano da un posto come questo: socializzazione, possibilità di stare insieme, occasioni per esprimersi». Da qui sono nate diverse iniziative. Tra le novità più originali c’è la pet therapy, proposta da una giovane volontaria che aveva vissuto personalmente un’esperienza significativa in questo ambito. L’attività è guidata da Alice Biserna, professionista del settore: un primo incontro dedicato alla relazione con la cagnolina Bru e un secondo con esercizi pratici insieme all’animale. Un modo diverso per favorire fiducia, empatia e benessere.

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Accanto a questo, hanno preso forma laboratori creativi e artistici. Una volontaria con formazione all’Accademia di Belle Arti ha proposto attività di pittura e manipolazione: nelle scorse settimane gli ospiti hanno lavorato con il das, realizzando piccoli manufatti poi dipinti insieme. Per Natale non è mancato l’albero decorato con i lavori preparati nel gruppo. E poi la tombola della Befana, molto partecipata, e tanta cucina condivisa: «La cucina prende tempo, ma piace molto – racconta Babini –. Prima dell’inizio del Ramadan abbiamo organizzato momenti conviviali, e la prossima settimana faremo una spaghettata».

Numeri in crescita

La risposta non si è fatta attendere. Se all’inizio dell’anno gli ospiti erano cinque o sei a pomeriggio, oggi si arriva anche a una ventina di presenze nell’arco della giornata. «Non ce l’aspettavamo – osserva la referente –. Alcuni sono di passaggio, ma si è creato un bel gruppo. C’è partecipazione, voglia di stare insieme e di prendere parte alle attività». Un segnale importante, che conferma come l’offerta non si limiti più al semplice “spazio caldo”, ma diventi occasione di protagonismo. Tanto che si guarda già al futuro: tra le idee in cantiere ci sono un corso di fotografia con utilizzo di luci e set interni, e attività sportive all’aperto, come partite a calcetto, richieste dagli stessi ospiti. «Appena il tempo lo consentirà, proveremo a organizzarci. E stiamo anche valutando se riuscire a prolungare l’apertura oltre il 31 marzo, perché vediamo che il bisogno di relazione non si esaurisce con l’inverno».

Una squadra giovane

A sostenere il progetto c’è un gruppo affiatato di giovani: quattro ragazzi in servizio civile, tre scout e altri volontari. In tutto una decina di giovani che, a turno, animano i pomeriggi della Tenda. Tra loro c’è Nicole Merendi, in servizio civile dal 28 maggio scorso. «Facciamo attività specifiche in alcuni giorni – racconta – oppure giochiamo a carte, chiacchieriamo, beviamo un caffè o un tè caldo insieme. Cerchiamo di coinvolgere gli ospiti perché possano vivere un momento di spensieratezza in un posto accogliente».

Nicole parla soprattutto delle relazioni nate in questi mesi: «La cosa più bella è il rapporto che si crea. Non è solo volontariato “per” qualcuno, ma uno scambio. Ci si conosce, ci si parla, si condividono pezzi di vita». Ricorda con emozione un episodio in particolare: «Un ospite mi ha fatto dei complimenti per quello che faccio. È una persona che vuole sempre aiutare gli altri. Ci siamo detti cose belle a vicenda. È stato un momento semplice ma significativo». Tra le attività che l’hanno coinvolta di più, Nicole cita la cucina condivisa: «Cucinare insieme è un modo diretto per stare fianco a fianco, collaborare, ridere. Si crea subito un clima familiare».

Oltre l’assistenza

Quello che emerge è un modello di accoglienza che non si ferma all’assistenza, ma punta alla relazione e alla valorizzazione delle persone. In un contesto dove spesso chi arriva ha alle spalle storie di solitudine o esclusione, poter essere protagonista di un laboratorio, di una partita o di un progetto creativo diventa un segno concreto di dignità restituita. La Tenda continua così la sua missione: offrire riparo, certo, ma soprattutto costruire legami. Perché, come dimostra l’esperienza di questi mesi, un pomeriggio passato insieme può diventare molto più di un semplice riparo dal freddo: può essere l’inizio di un nuovo senso di appartenenza.

Samuele Marchi