La cooperazione agroindustriale perde uno dei suoi interpreti più lungimiranti. Con la morte di Carlo Ronchi si chiude una stagione che ha visto gli agricoltori diventare protagonisti anche nella trasformazione industriale dei prodotti della terra.

Si è spento a 91 anni Carlo Ronchi, dirigente storico di Conserve Italia e figura centrale nello sviluppo del marchio Valfrutta. Il decesso è avvenuto nei giorni scorsi a Ravenna, in seguito a un malore improvviso. La notizia ha suscitato cordoglio nel mondo cooperativo e agroindustriale romagnolo, che in Ronchi riconosce uno degli artefici della propria crescita.

La visione che ha unito agricoltura e industria

Tra la fine degli anni Settanta e il 2000 Ronchi ricoprì i ruoli di direttore generale e amministratore delegato di Conserve Italia, accompagnando il Consorzio in una fase di forte espansione. La sua intuizione fu chiara fin dall’inizio: consentire al mondo agricolo di entrare direttamente nei processi di trasformazione e commercializzazione, superando la semplice dimensione produttiva. In anni in cui il modello cooperativo applicato all’industria agroalimentare non era ancora consolidato, Ronchi sostenne con determinazione investimenti strutturali, politiche di marca e strategie capaci di valorizzare le produzioni ortofrutticole italiane. Fu una scelta che cambiò il volto del settore, rafforzando il ruolo delle cooperative sul mercato.

Il legame con Valfrutta e lo sviluppo dei marchi storici

Profondamente legato allo stabilimento di Barbiano di Cotignola, dove ha sede l’impianto Valfrutta, Ronchi contribuì in modo decisivo al consolidamento del marchio, trasformandolo in un punto di riferimento per i consumatori italiani. Sotto la sua guida presero forma e si affermarono brand destinati a diventare simbolo dell’ortofrutta trasformata, come Valfrutta e Yoga. Negli anni Novanta fu determinante nell’acquisizione di Yoga Massalombarda, rafforzando la presenza del gruppo nel comparto dei succhi di frutta e valorizzando lo stabilimento di Massa Lombarda come polo produttivo strategico. Parallelamente promosse un percorso di internazionalizzazione che portò alla nascita di società controllate all’estero, tra cui Conserves France, ampliando gli orizzonti commerciali del Consorzio.

Una guida capace di far crescere il Consorzio

Oltre alle competenze manageriali, Ronchi seppe costruire relazioni solide con i soci e mantenere un dialogo costante con le istituzioni. Durante il mandato del ministro dell’agricoltura Giovanni Marcora fu tra gli interlocutori più ascoltati sui temi della cooperazione e dello sviluppo agroalimentare.

Il presidente di Conserve Italia, Maurizio Gardini, lo ricorda così: «Carlo Ronchi è stato l’indiscusso protagonista dei primi 25 anni di storia di Conserve Italia, il vero motore propulsivo dell’azienda, dove ha ricoperto incarichi fino al 2000. La sua figura è stata determinante nel tradurre in realtà un’intuizione allora pionieristica: portare il modello cooperativo dentro l’industria agroalimentare, consentendo agli agricoltori di diventare protagonisti nella gestione di imprese capaci di trasformare e valorizzare le produzioni del territorio. A lui si devono la visione strategica e la capacità manageriale che hanno accompagnato la crescita del Consorzio, consolidandone la struttura industriale e rafforzandone l’identità. Sotto la sua guida sono nati marchi storici come Valfrutta e Yoga, e ha promosso politiche di internazionalizzazione che hanno aperto nuovi mercati e portato alla costituzione di società controllate all’estero, come Conserves France. Il suo impegno e la sua determinazione hanno lasciato un’impronta profonda nella storia di Conserve Italia».

Anche Lanfranco Gualtieri, presidente del Consorzio negli anni della direzione Ronchi, sottolinea la portata della sua azione: «Ronchi è stato un personaggio che ha sempre avuto una visione proiettata al futuro. Serbo un bellissimo ricordo di lui. La mia carriera è iniziata quando abbiamo comprato Valfrutta, di cui era direttore. Da lì in poi, io presidente e lui direttore generale, Conserve Italia è passata da 4 miliardi di lire di fatturato ai 700 miliardi».