Rispondere politicamente a Trump sta diventando sempre più urgente in relazione alle sue mosse che stanno destabilizzando il mondo e le alleanze perseguite negli ultimi decenni. La lettera che egli ha indirizzato al primo ministro della Norvegia e agli ambasciatori degli otto paesi europei coinvolti nell’esercitazione Nanto in Groenlandia è un documento sconcertante. Non solo per la sottovalutazione del diritto internazionale e della storia che vi traspare, ma anche perché rivela una debolezza politica profonda, che andrebbe tenuta presente nel disegno di una risposta europea.
Trump non ha ottenuto ciò che voleva: un sostegno pieno e convinto al progetto di annessione della Groenlandia. E reagisce in modo disordinato, alternando le minacce geopolitiche a quelle economiche, come sarebbero ulteriori dazi. Di fronte a questo scenario, le reazioni europee variano tra l’intensificazione degli sforzi diplomatici e la necessità di una rappresaglia: Emmanuel Macron ha evocato il cosiddetto “bazooka”, che consentirebbe alla Commissione Europea di imporre sanzioni commerciali straordinarie agli Stati Uniti.
Esiste però un’alternativa, una risposta semplice, costruttiva, poco costosa per l’Europa e difficile da attaccare sul piano diplomatico: espandere il mercato del debito sovrano europeo. Dopo l’annuncio dei dazi generali al mondo del 2 aprile 2025, i mercati hanno iniziato a segnalare una crescente diffidenza verso i patrimoni denominati in dollari, in particolare i titoli del Tesoro americano. In un contesto di crescente incertezza politica negli Stati Uniti, gli investitori mostrano sempre più spesso di considerare i titoli europei più sicuri di quelli americani, segnali che molti analisti hanno interpretato come un sintomo di riduzione del “valore di immagine” del dollaro.
Ampliare il mercato del debito pubblico europeo consentirebbe di intercettare questo risparmio globale in allontanamento dagli Stati Uniti, finanziare in deficit una spesa straordinaria per i prossimi decenni e, al tempo stesso, rafforzare il debito europeo come bene rifugio. Con l’effetto collaterale tutt’altro che secondario di accelerare l’erosione delle prerogative del dollaro e la riduzione del potere contrattuale di Trump nelle sue offensive contro l’Europa e il commercio internazionale.
Le risposte più spettacolari sono spesso controproducenti, perché scaricano costi elevati sui cittadini europei e alimentano dinamiche di escalation difficili poi da controllare. Una strategia basata sull’espansione del mercato europeo del debito sovrano sarebbe più complessa da costruire e richiederebbe un livello di coordinamento europeo che oggi non può essere dato per scontato. Ma sarebbe più lungimirante, agendo su un terreno cruciale e riducendo il potere contrattuale dell’amministrazione americana senza danneggiare l’economia europea, rafforzando al tempo stesso le basi fiscali e politiche dell’Unione.
In un confronto destinato a durare, è questo il tipo di forza che conta davvero.
Per una situazione che si fa sempre più incandescente, come sta certificando il World Economic Forum di Davos in svolgimento in questi giorni in Svizzera, occorre una risposta ragionata e che sia incisiva ed efficace: indebolire l’annunciata “Golden Age” di Trump sarebbe decisamente opportuno.
Tiziano Conti














