Il meteorologo Pierluigi Randi commenta le temperature della scorsa notte, che ha registrato temperature molto fredde, simili a quelle di gennaio di anni passati, senza però raggiungere valori record. L’aria fredda, unita a rasserenamenti e a una diminuzione del vento, ha favorito forti gelate, specialmente nelle aree innevate, dove si sono registrate minime di -10/-13°C. Sebbene non si tratti di record storici, la notte ha rappresentato un significativo abbassamento delle temperature rispetto ai periodi recenti.
Analisi delle temperature e delle condizioni atmosferiche che hanno caratterizzato la scorsa notte
La scorsa notte, come del resto nelle attese, è stata molto fredda, anche se non si tratta di valori record o estremi, ma, limitatamente al mese di gennaio, occorre tornare al 2002, al 2003, al 2006 e, in misura più attenuata, al 2017 (qui però senza neve), per trovarne di simili.
L’aria fredda affluita tra il 6 e il 7 (-8,3°C sul livello isobarico di 850 hPa, circa 1500 m di quota, al radiosondaggio 12 UTC di ieri su S.P. Capofiume), si è sedimentata al suolo ed è stata seguita da rasserenamenti in aria relativamente secca e dalla sensibile diminuzione del vento; tutto ciò ha favorito forti gelate per irraggiamento radiativo.
Ma è il suolo innevato che spesso fa la differenza: infatti, in notti serene e calme, la neve, specie quando non è troppo “vecchia” (emissività IR: 0,98–0,99), amplifica il raffreddamento radiativo poichè agisce contemporaneamente come corpo nero infrarosso e come isolante termico.
Il suolo perde energia molto efficacemente ma non riceve calore dal sottosuolo, il mixing è annullato e l’aria superficiale si raffredda per contatto, pertanto si manifesta una forte inversione termica in 50, massimo 100 m, portando a minime molto più basse rispetto a un suolo privo di neve.
Meno 13 gradi anche in pianura
Non a caso, sono state le aree ancora innevate e di pianura ad aver rilevato i valori più bassi, con variazioni anche di 5-6°C in meno rispetto a quelle non innevate.
Picchi più bassi tra imolese, faentino e lughese occidentale (fino a -10/-13°C nelle zone di aperta campagna; valori decisamente più contenuti nei centri urbani) che sono ragguardevoli anche in considerazione dell’epoca attuale. Temperature rilevate a modo eh, non lanciando un termometro nudo tra la neve. Attenzione però: non parliamo a sproposito di record, poiché essi restano molto, molto lontani. Sono quelli delle ondate di freddo del 1929, 1956, 1963, 1979, 1985, 1991 e 2012 per citare quelle major, ma tra gli anni ‘30 e gli anni ‘80, sono una miriade gli inverni con temperature minime assolute inferiori a queste.
Resta però una nottata gelida, su questo non c’è dubbio, o se vogliamo un breve tuffo nel freddo del passato.














