Di seguito riportiamo l’omelia pronunciata dal vescovo, monsignor Mario Toso, a Solarolo in occasione della messa del patrono San Sebastiano. Nella stessa celebrazione, sono state officiate le esequie per don Pietro Sangiorgi, morto domenica scorsa.
L’omelia
Cari fratelli e sorelle, signora Sindaca, reverendissimo signor Parroco, Consiglio amministrativo, comunità religiosa e comunità civile, convocati dal Signore Risorto, il Vivente, celebriamo San Sebastiano, patrono di questa città e venerato dalle nostre comunità. Non è un fatto casuale la scelta del Patrono della comunità civile e politica. Se questo è avvenuto vi sono certamente delle ragioni. C’è stato un momento storico in cui il comune di Solarolo ha scelto di avere come patrono san Sebastiano perché dev’essere parso ai più come il santo martire Sebastiano, credente tutto d’un pezzo, potesse essere modello di vita non solo per la comunità cristiana ma anche per la comunità civile. Chi dà la vita per la propria fede cristiana va considerato come punto di riferimento affidabile anche per la cittadinanza. Perché? Perché chi rifiuta i falsi dèi pagani – il potere per il potere, il primato del denaro sul bene comune, la tecnocrazia – ed è disposto a donare tutto sé stesso per Dio, vero e sommo, è capace di volere il bene comune, il bene di tutti. Proprio chi ama Dio al massimo grado è anche cittadino che serve nel miglior modo possibile la sua città. E ciò senza nulla togliere all’autonomia e alla laicità di essa. Anzi, potenziandole!
Ascoltando l’invito della Parola di Dio, la memoria di un grande martire della fede ci aiuta a vivere in maniera rinnovata il nostro tempo segnato da alcune sfide culturali e sociali senza precedenti. Basti pensare alla crisi demografica, alle ferite dell’alluvione, alle fatiche delle famiglie e dei giovani, alla solitudine degli anziani e al grido silenzioso dei poveri, all’inquinamento dell’ambiente e alle diseguaglianze sociali, all’integrazione socioculturale degli immigrati: tutte queste realtà non possono lasciare indifferenti. Le nostre città non sono luoghi anonimi, ma volti e storie da custodire come tesori preziosi.
Di Sebastiano sappiamo che aveva fatto carriera come soldato nell’esercito romano, arrivando fino a prestare il suo servizio nei pretoriani, la guardia dell’Imperatore. Avendo aiutato altri carcerati a non rinnegare la fede nel Signore, viene a sua volta condannato prima all’essere bersaglio delle frecce e poi flagellato a morte, durante le persecuzioni di Diocleziano.
«È meglio soffrire operando il bene, che facendo il male», è il grande annuncio dei martiri, poiché la speranza che è in loro e in noi non può essere messa a tacere. Questo è l’invito dell’Apostolo Pietro per ciascuno di noi: «adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi». Possiamo adorare, riconoscere l’amore del Signore solo se in noi abbiamo fatto esperienza della speranza nuova che proprio il suo intenso amore, mostrato sulla Croce, si dischiude per noi.
L’incontro con il Signore Gesù cambia la vita, realmente, concretamente. Nessuno può toglierci questa fede: Lui per primo ha sofferto, è morto ingiustamente sulla croce, perché la morte, l’inganno e la sofferenza non avessero l’ultima parola sulla nostra vita. La prima e ultima parola la deve avere sempre l’amore di Gesù Cristo. Un tale Amore, allo stato puro, ci insegna che il dono totale di noi stessi a Dio ci immette nel dinamismo trasfigurante che Egli ha impresso nell’umanità e nella storia. Con la sua Incarnazione ha donato all’uomo un cuore nuovo, capace di amare come Dio stesso, con Lui, per Lui. Sino alla Pasqua del mondo intero. Gesù Cristo trasforma radicalmente il rapporto dell’uomo con Dio. Sarà per sempre una relazione di amicizia. L’unica condizione della nuova alleanza è l’amore.
Fratelli e sorelle, Dio ci ama infinitamente, ci conosce come nessun altro, conosce anche i nostri limiti e quelle situazioni della nostra vita che non rispondono alla speranza che Lui ci ha donato. Ai suoi occhi noi valiamo, non solo più dei passeri, ma valiamo quanto il suo Figlio amato, poiché si è donato per noi, perché ricevessimo da Lui la vera vita.
A partire da questo annuncio di salvezza, che ci precede e ci è stato consegnato dai nostri genitori, dai nostri nonni, dai nostri catechisti, parroci, educatori nel cammino della fede, a noi è chiesto di dare nuove risposte, di «dare ragione» di questo amore. La fede che ci è consegnata deve crescere e maturare come il seme che produce molto frutto.
Abbiamo vissuto la Visita pastorale, abbiamo concluso l’Anno giubilare, ora siamo inseriti nell’Anno francescano a 800 anni dalla morte di San Francesco e nell’inizio del pontificato di papa Leone XIV: la Chiesa non smette di donarci occasioni per rinvigorire l’annuncio, la celebrazione e la testimonianza del Vangelo dell’Amore. L’Amore di Cristo dev’essere centrale nella nostra vita!
Oggi, nella prima lettura abbiamo ascoltato l’Apostolo Pietro. Ugualmente, possiamo ascoltare la voce del successore di Pietro, papa Leone XIV, che non smette di accompagnare e guidare la Chiesa nella sua missione. Recentemente, ai cardinali raccolti nel Concistoro straordinario, ha detto: «vogliamo essere una Chiesa che non guarda solo a sé stessa, che è missionaria, che guarda più in là, agli altri. La ragion d’essere della Chiesa non è per i cardinali né per i vescovi né per il clero. La ragion d’essere è annunciare il Vangelo dell’Amore a tutti. Di qui due piste di lavoro, due temi: a) Sinodo e sinodalità, come espressione del cercare come essere una Chiesa missionaria nel mondo di oggi; b) Evangelii Gaudium, annunciare la gioia del Vangelo, annunciare cioè il kerygma, il Vangelo con Cristo e il suo amore al centro. Questa è la nostra missione» (Leone XIV, Parole “a braccio” al termine della prima sessione del Concistoro Straordinario, 8 gennaio 2026). Ecco un bel programma non solo per il territorio e la parrocchia di Solarolo, ma per tutta la Chiesa.
Cara comunità di Solarolo, la vita e la morte dei martiri si inseriscono nella morte e nella vita nuova del Figlio di Dio: San Sebastiano ci vuole condurre a Gesù Cristo, al suo Amore. Mentre lo celebriamo come nostro patrono gli chiediamo di continuare a proteggere Solarolo e quanti vi abitano, nonché tutti coloro che operano a servizio della gente, delle famiglie, dei poveri, dei lavoratori, come forze della polizia locale, della Protezione civile, delle Confraternite della Misericordia. Il tesoro della fede che abbiamo ricevuto nel battesimo possa fruttificare, e ciascuno di noi possa testimoniare l’amore del Signore in ogni momento della vita, servendo la Chiesa e la comunità civile. Abbiamo un ricordo particolare per don Pietro Sangiorgi, che ha servito questo territorio e ci ha lasciati proprio domenica scorsa.
Mario Toso, vescovo














