Nella prima basilica degli Stati Uniti, a Minneapolis, ieri sera, con -12 di temperatura esterna, si sono ritrovati centinaia di cittadini per pregare per Alex Jeffrey Pretti, infermiere trentasettenne ucciso da colpi d’arma da fuoco esplosi, senza precisa ragione, da un agente della polizia di frontiera Usa

Meno 12 gradi, chiesa piena per Alex

Hanno sfidato il gelo, quello che taglia il respiro e indurisce le mani, pur di esserci. Domenica sera, con il termometro fermo a meno dodici gradi, centinaia di cittadini di Minneapolis hanno riempito la basilica di Santa Maria, la prima basilica degli Stati Uniti, per una messa e un momento di preghiera in memoria di Alex Jeffrey Pretti, infermiere trentasettenne ucciso da colpi d’arma da fuoco esplosi, senza precisa ragione, da un agente della polizia di frontiera Usa. 

Sciarpe strette al collo, cappelli calati sugli occhi, stivali da neve ancora bianchi di ghiaccio: così i fedeli si sono seduti nei banchi, brandendo l’arma fragile della preghiera per invocare consolazione per la famiglia di Alex e pace per una città attraversata da paura e tensioni a causa delle operazioni di deportazione messe in atto proprio dagli agenti dell’immigrazione.

Per Alex e per Renée

È una città ferita, quella riunita a Santa Maria, mentre in questo stesso mese, poco prima di Alex, ha perso la vita anche una giovane madre, Renée Good: entrambi cittadini americani, entrambi uccisi durante interventi delle forze per l’immigrazione. 

Queste morti sono ferite nel tessuto sociale e hanno acceso proteste diffuse in tutte le Twin Cities, con arresti durante le manifestazioni contro le azioni di deportazione e migliaia di persone scese in strada nonostante le temperature polari.

“Un po’ di calore in mezzo al freddo”

“Siamo qui per cercare un po’ di calore in mezzo al freddo, non solo del clima ma anche di ciò che stiamo vivendo come comunità”, ha detto nell’omelia padre Daniel Griffith, parroco e rettore della basilicaUn freddo che, ha spiegato, genera paura nei cuori non soltanto di chi si sente perseguitato, ma dell’intera città. Senza ignorare rabbia e disaccordi sulle politiche migratorie, il sacerdote ha invitato a non restare insensibili al dolore e a continuare ad agire come persone di pace e di legalità. 

Raccontando di quartieri della città attraversati nei giorni scorsi, il sacerdote ha ricordato le persone riunite attorno a falò improvvisati, con in mano candele accese agli angoli delle strade, mentre cantano “Questa piccola luce che è in me brilla”, nel bisogno di essere luce in mezzo all’oscurità.

L’arcivescovo di Minneapolis: “Niente pace senza odio e pregiudizi nei cuori”

Un appello alla moderazione e al dialogo è arrivato anche dal presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, l’arcivescovo Paul Coakley, che, richiamando le parole del Papa sul Vangelo come lievito di fraternità e pace, ha sottolineato la responsabilità delle autorità pubbliche nel tutelare la vita umana e l’urgenza di un confronto che rifiuti ogni forma di disumanizzazione. 

Anche l’arcivescovo di Minneapolis-Saint Paul, Bernard Hebda, è intervenuto invitando alla preghiera per Alex Pretti e per i suoi familiari, e a una riflessione profonda sulle tensioni che attraversano la comunità, ricordando che la pace non potrà essere ristabilita senza liberare i cuori da odio e pregiudizi.

Le promesse di Trump al Wall Street Journal

Il vescovo, nei giorni scorsi, aveva pubblicato un editoriale sul “Wall Street Journal” dove chiedeva a gran voce una seria riforma dell’immigrazione. Il presidente americano Trump, in una telefonata di domenica sera al giornale finanziario, ha assicurato che la sua amministrazione esaminerà la dinamica dell’incidente, già ampiamente travisato, e ha fatto intendere che presto gli agenti dell’Ice potrebbero lasciare la città.

Minneapolis piange e prega

Nel silenzio raccolto della basilica, mentre fuori il gelo stringeva la città, Minneapolis ha provato a fermarsi, a piangere e a pregare. Un gesto semplice e ostinato, come accendere una candela nel freddo, per non lasciare che la paura abbia l’ultima parola anche verso gli stessi agenti dell’immigrazione.

Maddalena Maltese, da New York (Agensir)