Una nota dell’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna (organo del Ministero) irrompe nel dibattito sulla valutazione scolastica e mette fine, almeno per ora, a una delle sperimentazioni didattiche più discusse degli ultimi mesi: il Periodo unico di valutazione (Puv), adottato, primo in città, dal liceo Torricelli-Ballardini.
La nota dell’Ufficio scolastico regionale e il nodo normativo
«Eventuali mancate suddivisioni dell’anno scolastico in periodi non sarebbero conformi al quadro normativo e regolamentare vigente». Una frase che pesa come un macigno, arrivata a sorpresa durante le vacanze di Natale e contenuta nel documento dell’Ufficio scolastico regionale per l’Emilia-Romagna, redatto nell’ambito dell’attuazione della Legge 1 ottobre 2024, n. 150, dedicata alla valutazione e al comportamento degli studenti. Nel testo si ribadisce l’obbligo della valutazione in decimi e si specifica che il collegio docenti «può deliberare, ai fini della valutazione degli alunni e unitamente per tutte le classi, la suddivisione dell’anno scolastico in due o tre periodi». Secondo l’interpretazione regionale, dunque, il periodo unico non rientrerebbe tra le opzioni regolamentari. Una lettura che entra in collisione con il percorso avviato al polo liceale faentino a ridosso della fine del quadrimestre, che in origine non avrebbe dovuto nemmeno esistere. Un passaggio che ha spiazzato docenti, studenti e famiglie, già tarati sull’intero anno scolastico come unico arco valutativo. Persone, dietro numeri importanti: 80 classi, circa 1.800 alunni, decine di consigli di classe da coordinare e una struttura organizzativa che rischia di essere messa alla prova.
Il periodo unico prevede l’abolizione di trimestre e quadrimestre e una sola valutazione a fine anno, data dallo scrutinio «anche se il percorso di apprendimento durante l’anno – spiega la dirigente scolastica del Torricelli – Ballardini, Paola Falconi – viene monitorato attraverso documenti di valutazione comunicati alle famiglie». Il liceo era stato la prima scuola in città ad adottare questa impostazione, al termine di un percorso lungo due anni di confronto all’interno del collegio docenti e con genitori e studenti. Una scelta condivisa a maggioranza e già adottata, come ricordato dalla dirigenza, da numerose scuole in regione e in tutta Italia. «Il periodo unico permette una distribuzione più omogenea del carico di lavoro e tempi più distesi. L’attenzione si sposta dal prodotto al processo, dalla performance al percorso di crescita – aveva spiegato a settembre la dirigente -. La valutazione formativa tiene conto del percorso, non di una media matematica». Per questo, già da tempo, al Torricelli è stata eliminata dal registro elettronico la media automatica dei voti, considerata «fonte di ansia e poco rappresentativa della reale crescita degli studenti». Alla base della scelta c’è anche una riflessione profonda sull’ansia da prestazione. «Il quadrimestre – spiega la dirigente – era stato eliminato per motivi didattici e tecnici. I ragazzi non vivevano serenamente nemmeno le vacanze di Natale, travolti dalle verifiche di inizio gennaio. Le pagelle arrivavano a fine febbraio, con pochissimo tempo per organizzare i recuperi». Con il periodo unico, invece, «si elimina la corsa al voto» e si favorisce una programmazione più distesa. «I ragazzi hanno iniziato a organizzarsi fin da subito – racconta – e anche per i docenti è stata l’occasione per sperimentare un modo diverso di lavorare».
La doccia fredda e la scelta di non rischiare
La nota dell’Ufficio scolastico regionale arriva però in ritardo e in corso d’opera «creando disorientamento tra ragazzi e genitori» spiegano i rappresentanti dei genitori. Che fare? La dirigente è netta. «Non mi assumo il rischio che vengano invalidati i voti dei ragazzi». Da qui la scelta di rientrare nella suddivisione formale dell’anno, trasformando i consigli di classe in scrutini e il documento di valutazione in pagella, senza però cambiare l’impianto pedagogico. Al centro del confronto resta l’interpretazione del “può” contenuto nella normativa. «Secondo l’Ufficio scolastico regionale – osserva Falconi – quel “può” significa che l’anno va comunque diviso». La dirigente sottolinea come, ad oggi, non le risultino ricorsi in Italia contro il periodo unico e rilancia la richiesta di un chiarimento nazionale. «Non si può dire no in Emilia-Romagna e sì nel resto d’Italia. La scuola è a gestione nazionale e ha diritto di sperimentare in ragione della legge sull’autonomia scolastica». Insomma, uno dei soliti pasticci all’italiana, dove la burocrazia schiaccia sperimentazione e progettualità.
La voce dei genitori: “Delusi, non dalla scuola ma dal sistema”
Anche i rappresentanti dei genitori esprimono apprezzamento per il percorso e forte delusione per l’interruzione improvvisa. «Il periodo unico era percepito molto positivamente da mio figlio, che frequenta la quarta – racconta una mamma –. Stava affrontando verifiche e valutazioni in maniera serena». Il cambio in corsa, imposto dalla nota regionale «ha riportato ansia e preoccupazione. Alcuni ragazzi sono andati in crisi. È stato veramente destabilizzante. Se siamo arrabbiati? Più che altro delusi – affermano i genitori –. Non dalla scuola, ma dal sistema. Interrompere una sperimentazione senza darle il tempo di arrivare in fondo è un boomerang per gli studenti». Il Torricelli-Ballardini, intanto, “obbedisce”, ma non rinuncia a chiedere chiarezza. «Le battaglie non si fanno sulla pelle degli studenti», ribadisce la dirigente. La scuola chiederà un approfondimento giuridico e un intervento del Ministero.
Barbara Fichera














