È curioso leggere sulle pagine de Il Piccolo un’analisi che sembra uscita piuttosto da un editoriale de L’Unità degli anni ’70. La tesi del dottor Apicella Binni è di una linearità quasi commovente: il Venezuela sarebbe un giardino dell’Eden vittima dei cattivissimi americani. Una narrazione d’altri tempi, che ignora la realtà di un Paese ridotto allo stremo da un sistema fallimentare. L’intervistato ci regala un dettaglio brutale: ammette di aver perso 30 chili per la fame. È la prova vivente del fallimento del “socialismo del XXI secolo”, eppure, con un equilibrismo logico degno di nota, Binni continua a difendere il regime che lo ha affamato. La colpa sarebbe dei “blocchi”, una tesi che ignora come l’iperinflazione e il collasso agricolo fossero già realtà conclamate quando le sanzioni erano ancora di là da venire. Nel frattempo, 8,5 milioni di venezuelani – un esodo che supera per dimensioni quello siriano – hanno scelto di non aspettare il prossimo calo di peso e sono scappati a piedi cercando dignità lontano da un governo che ha trasformato la nazione più ricca del Sudamerica in una mensa vuota.

L’argomento del “controllo del petrolio” tocca vette di comicità involontaria. Il Venezuela possiede le riserve di greggio più grandi del pianeta, eppure sotto Maduro è riuscito in un’impresa storica: importare la benzina dall’Iran. Il regime ha distrutto le raffinerie e svenduto l’oro a Teheran in cambio di carburante. Un “successo” gestionale che meriterebbe un premio, o forse solo un po’ di onestà intellettuale.

È affascinante la disinvoltura con cui si liquida il fatto che Maduro abbia, nei fatti, annullato le elezioni. Quando María Corina Machado stravince le primarie raccogliendo voti proprio nei quartieri popolari, il regime risponde con l’esclusione e gli arresti. Ma per Binni questa è “difesa della sovranità”. Una sovranità molto ospitale quando si tratta di accogliere consiglieri iraniani o offrire basi logistiche ai gentiluomini di Hezbollah. Probabilmente erano lì per un convegno sulla pace nel mondo e noi, distratti dall’imperialismo, non lo abbiamo capito.

Ma visto che siamo su un settimanale cattolico sarebbe interessante se si trovasse spazio ancora una volta per ascoltare i vescovi venezuelani. Loro, che vivono tra la gente che muore di stenti, parlano di un regime che calpesta la dignità umana. Ma forse, per certi analisti, anche la Conferenza Episcopale è composta da agenti della Cia sotto copertura.

Andrea Rava