Di seguito riportiamo la lettera giunta alla nostra Redazione il 16 gennaio. La riflessione arriva dopo la notizia di un’aggressione ai danni di un 14enne avvenuta in pieno centro
La lettera
Buongiorno, mi chiamo Mattia Bandini, ho 18 anni e sono un giovane faentino. Scrivo dopo aver letto con profonda preoccupazione la notizia dell’aggressione ai danni di un ragazzo di soli 14 anni, avvenuta lunedì pomeriggio in Piazza delle Erbe, da parte di una baby gang. Da giovane che vive quotidianamente Faenza, sento il dovere di dirlo con chiarezza: questo episodio non è un caso isolato, ma un frammento di una realtà molto più ampia. Episodi di bullismo, violenza e intimidazione sono sempre più frequenti e, troppo spesso, non vengono nemmeno denunciati. Il problema più grave, però, è un altro: ci stiamo abituando.
Sentiamo parlare continuamente di ragazzi che già alle scuole medie portano coltelli, di risse, di atti di bullismo sempre più violenti. Tutto questo non produce solo paura: produce una perdita concreta di libertà. Libertà di uscire serenamente, di muoversi senza timore, di vivere gli spazi pubblici senza dover valutare l’orario, il luogo o se si è soli. Quella che stiamo vivendo è una vera e propria escalation. Prima c’erano zone considerate “da evitare” – Parco Mita, Piazza Dante, Parco San Francesco. Poi è diventato normale non uscire da soli dopo il tramonto. Oggi arriviamo al punto che un ragazzo può essere aggredito in pieno centro, alla luce del sole.
Questo significa una cosa molto semplice e al tempo stesso molto grave: questa situazione sta riducendo concretamente la libertà dei giovani, a causa di una crescente mancanza di sicurezza. E quando un ragazzo di 18 anni deve chiedersi se è sicuro uscire di casa, qualcosa si è rotto. Non si può accettare che la paura diventi un’abitudine. La sicurezza non è un concetto astratto, ma la condizione essenziale perché ogni cittadino possa vivere la città in modo libero e sereno.
Mattia Bandini














