“Dobbiamo ancora realizzare più pienamente la riforma ecclesiale in chiave ministeriale e, dinanzi alle sfide odierne, siamo chiamati a rimanere attenti interpreti dei segni dei tempi, gioiosi annunciatori del Vangelo, coraggiosi testimoni di giustizia e di pace”.

Nuovo ciclo di catechesi

È la consegna a 60 anni dalla chiusura del Concilio di Leone XIV, che, in aula Paolo VI, nella prima udienza generale del 2026, ha inaugurato un nuovo ciclo di catechesi, dopo quello sul Giubileo inaugurato dal predecessore. Il ciclo è dedicato al Vaticano II attraverso la rilettura dei suoi documenti. “Riscoprire la bellezza e l’importanza di questo evento ecclesiale”, l’esordio dell’udienza, in cui il Papa ha definito il Concilio “la stella polare del cammino della Chiesa”.

Conoscere il Concilio nuovamente da vicino

“Come insegnava Benedetto XVI, “con il passare degli anni i documenti non hanno perso di attualità; i loro insegnamenti si rivelano particolarmente pertinenti in rapporto alle nuove istanze della Chiesa e della presente società globalizzata”. “Insieme all’anniversario del Concilio di Nicea, nel 2025 abbiamo ricordato i sessant’anni dal Concilio Vaticano II”, ha sottolineato Leone XIV, prendendo a prestito la definizione che san Giovanni Paolo II, alla fine del Giubileo del 2000, ne aveva dato: “La grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiato nel secolo XX”. 

Anche se il tempo che ci separa da questo evento non è tantissimo, è altrettanto vero che la generazione di vescovi, teologi e credenti del Vaticano II oggi non c’è più”, ha osservato il Pontefice: “Pertanto, mentre avvertiamo la chiamata di non spegnerne la profezia e di cercare ancora vie e modi per attuarne le intuizioni, sarà importante conoscerlo nuovamente da vicino, e farlo non attraverso il ‘sentito dire’ o le interpretazioni che ne sono state date, ma rileggendo i suoi documenti e riflettendo sul loro contenuto”.

Aprire le braccia verso l’umanità

“Quando il papa san Giovanni XXIII aprì l’assise conciliare, l’11 ottobre del 1962, ne parlò come dell’aurora di un giorno di luce per tutta la Chiesa”,  ha ricordato il Prevost. “Il lavoro dei numerosi Padri convocati, provenienti dalla Chiese di tutti i continenti, in effetti spianò la strada per una nuova stagione ecclesiale”, il bilancio di Leone XIV: “Dopo una ricca riflessione biblica, teologica e liturgica che aveva attraversato il Novecento, il Concilio Vaticano II ha riscoperto il volto di Dio come Padre che, in Cristo, ci chiama a essere suoi figli; ha guardato alla Chiesa alla luce del Cristo, luce delle genti, come mistero di comunione e sacramento di unità tra Dio e il suo popolo; ha avviato un’importante riforma liturgica mettendo al centro il mistero della salvezza e la partecipazione attiva e consapevole di tutto il popolo di Dio”.

Al tempo stesso, per Leone XIV il Concilio “ci ha aiutati ad aprirci al mondoe a cogliere i cambiamenti e le sfide dell’epoca moderna nel dialogo e nella corresponsabilità, come una Chiesa che desidera aprire le braccia verso l’umanità, farsi eco delle speranze e delle angosce dei popoli e collaborare alla costruzione di una società più giusta e più fraterna”.

Realizzare santità, non nuove strutture

“Grazie al Concilio Vaticano II, la Chiesa si fa parola; la Chiesa si fa messaggio; la Chiesa si fa colloquio – la citazione di Paolo VI – impegnandosi a cercare la verità attraverso la via dell’ecumenismo, del dialogo interreligioso e del dialogo con le persone di buona volontà”. Questo atteggiamento “deve caratterizzare la nostra vita spirituale e l’azione pastorale della Chiesa”, l’indicazione di rotta del Pontefice, che ha citato anche monsignor Albino Luciani, futuro papa Giovanni Paolo I, il quale, da vescovo di Vittorio Veneto, all’inizio del Concilio scrisse profeticamente: “Esiste come sempre il bisogno di realizzare non tanto organismi o metodi o strutture, quanto santità più profonda ed estesa. Può darsi che i frutti ottimi e copiosi di un Concilio si vedano dopo secoli e maturino superando faticosamente contrasti e situazioni avverse”.

Correre incontro al mondo per portarvi la pace

Riscoprire il Concilio, come ha affermato papa Francesco, ci aiuta a “ridare il primato a Dio e a una Chiesa che sia pazza di amore per il suo Signore e per tutti gli uomini, da lui amati”. Quanto detto da “san Paolo VI ai Padri conciliari al termine dei lavori, rimane anche per noi, oggi, un criterio di orientamento”, ha detto papa Leone: “egli affermò che era giunta l’ora della partenza, di lasciare l’assemblea conciliare per andare incontro all’umanità e portarle la buona novella del Vangelo, nella consapevolezza di aver vissuto un tempo di grazia in cui si condensavano passato, presente e futuro”, per rispondere all’”appello imperioso dei popoli a una maggiore giustizia, nella loro volontà di pace, nella loro sete cosciente o incosciente di una vita più alta: quella precisamente che la Chiesa di Cristo può e vuole dar loro”.

Oggi “anche per noi è così”, ha concluso il Pontefice: “Accostandoci ai Documenti del Concilio Vaticano II e riscoprendone la profezia e l’attualità, accogliamo la ricca tradizione della vita della Chiesa e, allo stesso tempo, ci interroghiamo sul presente e rinnoviamo la gioia di correre incontro al mondo per portarvi il Vangelo del regno di Dio, regno di amore, di giustizia e di pace”.

Michela Nicolais – Agensir