Di seguito riportiamo l’omelia del vescovo monsignor Mario Toso, pronunciata in occasione delle esequie di don Pietro Sangiorgi a Solarolo

L’omelia

Cari presbiteri, parenti, conoscenti di don Pietro, oggi affidiamo al Padre, fonte di ogni misericordia, il suo servo don Pietro Sangiorgi, presbitero della Chiesa di Faenza-Modigliana, in questa parrocchia di Solarolo, ove egli ha operato come stimato parroco di Gaiano e di Casanola. Lo facciamo nel silenzio grato della fede, nella preghiera, nella celebrazione dell’Eucaristia, Pasqua del Signore Gesù.

Incontrandolo qualche giorno fa a pranzo presso la casa del Clero di Faenza, gli dissi che mi sarei recato a Solarolo per la festa del Patrono san Sebastiano. Gli ho chiesto se desiderasse partecipare. Mi rispose di sì. Gli promisi che sarei passato a prenderlo per arrivare a tempo per la santa Messa. Presto fatto. Eccoci qui, con don Piero, ritornato a Solarolo, il giorno dopo la festa del Patrono.

Nella vita presbiterale di don Pietro mi ha sempre colpito la modalità del suo servizio, compiuto quasi in punta di piedi, senza la pretesa di doversi imporre a nessuno. E ciò rispetto alla comunità dei credenti, alle associazioni ma, soprattutto, rispetto al grande mistero che il Signore l’aveva chiamato a servire e ad annunciare. Più che la timidezza, prevaleva in lui la mitezza del cuore, un atteggiamento di contemplazione del mistero della redenzione che si espande in termini di libertà responsabile e di amore. Nel suo grande amore Dio parla agli uomini come ad amici (cf Es 33,11; Gv 15,14-15) e si intrattiene con essi (cf Bar 3,38), per invitarli e ammetterli alla comunione con sé.

Don Pietro ha vissuto il suo ministero con una delicatezza rara, consapevole che il mistero che siamo chiamati a servire non si impone mai. In lui prevaleva l’umiltà, l’ascolto. Non c’è stato in lui atteggiamento di pressione o di proselitismo. C’era, piuttosto, una fiducia profonda nella maturità delle coscienze, una pazienza che nasce dal senso dell’attesa, non dalla fretta di chi intende chiudere la partita a proprio favore. Egli sapeva di non essere il protagonista, ma il servitore di un’opera più grande, che il Signore stesso porta avanti nel segreto dei cuori.

La sua è stata una pastorale parrocchiale autentica, radicata nella vita quotidiana delle comunità che gli sono state affidate. Al centro di tutto l’Eucaristia domenicale, preparata e vissuta con grande attenzione, soprattutto nella liturgia della Parola. Per don Pietro la parola di Dio possiede sempre una dimensione rivelativa, che crea una relazione con l’altro. Parlando a noi, Dio ci rivela sé stesso come Alleato che ci invita all’amicizia con Lui. La prima attitudine da coltivare è, allora, l’ascolto, perché la Parola divina possa penetrare nelle nostre menti e nei nostri cuori; allo stesso tempo, siamo chiamati a parlare con Dio, non per comunicargli ciò che Egli già conosce, ma per rivelare noi a noi stessi.

Questa spiritualità eucaristica si è espressa in modo particolarmente forte nel suo impegno per la vita nascente. Negli anni di parrocchia a Gaiano volle istituire l’adorazione eucaristica continua per la vita nascente contro la piaga dell’aborto. Un gesto silenzioso, ma eloquente: stare davanti al Signore per custodire la vita più fragile, affidandola non a parole gridate, a ipocriti allarmi contro gli inverni demografici, ma alla forza della preghiera, all’amore vero per la vita.

Un tratto che molti ricordano con gratitudine è il tempo generosamente donato al confessionale. A Gaiano, a Casanola, e in tutto il vicariato, don Pietro è stato un sacerdote sempre disponibile ad ascoltare, ad accogliere, a rimettere al centro la misericordia di Dio. Anche qui, senza fretta e senza giudizio, ma con quella finezza d’animo che nasce dal rispetto profondo per il cammino di ciascuno.

Accanto all’Eucaristia, grande è stata la sua devozione mariana. Don Pietro ha amato la Madonna e ne ha trasmesso l’amore attraverso il culto mariano e la diffusione della preghiera del Rosario, che considerava una scuola semplice e profonda di contemplazione del mistero di Cristo. Alla Vergine affidava la sua vita e il suo ministero, certo che Maria accompagna sempre i passi dei suoi figli verso il Figlio.

Un aspetto forse meno visibile, ma decisivo, è stato il suo impegno nella formazione permanente. Don Pietro non ha mai smesso di studiare, di aggiornarsi, di confrontarsi con il pensiero teologico. Nella sua libreria si trovavano testi di grandi teologi, appunti e dispense di incontri frequentati anche a Bologna, quando ancora non esisteva la Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna. In questo riconosciamo il suo sincero sforzo di accogliere e vivere lo spirito del Concilio vaticano II, lui che si era formato al presbiterato prima del Concilio stesso.

Con la stessa fedeltà ha cercato di applicare, anche nelle piccole realtà parrocchiali di Gaiano e Casanola, le indicazioni del diritto canonico e della diocesi, con particolare attenzione al coinvolgimento dei laici nella pastorale. Credeva in una Chiesa dove ciascuno è chiamato a fare la propria parte, secondo il dono ricevuto.

Infine, portava nel cuore una grande preoccupazione per la formazione delle giovani generazioni. Sapeva che il futuro della Chiesa passa da questo snodo fondamentale, dall’accompagnamento paziente e serio dei giovani, aiutandoli a crescere nella libertà e nella responsabilità davanti a Dio.

Carissimi, affidiamo ora don Pietro al Signore che ha servito con fedeltà, discrezione e amore, lavorando in profondità, senza clamori, ma con costanza. Siamo certi che Colui che ha iniziato in lui quest’opera buona la porterà a compimento. E mentre lo consegniamo alla misericordia del Padre, chiediamo per noi la grazia di custodire ciò che ci ha lasciato: una fede umile, una Chiesa che ascolta, una pastorale che nasce dalla contemplazione e dal rispetto profondo del mistero di Dio e dell’uomo.

Mario Toso, vescovo