«La pace sia con te». È da questo saluto essenziale, evangelico, che prende avvio il Messaggio di papa Leone XIV per la 59ª Giornata mondiale della pace, e da qui anche la riflessione proposta dal vescovo di Faenza-Modigliana, monsignor Mario Toso, nella conferenza tenuta il 3 gennaio scorso alla Casa del Clero di Faenza. La riflessione e il confronto dedicato al tema della pace è stato promosso dalla Diocesi di Faenza-Modigliana e dalla Fraternità Francescana Frate Jacopa. La pace sia con te non è un semplice augurio, ma – ha spiegato il vescovo – una parola che cambia la realtà: «Questa è la Parola che non soltanto augura, ma realizza un definitivo cambiamento in chi la accoglie e così in tutta la realtà. “La pace sia con voi” è l’augurio mediante il quale i successori degli Apostoli danno voce ogni giorno e in tutto il mondo alla più silenziosa rivoluzione».

Papa Leone XIV ha voluto usare lo stesso saluto del Risorto anche il giorno della sua elezione, affacciandosi dalla loggia di San Pietro. Un gesto tutt’altro che formale, che – ha sottolineato mons. Toso – indicava con chiarezza «Gesù Cristo quale causa principale della pace nelle persone e nel mondo», in un tempo segnato da quella che papa Francesco aveva definito «terza guerra mondiale a pezzi», con oltre trenta conflitti ancora aperti. La pace, dunque, non come equilibrio precario tra potenze, ma come dono che nasce dalla Pasqua di Cristo. «È a partire dalla stessa pace di Cristo risorto – ha ricordato il vescovo –, la pace che egli realizza morendo sulla croce, vincendo la morte e abbattendo i muri di separazione fra gli esseri umani (cf Ef 2,14), che il pontefice porge sia gli auguri natalizi sia gli auguri di un anno nuovo di pace: il Natale di Gesù, infatti, è il Natale della Pace».

Verso una pace disarmata

Il cuore del Messaggio, e del commento di mons. Toso, sta qui: Gesù Cristo non solo annuncia la pace, ma la incarna. Una pace che non ha bisogno di armi per imporsi. «Al centro della storia, del nostro cuore, con l’incarnazione e con il dono del suo Spirito d’amore, si è posto Gesù Cristo: Egli è e propone una “pace disarmata”, per la vita di tutti». Una pace che affonda le sue radici nella creazione stessa, perché «tutto è stato creato per mezzo di Lui e in vista di Lui», e che trova nella croce e nella risurrezione il suo compimento. Per questo – ha insistito il vescovo – non si può parlare di pace senza prendere sul serio il mistero dell’Incarnazione: «Desideriamo davvero la pace? Guardiamo a Gesù Cristo. Facciamo nostro l’insegnamento dell’Incarnazione del Figlio di Dio. Prendiamo sul serio il mistero di Cristo fattosi uomo. Accogliamolo in tutta la sua ampiezza ed estensione. Non vanifichiamolo. Viviamolo in profondità, con realismo, non in astratto, in maniera folkloristica».

Assegnare il primato alla guerra, ha spiegato mons. Toso, significa andare contro la vocazione stessa dell’umanità: «Assegnare il primato alla guerra equivale a ignorare ciò per cui siamo stati creati e redenti. Significa, all’atto pratico, perseguire il progetto della distruzione dell’umanità e della terra». Da qui nasce una convinzione forte, che attraversa tutto il Messaggio di papa Leone XIV: la pace non è un’utopia irraggiungibile. «La pace non è impossibile, perché essa possiede il respiro dell’eterno, nel cui orizzonte ci ha introdotti definitivamente il Risorto».

Ed è proprio perché la pace è anzitutto un dono che abita l’uomo redento, ha concluso il vescovo, che essa può diventare anche responsabilità storica: «Prima di essere un cammino, una meta, la pace è una presenza a noi donata, trovata in noi, come principio primo che illumina, guida e sollecita le nostre scelte».

Il ruolo dei cristiani nel mondo

“Per i cristiani e per la Chiesa la pace è possibile – ha ricordato il vescovo -. Anzi doverosa. E ciò perché Cristo stesso ha proposto la via della pace disarmata, senza l’impiego delle armi e degli eserciti. Secondo l’insegnamento di Gesù sarebbe, dunque, possibile raggiungere la pace senza le guerre. Questo è un punto fermo, offerto dalla Rivelazione. I cristiani che, come è facile verificare sulla base delle statistiche odierne – peraltro citate da papa Leone XIV durante il suo recente viaggio a Nicea -, sono nel mondo più di due miliardi. Ciò dovrebbe rassicurarli di essere un numero non esiguo per contrastare – alleandosi a persone e a soggetti con il cuore pronto alla pace -, le teorie e le prassi della deterrenza nucleare. Questo è un altro punto fermo, offerto dalla ragione umana“.

Ampio spazio è stato dedicato al discernimento cristiano sulla violenza. Toso ha richiamato con forza un’affermazione netta: «Dire che Dio vuole la guerra e la violenza è bestemmiarlo». E ha ricordato le parole di papa Francesco: «Mai il nome di Dio può giustificare la violenza. Solo la pace è santa. Solo la pace è santa, non la guerra!». Il Dio rivelato da Gesù, ha spiegato il vescovo, «non è un Dio violento, un Dio della guerra santa», ma un Dio che si fa vicino come colui che «perdona, redime e umanizza».

Nonviolenza evangelica

La nonviolenza evangelica, però, non coincide con la passività. Gesù stesso, ha ricordato Toso, «alla violenza risponde con la nonviolenza», interrompendo la spirale distruttiva, ma senza rinunciare alla verità e alla giustizia. La croce diventa così il luogo in cui Dio «spezza il circolo vizioso della violenza», mostrando che la pace autentica passa attraverso il dono di sé.

Un passaggio centrale della conferenza ha riguardato il tema delle armi, in particolare quelle nucleari e i nuovi sistemi bellici. Riprendendo il magistero di papa Francesco, Toso ha ricordato come «l’uso dell’energia atomica per fini di guerra è, oggi più che mai, un crimine, non solo contro l’uomo e la sua dignità, ma contro ogni possibilità di futuro nella nostra casa comune». E ha messo in guardia dal rischio rappresentato dai sistemi di armi autonome, che «mancano della “esclusiva capacità umana di giudizio morale e di decisione etica”», rilanciando l’appello: «Nessuna macchina dovrebbe mai scegliere se togliere la vita a un essere umano».

La legittima difesa

Un tema che si intreccia alla nonviolenza è quello della legittima difesa. “Il diritto di legittima difesa – ha spiegato il vescovo – scatta quando la situazione aggressiva è estrema e ogni altra iniziativa di pacifica trattativa negoziale è fallita, ivi incluso l’effetto deterrente delle sanzioni economiche, mentre persone deboli e totalmente esposte continuano a cadere uccise o colpite sotto i colpi balistici o missilistici inferti con inaudita ferocia da impianti molto sofisticati”.

Nel contesto di una riflessione sul principio della legittima difesa (principio che nella confusione delle ideologie contemporanee sembra destituito di fondamento) il vescovo ha citato quanto ha recentemente affermato Sergio Mattarella in occasione della cerimonia per lo scambio di auguri di fine anno. Il Presidente della Repubblica ha rilevato che «la spesa per la difesa è “comprensibilmente poco popolare” ma “mai così necessaria”, specialmente in un contesto internazionale di nuovi e concreti rischi, evidenziando la necessità di strumenti efficaci per la sicurezza collettiva e la pace, anche per contribuire alla difesa comune europea e alla deterrenza, secondo le sue dichiarazioni durante gli auguri di Natale alle alte cariche dello Stato. La spesa per dotarsi di efficaci strumenti che garantiscano la sicurezza collettiva è sempre stata comprensibilmente poco popolare anche quando, come in questo caso, si perseguono finalità di tutela della sicurezza e della pace, nel quadro di una politica rispettosa del diritto internazionale. E tuttavia, poche volte come ora, è necessario. Anche per dare il nostro decisivo contributo alla realizzazione della difesa comune europea, strumento di deterrenza contro le guerre e, insieme, salvaguardia dello spazio condiviso di libertà e di benessere. Sicurezza nazionale e sicurezza europea sono oggi indivisibili, qualunque sia la prospettiva con la quale affrontiamo il tema della protezione della libertà e dello sviluppo delle nostre società».

“Dopo la lettura di quanto ha detto il Presidente Sergio Mattarella – ha commentato il vescovo – si può affermare che egli ha negato la prospettiva della costituzione di una difesa comune europea, in vista della dotazione di sufficienti strumenti per la difesa dei popoli europei? Si può cogliere una relazione tra quanto ha detto Benedetto XVI nel suo discorso del 2008 all’ONU e quanto ha affermato Sergio Mattarella a proposito della costituzione di una difesa comune europea? Il pacifismo di Sergio Mattarella è un pacifismo corazzato o un pacifismo realista?

Se vuoi la pace, prepara istituzioni di pace

Da qui l’invito a un cambio di paradigma: «Se vuoi la pace, prepara istituzioni di pace». Una formula che Toso ha rilanciato anche nella sua versione più ampia: si vis pacem, para civitatem. La pace, ha spiegato, va costruita sul piano spirituale, sociale, economico e politico, attraverso il rafforzamento delle istituzioni internazionali, il disarmo integrale – che non riguarda solo le armi ma anche la «psicosi bellica» – e la promozione di una democrazia più partecipativa e inclusiva.

Nel tempo della destabilizzazione globale, il vescovo ha infine richiamato l’urgenza di «contrastare gli atteggiamenti fatalistici» e di sostenere ogni iniziativa capace di tenere viva la speranza: dalla preghiera al dialogo ecumenico e interreligioso, dall’educazione alla pace alla partecipazione non violenta della società civile. Perché, ha concluso, «la pace non è impossibile, perché essa possiede il respiro dell’eterno», e può diventare storia concreta solo se le coscienze, prima ancora delle strutture, vengono disarmate.

Un messaggio che, nel cuore dell’anno giubilare e all’inizio del pontificato di Leone XIV, interpella anche la Chiesa di Faenza-Modigliana, chiamata a farsi – nelle parole del Papa – una vera “casa della pace”.

Samuele Marchi