Negli ultimi giorni dell’anno appena trascorso è giunta la notizia della morte di Ivo Patuelli, faentino doc, che però negli ultimi anni si era trasferito ad Ospedaletti, in Liguria.

Ivo era stato per tanti anni dipendente della Cassa di Risparmio di Faenza (ora Crédit Agricole) e, seguendo la sua indole sensibile e altruista, nel 1983 aveva fondato, insieme a don Remo Babini e ad altri, l’Avulss (Associazione di Volontariato nelle Unità Locali Socio Sanitarie) dedicandosi ad essa con incarichi di responsabilità ma anche spendendosi in prima persona per venire incontro a chi si trovava in situazione di bisogno. Alcuni soci ne ricordano ancora con commozione la capacità di ascolto, di condivisione e l’empatia che metteva a suo agio chi, spesso, faticava ad aprirsi e confessare il proprio disagio e le proprie difficoltà.

Al momento del pensionamento Ivo, che già coltivava interessi artistici ed umanistici, partecipò al corso di Scrittura Creativa della Libera Università per Adulti e, nel 2006 pubblicò il suo primo romanzo “Il tempo dell’uva salamanna” seguito poi da numerose altre pubblicazioni, tra le quali possiamo citare “I giorni verdi di Andrea“, “I giorni di un ritorno”, “La figlia del sarto” e varie raccolte di racconti. 

In occasione del trentennale dell’AVULSS Ivo mandò da Ospedaletti una sua riflessione sul periodo di servizio nell’associazione che ci piace condividere per ricordare una persona piena di umanità e dolcezza. 

Wilma Casadio

Riflessioni di un volontario Avulss sul suo servizio

Sono passati ormai trent’anni da quando provai l’impulso di dedicare un po’ del mio tempo alla causa del volontariato. Durante circa metà di questi anni mi sono trovato ad assolvere questo delicato e difficile compito, non so con quale risultato; per l’altra metà sto invecchiando e nel farlo mi volgo sempre più spesso indietro poiché avanti resta appena la speranza.

Purtroppo però anche nel ricordare non sempre riesco agevolmente: la memoria, come tutto il resto, è stanca. Sono gli oggetti che qualche volta mi aiutano. Sotto il paralume del mio comodino ho un centrino ricamato.

Il ricamo è chiaramente fatto a mano. Lo attestano le orlature irregolari del punto pieno nel raffigurare corolle di margherite e la traccia azzurra della matita nel delineare anticipatamente il disegno e che ancora compare a tratti sotto il trapunto.

Il tessuto delicato e trasparente di batista grigio-perla impreziosisce l’ornamento su cui si sono affaticati gli occhi glauchi e acquosi di una signora gentile che visitavo in quegli anni e che sono stati anche gli ultimi per lei. Mi pregò di accettarlo come ricordo del suo inestinguibile desiderio, ancora integro e vibrante, di donare, di donarsi nonostante le ormai limitate capacità fisiche.

Il pensiero che gli istanti terminali di una persona siano stati destinati a questo piccolo grande dono, che la luce estenuata di occhi dolci e gravi vi si sia consumata sopra, invece di rivolgersi nostalgicamente verso la natura, la bellezza dell’arte e del creato o verso i volti amati, me lo rende particolarmente caro ed ogni sera, quando lo sfioro con lo sguardo prima di addormentarmi, un po’ della tenerezza riconoscente che lo ha generato scalda il mio cuore e stimola il mio ricordo affettuoso.

Ecco che cos’è dunque stato per me il volontariato: una montagna di amore che si è riversato immeritatamente su di me, che mi ha aiutato a vivere e che ancora mi concilia con la vita e con Dio.”

Ivo