Il 1° gennaio la Chiesa ha celebrato la Giornata mondiale per la pace. Anche la Diocesi di Faenza-Modigliana si è unita in preghiera, con testa, cuore e mani. Dopo la camminata che dalla chiesa di San Francesco è arrivata in piazza del Popolo, è stata celebrata la messa in Cattedrale presieduta dal vescovo monsignor Mario Toso. Di seguito riportiamo l’omelia.
L’omelia
Oggi primo giorno dell’anno, la Chiesa celebra la solennità di Maria santissima, Madre di Dio. Con l’esaltare la sua divina maternità onoriamo Colei che con il suo sì ha permesso l’Incarnazione del Verbo. L’anno, dunque, si apre nel segno di Maria, Madre di Dio e Madre nostra, Madre della Chiesa, Madre di un’Umanità nuova. All’inizio di un nuovo anno la Chiesa ci invita a guardare al futuro che ci attende, mese dopo mese, giorno dopo giorno, come ad un tempo in cui il Figlio di Dio continua la sua incarnazione, per realizzare una nuova creazione. La sua incarnazione rivive e rigenera la prima creazione che, a causa del peccato di Adamo ed Eva, aveva iniziato una storia di indifferenza e di lontananza rispetto a Dio Padre. E con ciò stesso una storia di odi, di uccisioni, di confusione babelica dei linguaggi, di guerre, di morte fisica e spirituale, insieme a sofferenza, fatica e dolore; di rottura dell’equilibrio della natura, di una condizione di decadenza e di lotta costante per la sopravvivenza.
La solennità di Maria santissima Madre di Dio è stata associata da san Paolo VI alla Giornata mondiale per la pace. Il pontefice voleva che la Giornata mondiale della pace fosse celebrata, mediante la promulgazione di un Messaggio ben pensato e aderente alla situazione storica, capace di offrire linee programmatiche per l’impegno della costruzione pacifica di un mondo fraterno, giusto, ricco di armonia tra i popoli della terra. E ciò come partecipazione di tutti all’opera di incarnazione-redenzione del Figlio di Dio. Ossia come una giornata dedicata, da parte dei credenti e degli uomini di buona volontà, alla riflessione sul compito dell’instaurazione del Regno di Dio, ossia di un mondo pervaso e animato dall’amore di Cristo. Nella misura in cui i credenti riescono a far regnare tra loro l’amore del Figlio di Dio, la vita sociale diventa uno spazio di fraternità, di giustizia e di pace, di dignità per tutti.
Il Messaggio per la Giornata mondiale della pace del 2026 propone ai credenti e agli uomini col cuore aperto alla pace di immettersi nel fiume di luce e di energie nuove, prodotte dalla progressiva penetrazione dell’incarnazione di Cristo nella storia umana, secondo le direttrici di una pace disarmata e disarmante. Il Regno di Dio si diffonde nel mondo, a detta di papa Leone XIV, se si pone in atto la silenziosa rivoluzione derivante dalla non violenza scelta da Gesù Cristo. Egli disse a Pietro di rimettere la spada nel fodero (cf Mt 26,52). Muore sulla croce, realizzando in tal modo la pace, distruggendo l’inimicizia tra gli esseri umani (cf Ef 2,14-16). La sua morte in croce è denuncia e non accettazione passiva della violenza. È sollecitazione all’impegno nell’amore e nella giustizia.
È proprio in Gesù Cristo, che muore in croce con le braccia aperte sul mondo e perdonando i propri persecutori (cf Lc 23,24), che il progetto divino di un’umanità pacifica e non violenta si manifesta e si compie. Attraverso questo gesto sacerdotale, l’umanità è riconciliata con Dio, con l’Amore che redime, morendo e perdonando. È mediante il versamento del sangue di Gesù-uomo, nel quale la pienezza d’Amore si è compiaciuta di dimorare, che non solo l’umanità, ma tutte le cose in Lui ‒ come afferma san Paolo ‒, sono riconciliate (cf Col 1,20). Gesù abbatte il muro delle divisioni, unifica i popoli in un destino di pace, affratella in un solo corpo quelli che erano nemici (cf Ef 2,16; Rom 12,5).
Con il suo sacrificio, il Signore «ricrea» l’umanità, trasformandola da nemica, qual era divenuta in Adamo, in amica di Dio; mostra al mondo tutto l’impegno e la totale fedeltà del Padre al grande progetto di pace e di nonviolenza.
In breve, sin dall’inizio, il Messaggio di papa Leone XIV propone la dimensione cristologica della pace. Ovvero propone il modello paradigmatico del comportamento non violento di Cristo. Lui, che era stato contestato da Pietro, accetta di non reagire con la violenza. Piuttosto, accetta di morire, sale sulla croce, lotta con la sola forza dell’amore e della fedeltà alla volontà del Padre. In tal modo, diviene principio o modello esemplare di una pace disarmata, realizzata mediante una lotta per l’appunto disarmata.
Il mistero dell’incarnazione che ci mostra un Dio senza difese, mosso da una bontà disarmante – la bontà disarma! – è fondamento di una pace disarmante. Di questa parla la seconda parte del Messaggio per la Giornata mondiale della pace.
Qui Leone XIV indica alcune vie di realizzazione di una pace disarmante, che vanno perseguite specie con l’ausilio di processi formativi e educativi. Il pontefice propone innanzitutto la prospettiva di un disarmo integrale, comprensivo non solo della rinuncia agli armamenti ma soprattutto della psicosi o ossessione bellica. Questa va sostituita con il convincimento che la vera pace si può costruire nella vicendevole fiducia.
In secondo luogo, per conseguenza, propone che le religioni incrementino un servizio formativo dell’umanità che soffre per le guerre. Come? Vigilando sul crescente tentativo di trasformare in armi persino i pensieri e le parole. Favorendo, in particolare, il retto uso della ragione, coltivando una fraternità universale, che riconosce tutti come fratelli, non solo coloro che hanno una fede, legami di sangue ed etnici simili ai nostri. Superando, pertanto, la tentazione di trascinare le parole della fede nel combattimento politico, finendo per benedire il nazionalismo e per giustificare la lotta armata religiosa. Con ciò si cadrebbe in forme di blasfemia che oscurano in Nome di Dio.
In terzo luogo, il pontefice sollecita a coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso, l’incontro fra tradizioni e culture. In tutto il mondo è auspicabile che ogni comunità diventi una «casa della pace», ove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, ove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono, mediante una creatività pastorale attenta e generativa.
In quarto luogo, Leone XIV invita a prestare attenzione alla dimensione politica della pace disarmante, ossia, – in un contesto che richiederebbe non la delegittimazione, ma piuttosto il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali, il volere la pace preparando istituzioni di pace -, a incrementare la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale.
In quinto luogo, rimarca l’urgenza di abitare il nostro tempo, che è un tempo di destabilizzazione e di conflitti, contrastando atteggiamenti fatalistici, motivando e sostenendo ogni iniziativa spirituale, culturale e politica – non esclusa la legittima difesa, sulla base del diritto di bloccare con la forza la violenza aggressiva – che tenga viva la speranza, sviluppando società civili consapevoli, forme di associazionismo responsabile, esperienze di partecipazione non violenta, pratiche di giustizia riparativa su piccola e su larga scala.
Possa essere la pace frutto della presenza del Signore Gesù, accolto, celebrato, testimoniato, come stiamo facendo in questo momento. Maria, Madre di Dio, Madre del Principe della pace, ci aiuti. A tutti il saluto e l’augurio di Cristo risorto: «Pace a voi» (Gv 20, 19.21).
Mario Toso, vescovo














