Amica, confidente, compagna di scuola, insegnante, mentore, collega, dirigente scolastica, attivista nell’associazionismo, nella cooperazione, partecipe della vita spontanea di paese, della realtà ecclesiale come della società civile: Fedora Anforti è stata tutte queste cose insieme, così come pure madre e sposa premurosa e amorevole. Uno spettro identitario di impegni, interessi e, di riflesso, una prospettiva squisitamente al femminile, che il collante della scrittura, con tutto ciò che essa rappresenta, ora va a ripercorrere come in un diario, un taccuino, quello dei suoi tanti articoli inviati a Il Piccolo e a Il Filo del Mugello, da vari anni, quale corrispondente di zona, fino alla morte prematura, un anno e mezzo fa; e che la sensibilità di Rita Neri, curatrice dell’opera, che ha per titolo significativamente: “Fedora scrive”, torna a rendere disponibile alla comunità e al più vasto pubblico.

Per molti sarà una scoperta. Per tanti altri, un riascoltare la sua voce, il suo narrare. Sarà un riaffacciarsi del suo sguardo, della sua visione delle cose, arricchita di ulteriore e più profondo significato. Sarà un rileggere non solo sulla carta, quello che aspetta i tanti che l’hanno conosciuta ed apprezzata per la sua umanità, la sua intelligenza vivace e penetrante, la sua determinazione volitiva, la sua tensione morale e il senso di appartenenza alla comunità marradese, tanto da aver espresso e rappresentato autenticamente e originalmente la “marradesità”; ma sarà soprattutto un riandare della memoria a tanta vita di paese condivisa insieme e al suo rapporto coniugale e alla sinergia con il carissimo marito Paolo, già sindaco di Marradi, anch’egli scomparso recentemente, poco dopo di lei: la comunità marradese pare forse orfana di Fedora e Paolo, che quasi insieme l’hanno lasciata, così come lo sono senz’altro i loro amati figli, PierFrancesco e Giulio, ma a ben vedere, insieme, questi coniugi hanno lasciato piuttosto, non un vuoto, ma uno spazio: uno spazio si può abitare, misurare, percorrere.

Lo spazio che ci lasciano in eredità, quale partecipazione alla vita di paese è vasto e articolato, e si declina, si definisce innanzitutto a partire dalla cura delle relazioni. In particolare, lo sguardo di Fedora sul reale, sulle vicende concrete, qualunque cosa la impegnasse, dovunque fosse richiesta la sua disponibilità, era riconducibile al bene comune. Questo è quanto ci testimoniano i suoi numerosi e svariati articoli: la penna al servizio della comunità; l’esercizio dello scrivere insegnato nella scuola, ai bambini e speso a favore di tutti, nella stampa, con l’umile e paziente disposizione della maestra a trattare di ogni argomento, ogni materia, ogni fatto, con competenza, passione, discrezione, leggerezza. Gli articoli di Fedora hanno qualificato notevolmente la pagina marradese dei settimanali Il Piccolo e Il Filo del Mugello e ora la sua penna è nelle mani di chi vuole onorarne la memoria e ricalcarne le orme. Sono veramente tanti coloro che sono riconoscenti alla sua memoria: con le loro molte voci, quelle dei vari contributi che, nel volume rappresentano la comunità locale e non solo, e che illustrano la sua figura, questo libro restituisce e rende giustizia ad una donna che si è limpidamente concepita a partire dalla sua vocazione di sposa, madre e maestra: lo scrivere per lei è stato esercizio di sponsalità, intesa come appartenenza, maternità, intesa come donazione e tenerezza, insegnamento, inteso come autorevolezza. Ci manca la sua presenza fisica ma la sentiamo vicina ogni qualvolta decliniamo nel quotidiano, partecipazione, appartenenza e servizio.

L’evento il 25 gennaio

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Il libro “Fedora scrive” sarà presentato domenica 25 gennaio alle 17, alla sala del Centro studi campaniani “E Consolini”, in via Castelnaudary, 15, a Marradi: saranno presenti la curatrice Rita Neri, il sindaco di Marradi Tommaso Triberti e i vari estensori delle prefazioni nonché amici ed estimatori che hanno arricchito l’opera con le loro testimonianze. In questa occasione sarà possibile acquistare il libro il cui ricavato sarà interamente devoluto all’associazione Pro Joko di Marradi, a favore della popolazione Baka dell’est del Camerun. Questa associazione è nata a sostegno dell’opera di Rita Rossi, che di mestiere faceva l’ostetrica, missionaria marradese per oltre quarant’anni tra i pigmei, morta nel 2014. I pigmei, umiliati e sfruttati, sono il popolo della foresta, la popolazione che vive tra le foreste più devastate dagli interessi economici e dalle speculazioni, in Camerun. Joko, che in lingua Baka significa: bello, buono, santo, è la parola più rappresentativa dello stile di vita dei pigmei, delle scelte di Rita, e anche del pensiero guida capace di interpretare al meglio la memoria di Fedora.

Rita e Fedora, due donne marradesi ci parlano ancora.

Gianluca Massari