La chiusura temporanea a inizio anno del Bar Simbol di corso Garibaldi, è solo l’ultimo episodio di una situazione che da tempo accende il dibattito sulla sicurezza urbana a Faenza. Il provvedimento, disposto dal questore di Ravenna Gianpaolo Patruno ai sensi dell’articolo 100 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, ha imposto cinque giorni di stop all’attività, dopo una serie di controlli che hanno evidenziato la presenza abituale di persone pregiudicate e il verificarsi di risse e liti, in un caso tali da rendere necessario l’intervento del 118. Un atto forte, che ha suscitato reazioni contrastanti tra residenti e frequentatori della zona, ma che per l’amministrazione comunale rappresenta un segnale chiaro di attenzione verso un’area considerata da tempo sensibile. L’asse che comprende la parte finale di corso Garibaldi, piazza Dante e il Parco Mita è infatti indicato come uno dei principali punti critici sul fronte della sicurezza cittadina.
«Capisco che il comitato dei cittadini difenda il Bar Simbol – spiega l’assessore alla Sicurezza Massimo Bosi – ma l’azione del questore parte da una richiesta di maggiori controlli in quella specifica area da parte della Prefettura. Anche io, come loro, ho visto di persona la collaborazione da parte dei gestori del bar nel contrastare questo tipo di frequentazioni e prendo atto della decisione della Questura. Quello che però è più importante è che questo è un segnale di controllo del territorio».
Intervento urbanistici e rafforzamento degli strumenti di controllo
Un segnale che si inserisce in un quadro più ampio, fatto di interventi strutturali, prevenzione e coordinamento istituzionale. «Le principali criticità a Faenza si concentrano in zone ben precise – sottolinea Bosi – ed è lì che stiamo concentrando la maggior parte delle energie». In questi anni l’amministrazione ha puntato sulla riqualificazione degli spazi pubblici, a partire da piazza Dante, il cui progetto è in fase di completamento, fino al Parco Mita, dove sono stati investiti fondi significativi per nuove attività ludiche, una gestione condivisa degli spazi e un rafforzamento della videosorveglianza. «Resta il punto più delicato – ammette l’assessore – ma è anche quello su cui interveniamo con maggiore decisione». Accanto agli interventi urbanistici, il Comune lavora sul rafforzamento degli strumenti di controllo. «Per quanto riguarda la Polizia locale, su cui abbiamo competenza diretta, c’è una collaborazione costante con tutte le altre forze dell’ordine presenti sul territorio – spiega Bosi – e cerchiamo di fornire gli strumenti più adeguati possibili». Nei prossimi mesi è previsto un ulteriore potenziamento dei varchi elettronici. «Andremo a implementare i varchi targa, ne sono previsti 26 in più: in totale arriveremo a 70». Importante anche l’investimento sulla videosorveglianza: «In cinque anni e mezzo sono state installate circa 50 nuove telecamere nell’Unione, che oggi ne conta circa 220, di cui 120 solo a Faenza». A questi strumenti si affiancano le politiche di presidio e prevenzione sociale. Prosegue l’educativa di strada, attiva ormai da cinque anni, e da febbraio è annunciata l’introduzione degli street tutor nelle aree più sensibili, a partire proprio dalla parte bassa di corso Garibaldi.
“Mancano una ventina di agenti”
Resta però il nodo strutturale degli organici. «Se consideriamo il parametro di un agente ogni mille residenti – evidenzia l’assessore – dovremmo avere 88 operatori di Polizia locale, ma oggi ne abbiamo 69. Ne mancano quindi una ventina». Una carenza condivisa da molti territori e aggravata dai vincoli normativi sulle assunzioni. «Abbiamo chiesto il supporto della Regione e di Anci per sbloccare un maggior numero di dipendenti, ma al momento non sono previste nuove assunzioni». Una possibile soluzione, ancora tutta da valutare, riguarda una diversa distribuzione del personale: «C’è l’ipotesi di ridurre gli organici amministrativi con i pensionamenti per rafforzare quelli operativi, ma questo comporterebbe un indebolimento di altri servizi». In questo contesto, la chiusura del Bar Simbol diventa così la punta di un iceberg che racconta una città impegnata a tenere insieme sicurezza, vivibilità e diritti. «L’ordine pubblico è in capo allo Stato – conclude Bosi – ma come Comune siamo al fianco delle istituzioni competenti, con l’obiettivo di rendere gli spazi urbani più sicuri e più vivibili. È una sfida complessa, che richiede tempo, risorse e un lavoro quotidiano sul territorio».
Vincenzo Benini














