Ascolto, rispetto e aiuti concreti: sono questi i pilastri su cui si fonda l’attività del Centro di Aiuto alla Vita di Faenza, una realtà che dal 1982 accompagna donne e famiglie in uno dei momenti più delicati delle loro vite. Fondato nel 1982 e con sede in Corso Mazzini 150, il Centro di Aiuto alla Vita di Faenza opera su tutto il territorio della diocesi di Faenza-Modigliana, offrendo supporto alle donne che affrontano una gravidanza inaspettata o una maternità segnata da difficoltà economiche, abitative o relazionali. «Le donne che si rivolgono a noi sono spesso immigrate, con difficoltà di inserimento abitativo ed economico-lavorativo. In queste condizioni, la prospettiva di una nascita diventa un passaggio estremamente delicato», sottolinea la presidente Anna Lisa Celestini. Nel 2025 il Cav ha seguito circa 300 famiglie, realizzando 986 interventi complessivi. L’85% delle famiglie assistite è di origine straniera, con una prevalenza di Marocco, Nigeria e altri Paesi africani, oltre a nuclei provenienti da Perù, Europa Orientale, Bangladesh e alcune famiglie italiane. Nel 2025, a Faenza, sono nati in tutto 332 bambini: 31 di questi sono figli di mamme seguite dal Cav. «Ogni bambino nato all’interno delle famiglie che accompagniamo – racconta Celestini – riceve un corredino completo, vestiario, ma anche passeggini, lettini, attrezzature per bimbi, buoni spesa per acquisto latte, pannolini e alimenti». Il sostegno non si ferma alla nascita. «Nel nostro centro seguiamo i bambini fino ai 10 anni, fornendo abbigliamento, materiale scolastico e beni per la crescita».
Prevenzione dell’aborto: ascolto e rispetto

«La prevenzione dell’aborto volontario è parte della nostra missione – chiarisce la presidente – ma oggi i tempi sono spesso troppo rapidi, soprattutto con l’aborto farmacologico. Quando una donna arriva da noi, però, trova ascolto, rispetto e riservatezza. Non convincere, ma ascoltare, è il nostro primo compito. La decisione finale, qualunque essa sia, spetta sempre alle donne, che accompagniamo anche in caso di interruzione volontaria di gravidanza». Ormai, tuttavia, è rarissimo che si rivolgano al Cav gestanti disperate che vedrebbero come unica alternativa l’aborto. Normalmente si tratta invece di madri decise a portare a termine una gravidanza, o che hanno da poco partorito, ma hanno bisogno di alloggio, lavoro e sostegno per crescere il loro bambino. Qualche caso però arriva. “Una ragazza con una bimba piccola si è trovata incinta e non aveva un’abitazione adeguata. Per questo voleva abortire – racconta Celestini -. Siamo riuscite a trovare una sistemazione e il bimbo nascerà tra qualche mese. Altre volte sono motivi economici che portano a voler interrompere la gravidanza. Grazie ai nostri progetti riusciamo a supportare queste situazioni”. Il Cav di Faenza opera in stretta collaborazione con servizi sociali, Caritas, Papa Giovanni XXIII e altre realtà del territorio. Le volontarie attive sono una quindicina. «Non abbiamo una casa di accoglienza – conclude Celestini – ma lavoriamo in rete per ottimizzare gli aiuti e non lasciare nessuno solo».
Barbara Fichera














