«L’Epifania è la manifestazione del Signore Gesù agli uomini e ai popoli della terra». Da questa affermazione, posta all’inizio dell’omelia in Cattedrale, il vescovo monsignor Mario Toso ha guidato i fedeli a rileggere il senso profondo della festa: Cristo come luce che viene ad abitare nella storia e nel cuore dell’uomo. «Il Verbo, che era Dio ed era presso Dio, con la sua nascita tra noi, in noi, si manifesta come Luce… Venendo ad abitare in mezzo a noi, in noi, diventa la “luce degli uomini”». Una luce che non resta esterna, ma tocca le profondità dell’esistenza. Il vescovo ha ricordato come Cristo sia «profondamente radicato nel mondo, in particolare nell’animo umano» e come in ogni persona esista «la coscienza del suo essere in noi», riprendendo la grande tradizione dei maestri della fede.
A partire dalla figura dei Magi, monsignor Toso ha offerto una lettura fortemente attuale. Quegli uomini, ha spiegato, «furono uomini che ebbero il coraggio e l’umiltà della fede, un cuore proteso a Dio». Un’immagine che interpella in modo particolare l’Occidente di oggi, descritto come un mondo che «mostra molteplici segni del suo tramonto». «Noi, cristiani del mondo occidentale… dobbiamo riscoprire l’anelito verso Gesù Cristo. Egli è il motivo ultimo del nostro essere persone nuove, ricche di speranza, aperte al futuro, portatrici di vera rinascita».
Il vescovo ha quindi indicato una delle ferite più profonde del tempo presente: la perdita dell’identità. «Spesso ci troviamo a considerare come siamo divenuti soggetti privi di fiducia nella vita, perché prima abbiamo perso la nostra identità. Non crediamo più di averne una». Da qui lo smarrimento, «in balia di culture fluide, artificiali, senza radici», e l’incapacità di proporre «prospettive, progettualità che abbiano un senso compiuto». In questo contesto, monsignor Toso ha lanciato un monito chiaro: «Se non ritroveremo la nostra identità cristiana, che lievita la nostra libertà responsabile, non supereremo il disorientamento e il nihilismo in cui ci troviamo immersi. Saremo dei rassegnati. La nostra sete di Dio si affievolirà».
Al centro della riflessione anche il tema del coraggio, ripreso da un’ampia citazione di Benedetto XVI sull’Epifania. «Ci voleva del coraggio – scrisse Benedetto XVI – per accogliere il segno della stella come un ordine di partire, per uscire verso l’ignoto, l’incerto… La ricerca della verità era per loro più importante della derisione del mondo, apparentemente intelligente». Parole che, secondo il vescovo, parlano direttamente al compito dei cristiani di oggi.
Un compito che non è senza attriti. «L’umiltà della fede… si troverà ripetutamente in conflitto con l’“intelligenza dominante”», ha detto, osservando come «l’agnosticismo oggi largamente imperante ha i suoi dogmi ed è estremamente intollerante nei confronti di tutto ciò che lo mette in questione». Per questo «il coraggio di contraddire gli orientamenti dominanti è oggi particolarmente urgente per i credenti e per i Vescovi». Un coraggio che, ha precisato, non è aggressività, ma capacità di «tenere testa, con la forza della fede e della ragione, con il vigore di un amore pieno di verità». Monsignor Toso non ha nascosto che chi annuncia il Vangelo deve aspettarsi anche incomprensione e rifiuto. «Se non cessiamo di annunciare in modo udibile e comprensibile il Vangelo… dobbiamo attenderci di essere ripetutamente ignorati, derisi, se non disprezzati». Ma ha ribadito con forza che «l’approvazione delle opinioni dominanti… non è il criterio a cui ci sottomettiamo. Il criterio è il Signore stesso».
Infine, tornando ai Magi, il vescovo ha consegnato un’immagine luminosa: «Come pellegrini della fede, i Magi sono diventati essi stessi stelle che brillano nel cielo della storia e indicano la strada». E citando san Paolo ha ricordato che i cristiani sono chiamati a «risplendere come astri nel mondo». L’invito conclusivo è stato chiaro: «Diventiamo astri che precedono gli uomini e indicano loro la via giusta della vita». Affidando tutti a Maria, ha chiesto che «mostri Gesù Cristo anche a noi e ci aiuti a essere indicatori della strada che porta a Lui».














