La strada verso le Comunali 2026 a Faenza è ormai imboccata. Mancano circa quattro mesi al voto e, anche se la campagna elettorale vera e propria deve ancora entrare nel vivo, i primi tasselli sono già sul tavolo. Nomi, posizionamenti, strategie possibili. E, sullo sfondo, una città che arriva a questo appuntamento segnata da anni complessi.

A oggi, il quadro dei candidati è già piuttosto definito. Il centrosinistra ha ufficializzato la ricandidatura del sindaco uscente Massimo Isola, che dovrebbe vedere a proprio sostegno il Partito Democratico, Faenza Cresce, il Movimento 5 Stelle, una lista di sinistra animata da diverse realtà progressiste locali, una possibile ulteriore lista centrista. Sul fronte opposto, il centrodestra si presenta diviso: Gabriele Padovani corre con Area Liberale; Claudio Miccoli è il candidato sostenuto da Lega e Forza Italia. Giuseppe Apicella Bini è invece il nome scelto da Potere al Popolo. Resta, per ora, in silenziosa attesa Fratelli d’Italia, primo partito a livello nazionale, che non ha ancora sciolto le riserve, pur rappresentando circa metà del consenso dell’area politica di centrodestra.

I temi: alluvione e non solo

Sarà una campagna breve, concentrata in pochi mesi. In scenari di questo tipo, un primo fattore pesa più di altri: la notorietà. Massimo Isola, sindaco dal 2020 e precedentemente vicesindaco dal 2010, e Gabriele Padovani, presenza costante da oltre un decennio nel dibattito pubblico cittadino e già candidato alle Europee nel 2019, partono avvantaggiati sul piano della conoscibilità. Claudio Miccoli, geologo ed ex dirigente regionale, è noto recentemente soprattutto negli ambienti tecnici legati alla gestione del territorio e del post-alluvione, ma meno al grande pubblico.

Il tema dell’alluvione sarà uno dei fili conduttori. Ma non l’unico, e forse nemmeno quello decisivo per tutti. I dati elettorali degli ultimi anni (europee e regionali ’24) non lo indicano come decisivo in città, non avendo inciso sui risultati complessivi. Questo non riduce il peso politico della ferita, ma suggerisce che una campagna interamente ed esclusivamente giocata su un solo tema rischia di non parlare a tutta Faenza.
Sul piano degli schieramenti, la frammentazione del centrodestra rappresenta uno degli elementi più delicati. Diversamente dal 2015, quando il fronte “anti-Malpezzi” era affollato e plurale (il Movimento 5 Stelle e la sinistra faentina esprimevano Massimo Bosi e Edward Necki come proposte alternative), oggi le candidature sono meno numerose e concentrate in una determinata area politica. Area Liberale mantiene un proprio spazio elettorale consolidato; Lega e Forza Italia provano a ricompattare l’area, Fratelli d’Italia non ha ancora chiarito se e come scendere in campo, mentre l’ex consigliere di maggioranza, Alessio Grillini, fa intuire di voler essere della partita. Una lettura che lascia intravedere una possibile strategia: misurare i rapporti di forza al primo turno con un gran numero di liste e candidature e provare poi una ricomposizione, nel caso, in vista del ballottaggio. Ma il ballottaggio, appunto, bisogna prima conquistarlo.

In questo quadro, un ruolo non secondario lo giocheranno le liste e la soglia di sbarramento. Il 3% è la linea di galleggiamento: sotto, si resta fuori dal Consiglio comunale; sopra, si entra e si partecipa alla distribuzione dei seggi di minoranza. Per le diverse anime del centrodestra il rischio di passare dal sogno ballottaggio all’esclusione dal consiglio è sottile.

Samuele Marchi