Dal 2008 al 2015, anno della morte, don Bruno Maglioni ricoprì l’incarico di amministratore parrocchiale di Lutirano, secondo la formula canonica che i vescovi utilizzano ormai di prassi stabilmente, per le piccole parrocchie.

Una comunità piccola ma dal territorio molto vasto

Il vescovo mons. Stagni volle così provvedere ad una delle più esigue comunità della sua diocesi, di appena poco più di un centinaio di fedeli, seppur vastissima territorialmente: si estende infatti dal confine del comune di Marradi con Modigliana, al confine con San Benedetto in Alpe. La sede era rimasta vacante dopo la malattia improvvisa di don Giorgio Niccolini, colpito da ictus, che trovò in don Bruno, un successore operoso e lungimirante.

Nel 2008 don Bruno compiva ben ottantaquattro anni, e questo avrebbe suggerito il meritato riposo, dopo già sessantadue anni di ministero presbiterale, vissuti interamente ed intensamente a Modigliana, al servizio della comunità ecclesiale e civile, quella cittadina e quella diocesana, nella quale era stato iniziatore e quasi riferimento unico, grazie ai rilevanti ruoli istituzionali esercitati, di innumerevoli attività pastorali e di promozione umana, culturale e sociale.

Dopo anni di servizio a Modigliana don Bruno Maglioni si impegnò anche a Lutirano

Ma non fu così: don Bruno non andò in pensione e a Lutirano venne volentieri per lavorare alacremente, come era prevedibile, da parte di tutti coloro che lo avevano conosciuto.

Don Bruno Maglioni al lavoro per il futuro della Valle Acerreta

Gli ultimi sette anni della sua lunga esistenza, conclusasi a novantun anni, nel 2015, nonostante l’incipiente e inesorabile malattia lo limitasse e indebolisse, furono spesi anche in vista del futuro di questa minuscola realtà comunitaria periferica, che è la Valle Acerreta, consentendole la prima esperienza concreta di Unità pastorale, nonché di comunione ecclesiale.

Mentre ormai abitava solo, a San Domenico, la parrocchia della città vecchia di Modigliana, in quella casa canonica dove tanta vita cittadina era passata, spesso si recava a Lutirano, oltre che alla domenica per presiedere la messa festiva, e pianificava i lavori di restauro delle strutture ecclesiastiche presenti sul territorio, nella sua doppia veste di amministratore parrocchiale e presidente dell’Istituto Diocesano di Sostentamento del Clero.

I lavori di restauro delle strutture ecclesiastiche

Un duplice provvidenziale munus per il quale, l’ex casa canonica di Abeto, la casa canonica di Lutirano e l’ex casa del beneficio parrocchiale, hanno ritrovato vita, a servizio della comunità locale e diocesana. L’ex casa canonica di Abeto è infatti divenuta una spaziosa residenza per campi scuola, così come pure la casa dell’ex beneficio parrocchiale di Lutirano, mentre la casa canonica è stata riqualificata, anche in funzione di servizi alla comunità, garantiti da una convenzione con il comune di Marradi, che egli stipulò, e che è attualmente in atto.

Una convenzione con il comune di Marradi per garantire servizi alla comunità

Grazie a questa convenzione, i locali a piano terra hanno potuto ospitare in tutti questi anni, l’ambulatorio medico, la costituzione del Seggio elettorale, all’occorrenza, ed espletare funzioni di sala riunioni polivalente, mentre al piano superiore è stato realizzato un appartamento tutt’ora a disposizione della parrocchia e abitato dal diacono.

Uno sguardo unificante

Don Bruno, evangelicamente amministratore fedele e saggio, secondo una visione pragmatica e lungimirante, di ampio respiro, ha dispensato opportunamente e fatto fruttificare i beni a lui affidati. Ha riconosciuto la necessità di uno sguardo unificante, tipica di una piccola realtà e si è adoperato in vista del futuro.

Il terremoto del 2023

Se oggi la comunità della Valle Acerreta può contare su strutture moderne e funzionali, a servizio di tutti, lo deve a mons. Bruno Maglioni. Questi edifici, e soprattutto le chiese del territorio: a Lutirano, Badia e Abeto, hanno subito danni durante il terremoto del 2023, e sono divenute inagibili; ma la sollecitudine della comunità diocesana, per espressa volontà del vescovo Mons. Toso, ne sta rendendo possibile il recupero, almeno per quanto riguarda la chiesa parrocchiale del capoluogo e il consolidamento esterno di Abeto: sono infatti in fase di esecuzione i lavori di restauro.

Costruire sulle fondamenta poste da don Bruno

Sicuramente ogni buon intervento a favore di questi luoghi, che sono espressione di una consapevolezza nuova del tempo presente e delle prospettive future, dopo anni di disorientamento generale e, di riflesso, anche ecclesiale, dovuti al repentino ed epocale, se non drammatico spopolamento della montagna, visto come inesorabile e irreversibile, è un costruire sulle fondamenta che l’opera di don Bruno ha contribuito a porre, sia in senso materiale, che immateriale.

L’intervento di don Bruno a favore dei lavori di restauro dell’eremo di Gamogna

Un ulteriore capitolo meriterebbe di essere trattato considerevolmente, ed è quello che riguarda l’intervento di don Bruno a favore dei lavori di restauro dell’eremo di Gamogna, che ha richiesto notevoli risorse umane ed economiche ma che ha pure giustamente restituito un patrimonio millenario inestimabile di spiritualità e cultura, che vanta in San Pier Damiani il suo fondatore.

Accanto al lavoro di un pioniere come don Antonio Samorì, Gamogna ha beneficiato anche del lavoro di un uomo delle istituzioni, come don Bruno Maglioni: due polmoni e un unico respiro; messaggio e struttura in un rapporto creativo e dialettico, il cui frutto è sotto gli occhi di tutti.

Anche la presenza del diacono permanente in una parrocchia senza parroco residente, come lo è Lutirano (e come lo saranno tante altre ben più popolose, in un prossimo futuro), e cioè del sottoscritto, nella fattispecie, è una realtà, un’esperienza della quale essere riconoscenti a don Bruno, che ha disposto di buon grado, il restauro dell’alloggio necessario, creando le condizioni perché questa abitazione fosse fruibile e dignitosa.

L’impostazione data da don Maglioni consentirà il permanere di una comunità cristiana

Altresì, in vista di un futuro, ipotetico e di un ulteriore riassetto del territorio, che non preveda più il sussistere di una parrocchia in loco e di una comunità eucaristica, l’impostazione data da don Maglioni e confermata dai suoi successori, consentirà il permanere di una comunità cristiana facente riferimento ad un capoluogo vicino, ma provvista in sede di alcuni servizi religiosi di ordine liturgico e pastorale, tali da rappresentare una vita autonoma seppur non avulsa ed autoreferenziale, ma piuttosto ben coordinata in un più ampio contesto che valorizzi la capillarità comunitaria e quindi ministeriale.

Il piccolo universo della Valle Acerreta

E questo è assolutamente congruo con il carattere omeostatico di autonomia e spiccata identità locale, del territorio aceretano, pur nella esiguità anagrafica. Un territorio che Fedora Anforti, anch’essa aceretana d’origine, di cui ieri si è presentata a Marradi, ad un anno e mezzo dalla morte, la raccolta degli articoli pubblicati su il Piccolo e Il Filo del Mugello, definiva argutamente: “Il piccolo universo della Valle Acerreta“. Un tempo si sarebbe cercato di mantenere a oltranza lo status quo di parrocchia e infine, trasferita altrove ogni attività, in toto e senza alcuna gradualità, tranne la festa patronale, nella migliore delle ipotesi.

Ora si cerca di valorizzare e responsabilizzare una piccola comunità di laici che costituisca anche un’equipe pastorale, che si ritrovi per pregare, amministrare, organizzare, collaborare, con l’animazione di una figura ministeriale, e affidando al presbiterato il fare sintesi e il presiedere, piuttosto che la supplenza.

Don Bruno a Modigliana ha rappresentato un’epoca

Don Bruno a Modigliana ha rappresentato un’epoca: la sua figura, con il trasferimento dell’intera famiglia Maglioni da Premilcuore a Modigliana, riflette le dinamiche di una civiltà appenninica, le cui direttrici viarie non erano ancora giocoforza, quelle della pianurizzazione; quando la diocesi di Modigliana era per gran parte della Romagna – Toscana, il contenitore dell’unità territoriale, e un ragazzo di Terra del Sole poteva trovarsi in seminario con uno di Marradi, rimanendo tra i monti o addirittura risalendoli.

Don Maglioni ha attraversato con versatilità la dimensione popolare del suo tempo

Don Bruno ha saputo interpretare i ruoli istituzionali e ha attraversato con versatilità la dimensione popolare del suo tempo, rendendo presente la Chiesa nella società, rimboccandosi le maniche, dando sempre risposte fattive e concrete, assorbendo senz’altro l’odore delle pecore. È stato Cancelliere della Curia e Segretario vescovile, Canonico della cattedrale, insegnante in seminario e nelle scuole statali, parroco, promotore di attività culturali, sociali, ricreative e folcloristiche. A lui si sono affidati in tanti, anche per un lavoro, nel dopoguerra, e hanno trovato un valido aiuto. Tantissimi, se non tutti, sono stati in vacanza con lui in Valle d’Aosta. Ha fondato un circolo, istituito un rione, animato una università degli adulti. Ha promosso il calcio come sport popolare, la sagra di quartiere, così come vita rionale, e tante altre realtà, in un tempo in cui il rapporto popolare tra Chiesa e società è cambiato e lo ha portato ad evolversi. E si è evoluto così come si è declinato nell’ultima stagione della sua lunga esistenza e del suo prolifico ministero presbiterale, di cui Lutirano ha beneficiato.

Nessun atteggiamento di rimpianto, nessuno sguardo indietro

Il futuro non si pianifica, si fa avanti. Il presente non va deprecato, ma attraversato. Il nuovo non sorgerà certamente nelle forme che un senso di mancanza suggerisce al nostro desiderio”. Queste parole del teologo Giuliano Zanchi, paiono aver ispirato l’opera avveduta e previdente di don Bruno Maglioni in Valle Acerreta. Nessun atteggiamento di rimpianto, nessuno sguardo indietro: una pastorale di conservazione ha connotato nel tempo i nostri luoghi, ma non può più essere una risorsa per il futuro.

Gianluca Massari