La Giornata per la Pace del primo gennaio del 2026 aveva come titolo: La pace sia con tutti voi: verso una pace “disarmata e disarmante” scelto per l’occasione dal Papa. In quel giorno, nella nostra Regione, da Piacenza a Rimini, si sono svolte decine di iniziative simultanee, coordinate per il secondo anno consecutivo dalla Rete Pace e Nonviolenza dell’Emilia-Romagna. A Faenza, ha aderito la Rete Overall Rete Multiculturale aggregando una ventina di associazioni locali che, come l’anno scorso, hanno organizzato una Camminata per la Pace e distribuito il Messaggio papale.
L’iniziativa è stata preceduta nella chiesa di San Francesco da alcune testimonianze. Stefano Folli, dell’Ordine francescano secolare, ha ricordato vari episodi e insegnamenti del Santo di Assisi, a 800 dalla sua morte. Anche molti contemporanei faentini e dei dintorni ne divennero seguaci a tal punto che, in obbedienza alla Regola da lui stabilita, rifiutarono di armarsi e seguire in guerra il locale Podestà. Il Papa di allora, Onorio III, li prese sotto la sua protezione e l’ebbero vinta. Successivamente, si è ascoltato il racconto della nascita della Legge n. 185 che regola in Italia “l’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”. Furono le riviste “Nigrizia”, dei missionari comboniani e “Missione Oggi” dei saveriani, allora diretta dal brisighellese padre Eugenio Melandri insieme a Pax Christi, presieduta dal vescovo Tonino Bello a promuoverne l’approvazione attraverso una sensibilizzazione popolare. Legge che impone al Governo di presentare al Parlamento una Relazione dettagliata contenente anche il nome delle imprese e delle banche coinvolte. Ovviamente queste informazioni danno fastidio e in Parlamento è in fase di approvazione una modifica che le oscurerebbe, nascondendole all’opinione pubblica.
Ha poi preso la parola Giuseppe Tinti dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra che ha ricordato i lutti e le tragedie che hanno dovuto subire le popolazioni civili sotto i bombardamenti durante la seconda guerra mondiale. A causa di un impedimento non è potuto intervenire Enrico Caravita dei portuali di Ravenna in merito al blocco di un carico di armi destinate ad Israele, da loro operato per ragioni di coscienza. Infine, la testimonianza di Silvia Barbosa sull’attività dei Corpi Civili di Pace e sull’operazione Colomba dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII.
La marcia
Una volta usciti, il breve tragitto è terminato accanto alla Torre dell’Orologio dove nel muro del Palazzo del Podestà è murato un grande pannello di ceramica a ricordo delle 1.015 vittime civili faentine del secondo conflitto mondiale. Qui, Elena Carboni dell’Associazione Nazionale fra Mutilati ed Invalidi di Guerra ha voluto ricordare anche le tante vittime faentine in divisa e ricordando suo babbo ha detto: “spero che questa associazione si estingua perché vorrà dire che non vivremo più un’altra guerra”. A 80 anni dal referendum che ha sancito la nascita della nostra Repubblica democratica, non poteva mancare la testimonianza di Alessandra Cavina del Comitato di Faenza per la valorizzazione e la difesa della Costituzione il cui art 11 ripudia la guerra. Al termine, dopo il saluto dell’assessore Massimo Bosi in rappresentanza dell’Amministrazione comunale è seguita la messa celebrata dal vescovo monsignor Mario Toso.
Davide Patuelli























