«La pace sia con te». Da questo saluto – lo stesso del Risorto ai discepoli chiusi nel cenacolo – prende avvio il Messaggio di papa Leone XIV per la Giornata mondiale della pace. Ed è da qui che, lunedì 27 gennaio, il vescovo di Faenza-Modigliana, monsignor Mario Toso, ha iniziato il suo commento pubblico, proposto nella parrocchia di Alfonsine. «Questa è la Parola che non soltanto augura, ma realizza un definitivo cambiamento in chi la accoglie e così in tutta la realtà», ha spiegato il presule, sottolineando come l’apertura del Messaggio pontificio indichi fin dall’inizio una direzione precisa: «sin dall’inizio del Messaggio di papa Leone XIV appare evidente la dimensione cristologica della pace. La fonte prima per valutare la situazione mondiale e per avviare a soluzione i problemi della famiglia umana è Cristo risorto. Una prima conseguenza pastorale e pedagogica derivante dall’analisi della prima parte del Messaggio per la 59.a Giornata mondiale della Pace è la seguente: nella catechesi dei giovani e degli adulti introduciamo i nostri destinatari al discernimento sociale che è proposto dallo stesso Messaggio, in modo da abituare a una lettura della realtà storica, socioculturale, nella quale viviamo, alla luce dell’esperienza credente del mistero dell’Incarnazione, morte e risurrezione di Cristo?».

Al centro dell’intervento di monsignor Toso c’è proprio questa prospettiva: la pace non come semplice equilibrio politico, ma come realtà che nasce dall’Incarnazione. «Al centro della storia, del nostro cuore, con l’incarnazione e con il dono del suo Spirito d’amore, si è posto Gesù Cristo: Egli è e propone una “pace disarmata”, per la vita di tutti». Una pace che non coincide con la logica della deterrenza o del riarmo, «ma con un cambiamento profondo dello sguardo sull’uomo e sul mondo – ha spiegato il vescovo -. Per i cristiani e per la Chiesa, Corpo di Cristo, la pace è possibile. Anzi doverosa. E ciò perché Cristo stesso ha proposto la via della pace disarmata, senza l’impiego delle armi e degli eserciti. Secondo l’insegnamento di Gesù Cristo sarebbe, dunque, possibile raggiungere la pace senza le guerre».

Il vescovo ha ripreso con forza uno dei nuclei del Messaggio: la denuncia di una cultura che continua a investire sulla guerra. «Assegnare il primato alla guerra, alle contrapposizioni conflittuali, equivale ad ignorare ciò per cui siamo stati creati e redenti. Significa, all’atto pratico, perseguire il progetto della distruzione dell’umanità e della terra». Non solo attraverso le armi, ma anche tramite «lo sfruttamento irrazionale delle risorse naturali», «lo sconquasso ecologico del pianeta» e «l’applicazione indiscriminata di un paradigma tecnocratico».

In questo contesto, ha ricordato Toso citando il testo pontificio, pesa l’impennata delle spese militari: «nel corso del 2024 le spese militari a livello mondiale sono aumentate del 9,4% rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza ininterrotta da dieci anni». E insieme al riarmo, ha osservato, cresce anche una cultura che normalizza il conflitto: «si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi… che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza».

Uno degli aspetti più inquietanti richiamati dal vescovo riguarda l’uso delle nuove tecnologie nei conflitti: «Si va persino delineando un processo di deresponsabilizzazione dei leader politici e militari, a motivo del crescente “delegare” alle macchine decisioni riguardanti la vita e la morte di persone umane». Una deriva che, ha letto Toso, rappresenta «una spirale distruttiva, senza precedenti, dell’umanesimo giuridico e filosofico su cui poggia e da cui è custodita qualsiasi civiltà».

Accanto alla denuncia, però, il Messaggio – e il commento del vescovo – propongono anche un cammino. Papa Leone parla di una “pace disarmante”, che nasce dal mistero di un Dio che si fa fragile. «La bontà è disarmante. Forse per questo Dio si è fatto bambino», si legge nel testo citato dal presule. «Il mistero dell’Incarnazione… si manifesta nella mangiatoia di Betlemme. “Pace in terra” cantano gli angeli, annunciando la presenza di un Dio senza difese».

Da qui derivano alcune vie concrete: il disarmo integrale, non solo delle armi ma delle coscienze; il ruolo educativo delle religioni; la custodia delle parole perché non diventino strumenti di odio; la preghiera, il dialogo ecumenico e interreligioso; una rinnovata diplomazia e una società civile capace di speranza.

«È a questo punto – ha spiegato monsignor Toso – che Leone XIV indica alcune vie di realizzazione di una pace disarmante, che vanno perseguite specie con l’ausilio di processi formativi e educativi». Ogni comunità è chiamata a diventare, secondo l’espressione del Messaggio, una «casa della pace», luogo dove «si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo».

Le vie della pace

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Papa Leone XIV indica alcune vie di realizzazione di una pace disarmante, che vanno perseguite specie con l’ausilio di processi formativi e educativi.

Il pontefice propone innanzitutto la prospettiva, introdotta da san Giovanni XXIII nella Pacem in terris, di un disarmo integrale, perché comprensivo non solo della rinuncia agli armamenti ma soprattutto della psicosi o ossessione bellica. Questa va sostituita con il convincimento che la vera pace si può costruire nella vicendevole fiducia.

In secondo luogo, per conseguenza, propone che le religioni incrementino il loro servizio formativo all’umanità sofferente per le guerre. Come? Vigilando sul crescente tentativo di trasformare in armi persino i pensieri e le parole. E, in particolare, favorendo il retto uso della ragione, coltivando una fraternità universale, che riconosce tutti come fratelli, non solo coloro che hanno una fede, legami di sangue ed etnici simili ai nostri. Superando, pertanto, la tentazione di trascinare le parole della fede nel combattimento politico, finendo per benedire il nazionalismo e per giustificare la lotta armata religiosa. Con ciò si cadrebbe in forme di blasfemia che oscurano il Nome di Dio.

In terzo luogo, il pontefice sollecita a coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso, l’incontro fra tradizioni e culture. In tutto il mondo è auspicabile che ogni comunità diventi una «casa della pace», ove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, ove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono, mediante una creatività pastorale attenta e generativa.

In quarto luogo, Leone XIV – in un contesto che richiederebbe non la delegittimazione, ma piuttosto il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali, la preparazione urgente di istituzioni di pace – invita a prestare attenzione alla dimensione politica della pace disarmante, ossia a incrementare la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale.

In quinto luogo, rimarca l’urgenza di abitare un tempo di destabilizzazione e di conflitti, contrastando gli atteggiamenti fatalistici, motivando e sostenendo ogni iniziativa spirituale, culturale e politica che tenga viva la speranza. Sviluppando società civili consapevoli, forme di associazionismo responsabile, esperienze di partecipazione non violenta, pratiche di giustizia riparativa su piccola e su larga scala.

Non vanno ovviamente dimenticate le vie già proposte anni fa, e cioè, il boicottaggio delle banche che investono nella produzione delle armi, il boicottaggio delle imprese che producono armamenti, rigettare il piano di riarmo europeo per fare la guerra ad altri paesi (diverso da esercito di difesa dei popoli), promuovere politiche di diplomazia, di negoziati, di pace.

Mario Toso, vescovo