Aveva aperto alla possibilità di correre per la guida della città. Poi il silenzio, il confronto mancato e infine la decisione: Stefano Bertozzi, già consigliere comunale di centrodestra ed ex esponente di Fratelli d’Italia, non sarà tra i candidati a sindaco alle elezioni comunali del 2026. Una scelta che arriva al termine di un percorso personale e politico segnato da una rottura netta con il partito di provenienza. «Mi sono dimesso dal Consiglio Comunale e da Fratelli d’Italia nella primavera scorsa, ormai sono passati circa dieci mesi – ha detto ai microfoni di Faenza web tv -. Nel momento in cui non ho più condiviso quelle che erano le scelte della dirigenza provinciale di Fratelli d’Italia e su come veniva gestito il territorio avevo due alternative: o mi dimettevo da Fratelli d’Italia e restavo in Consiglio Comunale, ma questo non lo trovavo giusto perché comunque pur non esistendo un vincolo di mandato (…) coerenza vuole che se non si condivide più un percorso si esce e basta, e ho fatto questa scelta».
Critiche all’amministrazione e al metodo politico
Bertozzi non si sottrae al giudizio sull’attuale governo cittadino, maturato – spiega – in anni di lettura degli atti e dei numeri di bilancio. «Questa città è mal amministrata. Io l’ho detto per quattro anni, ho avuto modo di rendermene conto andando a vedere gli atti amministrativi, andando a leggere i numeri, andando a guardare il bilancio della città». Tra i punti più contestati, la pressione fiscale: «Cosa vuol dire non avete toccato la pressione fiscale? È già al massimo: non è possibile aumentare oltre l’aliquota dell’addizionale Irpef perché è già al massimo, non è possibile agire sull’Imu perché è già al massimo. L’unica tassa che si poteva aumentare era la tassa di soggiorno, e l’hanno fatto». E ancora riprende il tema delle casse di espansione a Tebano. «Sono stato l’unico portavoce (…) a sollevare il problema in tutte le sedi, anche giudiziarie».
Una nuova voce civica: “La politica si può fare anche senza incarichi elettivi”
Dopo le dimissioni, l’ipotesi di una candidatura civica era tornata ad affacciarsi nell’autunno 2025. I contatti con Lega e Forza Italia erano stati incoraggianti, ma non si sono tradotti in un progetto condiviso. Dal suo ex partito, invece, «c’è stato un silenzio assordante di fatto, a parte la boutade delle primarie irrealizzabili nelle modalità in cui le avevano proposte». Quell’apertura personale non ha però trovato sponda. «A ottobre ho dato la mia disponibilità, disponibilità che è caduta assolutamente nel vuoto», conferma. Oggi lo sguardo si sposta su un’altra forma di impegno: «La politica si può fare anche senza incarichi elettivi. Io continuerò a seguire il territorio». Con il gruppo di amici che lo ha sostenuto nei mesi scorsi, «stiamo lavorando (…) alla creazione di un’associazione culturale, perché credo che il territorio abbia bisogno di stimoli».
Il rapporto con Padovani
La scelta incrocia inevitabilmente il confronto con l’altro nome civico del centrodestra, Gabriele Padovani. Bertozzi conferma la stima personale, ma indica una distanza di metodo e di visione: «Stimo Padovani come persona, è un amico, gli voglio anche bene, ma non c’è possibilità che io lo possa fare». E aggiunge: «Abbiamo due stili diversi, due approcci inconciliabili». «Se lui vorrà cogliere stimoli anche in futuro che arrivano dal nostro ambiente (…) ben venga, ma non ci sarà nessun mio coinvolgimento diretto in questa partita».
Parlare all’astensione, non ai tifosi
Nella sua analisi, il vero terreno della sfida politica non è l’appartenenza identitaria, ma l’elettorato che non vota più: «Bisogna parlare a quel pezzo di città, non ai tifosi della propria parte». L’obiettivo, dice, è «andare a sfidare Massimo Isola sui contenuti», riconoscendone però le doti comunicative: «Lui è molto bravo nella sua narrazione, è un grandissimo oratore». Da qui, l’indicazione rivolta a chi vorrà rappresentare il centrodestra nel 2026: «Parliamo dei problemi seri a quella parte di elettorato scontento e che non va a votare. Andiamo a sfidare sui contenuti». Un passo di lato, dunque, ma non un ritiro.














