Una tradizione antica, che risale al Medioevo, capace ancora oggi di richiamare famiglie e curiosi, si è rinnovata nel pomeriggio di venerdì 17 gennaio nel centro storico di Faenza, dove piazza del Popolo si è riempita di persone e animali in occasione della festa di sant’Antonio Abate, protettore degli animali.

La benedizione degli animali

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Erano tantissimi gli amici a quattro zampe, di tutte le taglie ed età, accompagnati dai loro padroni, sabato 17 gennaio in piazza del Popolo per un pomeriggio tutto dedicato a loro. C’erano i volontari del canile intercomunale di Faenza che hanno ricordato l’importanza dell’adozione consapevole e della cura responsabile. Accanto a loro, le unità cinofile della Protezione civile, che hanno mostrato come il rapporto tra uomo e animale possa diventare anche servizio alla comunità. E infine, l’associazione ‘SAR Team Faenza Unità Cinofile da Soccorso’ che ha mostrato al pubblico le incredibili capacità dei cani da ricerca e il lavoro di coordinamento svolto dai loro conduttori nelle operazioni di soccorso.

Il momento più atteso è stato la benedizione degli animali, presieduta da don Michele Morandi, vicario generale della Diocesi di Faenza-Modigliana, seguito dalla distribuzione dei panini benedetti.

Sant’Antonio Abate e la devozione popolare

La devozione a sant’Antonio Abate affonda le sue radici in una storia antichissima. Abate ed eremita egiziano, vissuto tra il 251 e il 356, è considerato il fondatore del monachesimo cristiano e il primo fra gli abati. Insieme a san Francesco d’Assisi, è riconosciuto come protettore degli animali, ma anche patrono di contadini, allevatori, macellai e salumai, figure centrali nella vita delle comunità rurali. La tradizione legata al santo nasce nel Medioevo, in particolare in Germania, dove ogni villaggio allevava un maiale destinato all’ospedale gestito dai monaci antoniani. Da qui si sviluppò l’usanza del cosiddetto “maiale di sant’Antonio”, allevato collettivamente e poi condiviso, simbolo di solidarietà e mutuo aiuto. In Romagna la devozione si è intrecciata anche con leggende popolari: si racconta che nella notte del 17 gennaio gli animali possano parlare, motivo per cui un tempo allevatori e contadini evitavano le stalle, temendo presagi di sventura. Non a caso, questo periodo dell’anno coincideva tradizionalmente con l’uccisione del maiale, momento centrale dell’economia domestica e della vita comunitaria.

Alla figura del santo è legata anche la tradizione dei panini benedetti di Sant’Antonio, distribuiti al termine della benedizione degli animali. L’origine risale a una leggenda del XIII secolo: una madre promise di donare ai poveri tanto grano quanto il peso del figlio Tommasino, salvato miracolosamente dal santo dopo essere caduto in acqua bollente. Da allora, la distribuzione del pane, è diventata simbolo di provvidenza, carità e condivisione.

Barbara Fichera