Le piogge eccezionali cadute nei giorni di Natale hanno riportato il bacino del fiume Senio in una situazione di forte attenzione. Un evento che ha riacceso il dibattito sulla sicurezza idraulica e sulle strategie di lungo periodo per la gestione del territorio.

Secondo quanto evidenziato da Domenico Sportelli, referente degli Amici del Senio, e Danilo Monti, referente del Comitato alluvionati Castel Bolognese/Bacino del Senio, quello di dicembre è stato un evento atmosferico di portata eccezionale. Nella valle del Senio non si registravano precipitazioni così abbondanti nel mese di dicembre dal 1935, con oltre 150 millimetri di pioggia caduti in pochi giorni. Si tratta del quarto evento estremo nelle 48 ore a partire dal 2023.

La ricostruzione post alluvione e la tenuta degli argini

Dopo le alluvioni del maggio 2023 sono stati realizzati numerosi interventi, in larga parte finalizzati al ripristino della situazione precedente. “Tali opere, dichiarano Sportelli e Monti, hanno dimostrato una buona tenuta: non si sono verificate rotte né esondazioni, pur in presenza di livelli molto elevati, come a Cotignola, dove l’acqua è arrivata a circa 20 centimetri dalla sommità dell’argine. Dunque, non può essere considerato errato tutto quello che è stato, come alcuni vorrebbero far credere.”

Il mancato funzionamento delle casse di espansione

Resta però aperta la questione delle casse di espansione di Cuffiano/Faenza, che anche in questa occasione non hanno funzionato. Una situazione già verificatasi nel marzo scorso, nonostante il raggiungimento del livello 3 (rosso) nei comuni di pianura.

“Avevamo segnalato il problema – proseguono Sportelli e Monti – alle autorità tecniche e amministrative, ricevendo però anziché risposte formali, espressioni di scetticismo e rassicurazioni sul fatto che è così che devono funzionare. Vedremo se le risposte, dopo questo evento meteo saranno le medesime. La Regione Emilia-Romagna si è impegnata a presentare i progetti per il completamento delle casse entro il 2025 e a concludere i lavori nel 2026.”

L’andamento della piena lungo il Senio: picchi a Tebano e Cotignola

L’analisi dei dati delle stazioni di rilevamento – manca ancora una centralina sulla Sintria – mostra l’andamento del Senio, lo scorso 25 dicembre.

“A Casola l’innalzamento è stato contenuto, poco sopra la soglia gialla, mentre a Tebano il livello si è innalzato rapidamente oltre la soglia rossa, per poi diminuire verso il Ponte del Castello. Il livello è poi rimasto stabile fino al ponte di Felisio, per risalire in modo significativo a Cotignola e fino al Reno.”

Monti e Sportelli si chiedono dunque cosa possa aver portato ad un andamento così difforme, accreditando tra le cause anche “il taglio estremo della vegetazione fluviale.”

Vegetazione, golene e “budelli” del Senio

“La vegetazione fluviale dovrebbe essere governata e non eliminata completamente, poiché storicamente ha contribuito a rallentare la forza dell’acqua. Probabilmente dunque si è esagerato con i tagli in collina e anche nei “budelli”, in particolare nel tratto tra Castel Bolognese e Solarolo”.

I firmatari della nota osservano poi come tra il Ponte del Castello e Felisio siano presenti 28 ettari di terreno golenale, in gran parte demaniale, che, se opportunamente abbassati, potrebbero fungere da cassa di espansione naturale, contenendo volumi significativi di acqua a costi contenuti.

Dare più spazio ai fiumi

La conclusione della riflessione è netta: “occorre – affermano Sportelli e Monti – dare maggiore spazio all’acqua e ai fiumi. Un cambio di paradigma complesso, costoso e di lungo periodo, ma l’unico possibile per una gestione sostenibile del territorio.”

Questo implica “il cambio di destinazione d’uso di terreni agricoli già allagati nel 2023 e 2024, la promozione di esondazioni controllate anche in pianura, lo stop a nuove edificazioni in aree alluvionali, la delocalizzazione di abitazioni e attività in zone a rischio e il recupero di aree cementificate in disuso.

Promosso l’intervento a Tebano ma è indispensabile la norma sulla servitù di allagamento

Sportelli e Monti prendono in considerazione poi l’ormai noto taglio sull’arginello, effettuato a Tebano, su cui “non vale la pena discutere più di tanto. E’ infatti indubbio che quell’era sia da considerarsi allagabile e bisognerebbe definire quando entra in gioco, in funzione del livello raggiunto dalla piena. Bene dunque hanno fatto i sindaci ad intervenire per ripristinare la possibilità che l’acqua potesse estendersi nell’area già allagata nel 2023 e 2024.

Il privato però ha il diritto di lamentarsi, in quanto manca una legge regionale che disciplini la servitù di allagamento, come avviene già in Veneto e Toscana e possa dunque garantire adeguati ristori ai proprietari dei terreni. Il tema esondazioni è dunque stato gestito in maniera lacunosa, con evidenti contraddizioni.
Non è possibile dire agli imprenditori agricoli che possono ricostruire, per proteggere i loro campi, come prima delle alluvioni e contemporaneamente affermare che quei terreni possono essere allagati.”