Tra personaggi tradizionali, effetti speciali e ingegni meccanici, torna il presepe mobile della parrocchia di San Francesco a Faenza. Una tradizione voluta e curata ad opera di padre Giovanni Lambertini continua a essere realizzata e mantenuta, ormai da 26 anni, dal faentino Roberto Gorini, 44 anni, e da Everdream aps, meglio nota in città come Christmas dancing lights, l’associazione che cura diversi spettacoli e allestimenti natalizi a Faenza, tra cui i giochi di luci dell’albero di Natale di Piazza del Popolo e da quest’anno anche l’allestimento dell’albero di Natale di Firenze. La passione di Gorini per i presepi inizia da bambino, quando suo babbo, per il periodo di Natale, non mancava di accompagnarlo a scoprire le novità del presepe animato di padre Lambertini. «Quel momento lo aspettavo con tanta impazienza e grande entusiasmo – ha detto Gorini –. Entrare in quella stanza buia e silenziosa, ascoltare il suono degli effetti speciali e cercare di scovare attentamente le novità apportate al presepe, era per me un momento magico – e ha aggiunto – La cosa più importante era essere rapido e furtivo nell’alzare gli abiti delle statuine, così da poterne osservare il funzionamento meccanico».

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La nascente passione di Roberto Gorini per i presepi, oggi ingegnere meccanico, va di pari passo con il fascino per la meccanica e per l’elettronica. Per Roberto la creazione del presepe era una tradizione di famiglia. Da bambino, insieme al fratello, l’impegno era tanto nell’intagliare quelle statuine di legno nell’intento di costruirgli un sistema di mobilità meccanica. Fonte di più grande ispirazione non poteva che essere il presepe di Lambertini. «È stato mio babbo a suggerirmi di rivolgermi a Lambertini stesso per avere qualche dritta riguardo la realizzazione del presepe – racconta – Era un martedì mattina, e avevo appuntamento con lui, ma alla porta non rispose nessuno. Nelle ore seguenti appresi dai giornali che Lambertini era deceduto proprio quel giorno. Dopo quattro anni, sono stati i frati stessi a chiedermi di farmi carico della cura e dell’allestimento annuale del presepe di padre Giovanni Lambertini».

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Intervista a Roberto Gorini: “La gestione del presepe non è solo nel periodo natalizio, ma avviene durante tutto l’anno”

Gorini, dopo 26 anni che te ne occupi, che significato ha per te questo presepe?

Per me è una questione di pace. È un’emozione che provo da sempre nel mettermi di fronte a questo presepe. Il tipo di atmosfera mi affascina ancora come quando ero bambino e mi ci portava il mio babbo. La cura che metto nei confronti del mantenimento e dell’allestimento di questo presepe è mossa dagli occhi brillanti ed emozionati dei bambini in visita. Voglio dare alla città uno spazio all’interno del quale perdersi per un attimo. Questa sala dona la possibilità di uscire per un momento dal mondo e permette di perdersi nella serenità che Gesù appena nato, i personaggi che occupano la scena e i dettagli degli elementi naturali trasmettono insieme in un unico elogio al Creato.

Quanto tempo dedichi all’allestimento del presepe?

È un lavoro che non si esaurisce nelle settimane precedenti il periodo natalizio, ma che richiede un impegno durante tutto l’anno. Le statue di Lambertini sono numerate e datate e molte risalgono agli anni ’80. Questo comporta, vista la datazione del presepe, una continua cura e riassetto delle statue, affinché possano mantenersi nella loro autenticità ed essere presentabili. Il lavoro che eseguo è attento e rispettoso dell’opera di Lambertini, non se ne vogliono stravolgere le caratteristiche principali. Quello che mi limito a fare, è occuparmi del cambio dei motorini delle statue, del ripristino degli impianti e del rinnovamento dei vestiti, mantenendo le caratteristiche di quelli selezionati dall’autore del presepe. Il lavoro comincia quindi a inizio anno con tempi normali, da ottobre il ritmo si fa via via più sostenuto. Per essere pronti per l’apertura del 24 dicembre, certe volte il lavoro si protrae per interi pomeriggi e per intere serate.

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Quali sono le difficoltà che si nascondono dietro quello che è dato vedere ai visitatori?

In primis la mole di impegno e la scarsità delle forze a disposizione. Chi lavora insieme a me dietro alla cura di questo presepe lo fa, come me, in maniera del tutto volontaria. Cerchiamo di gestire come meglio possiamo i fondi economici provenienti dalla nostra associazione Christmas dancing lights. Ad ogni modo, un settore artistico di questo tipo, come tanti altri, è un mondo di estrema difficoltà. Ogni anno che passa la gestione del tempo e dell’economia risulta sempre più complicata. Questi mondi rischiano di morire e passare il testimone è difficile: c’è poco tempo e le cose di cui occuparsi sono tante per tutti.

C’è qualcosa della tua vita che ha ispirato eventuali novità presenti nell’edizione 2025 del presepe?

Certamente. L’ispirazione proviene in generale dalle cose della mia vita che mi circondano. Di grande stimolo sicuramente i film che guardo. Uno in particolare, Il grande silenzio mi ha portato a ideare una nuova immagine per il presepe: un lago su cui sgocciolano le stalattiti. Il mio intervento sulla scena è molto misurato. Mi preme mantenere l’opera originale e quasi del tutto invariata, sento di dovere rispetto nei confronti di un lavoro altrui. Questi i motivi per cui, anche per gli effetti speciali, usiamo tecniche miste: alcune più all’avanguardia, altre che provengono dalla tradizione.

Lisa Berardi