Gatti che osservano curiosi, cani dal muso gentile, conigli che sorridono, panda sognanti, orsetti, elefanti, uccellini, topolini, api e formiche. E l’immancabile coccinella: il piccolo totem mutuato dagli scout. È così che si entra nel mondo di Anna Lisa Quarneti, in arte Piki «un soprannome che mi porto dietro dall’adolescenza per la mia statura» scherza. 42 anni, l’illustratrice faentina ha trasformato il suo talento in una professione costruita un pezzo alla volta. Le sue immagini non sono solo disegni: sono microstorie, frammenti di leggerezza capaci di parlare a tutte le età.
Da ingegnere a illustratrice

«Sono nata a Faenza nel 1983 – racconta -. Ho conseguito una laurea magistrale in Ingegneria Edile-Architettura e un Master in Architettura Ecosostenibile a Bologna. Dopo aver lavorato in studi di progettazione e come ricercatrice nel settore dei materiali edilizi, nel 2014 ho deciso di lasciare tutto per dedicarmi al sogno di sempre: diventare illustratrice». Il suo percorso sembra inizialmente distante dall’arte. Eppure, il disegno è il fil rouge che l’accompagna dall’infanzia. «Disegno da sempre: da bambina divoravo le risme di carta. Ero introversa e questa era la mia modalità di espressione principale. Regalavo disegni agli amici, riempivo i diari, comunicavo ciò che non riuscivo a dire a parole». L’occasione arriva per caso, nel 2013, quando un’amica le propone di partecipare a un bando comunale. «Abbiamo vinto in tre. Come premio ci permettevano di fare una mostra con possibilità di vendita alla galleria della Molinella. Durante le ferie ho disegnato e allestito l’esposizione in tempi record. È andata talmente bene che ho venduto tutte le opere. Quella è stata la svolta». Da lì la decisione di aprire la partita Iva — non esiste un codice specifico per gli illustratori, rientra in quello dei disegnatori grafici — e di intraprendere la libera professione. «Nel 2014 ero incinta del secondo figlio e mi offrirono un contratto nuovo. Non me la sono sentita di accettare e così mi sono buttata su illustrazione, grafica e insegnamento. Non mi sono più fermata».
Dal 2016 collabora stabilmente con la casa editrice Homeless Book di Faenza, per la quale ha realizzato circa sedici libri, molti dedicati alla Comunicazione Aumentativa Alternativa. «L’illustrazione deve essere pulita e leggibile. A fianco del testo ci sono simboli internazionali: l’immagine guida la comprensione. È un lavoro che richiede cura e responsabilità». Tra i tanti progetti, la vittoria del contest There is no Planet B, promosso da Ikea Rimini. «Bisognava creare una decorazione per un armadio a ponte: ho realizzato l’illustrazione direttamente sulle ante Leknes montate nello store». Ha collaborato con festival, aziende, scuole, musei, realtà culturali — tra cui il Bagnacavallo Festival — il Comune di Faenza e con il Dicam dell’Università di Bologna. «Mi dicono spesso che di illustrazione non si vive: non è vero. Certo, bisogna sapersi muovere, ma se c’è passione e desiderio di crescere, le occasioni arrivano».
Tra i lavori più originali, lo spettacolo con La Corelli di Ravenna, Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson. «Voce narrante, musica dal vivo e io che disegnavo in diretta. Un’esperienza unica». Dal 2021 è anche docente alla scuola di disegno Minardi. «Ho tre classi di bambini dalla prima alla quinta elementare. Sono curiosi, recettivi, pieni di entusiasmo». La tecnica del cuore resta l’acquerello, ma il digitale, anche in questo campo, ha il sopravvento. «Il mio lavoro è per l’80% digitale e per il 20% disegno tradizionale. Parto da uno schizzo a matita, poi scannerizzo e continuo su Photoshop e Illustrator». L’obiettivo è semplice. «Vorrei che le mie illustrazioni regalassero leggerezza, che spegnessero un brutto pensiero. Ricevo messaggi da persone che affrontano momenti difficili: dicono che i miei disegni riportano serenità, ricordano l’infanzia». Oggi Piki è madre di due figli. «Per la nostra famiglia è stato un equilibrio prezioso. La flessibilità è un grande vantaggio, anche economico». Per lei il disegno è una vocazione. «Significa mettere su carta il mio mondo interiore, senza filtri: un rischio, perchè mi metto a nudo. Ma se non esci allo scoperto, non succede niente. I sogni, se restano nel cassetto, fanno la muffa». E possibilità ci sono. «Bisogna crederci, lavorare e non sentirsi mai arrivati».
Barbara Fichera














