Il canto come luogo di umanità, ascolto reciproco, energia condivisa: è da questa convinzione che nasce l’esperienza corale guidata da Daniela Peroni, una vita spesa tra prove, concerti, formazione e servizio nelle comunità parrocchiali. Una storia che attraversa cinque cori e che affonda le sue radici in un talento nato presto e donato agli altri. Per Daniela, la coralità è un modo di stare insieme, un esercizio di umiltà e un cammino umano che coinvolge voci, emozioni ed energie. La direttrice lo spiega con parole che rivelano una visione maturata in decenni di esperienza. «Cantare in coro è un’esperienza meravigliosa: la sensazione di avere la stessa voce che esce dalla bocca del vicino, le voci che vibrano insieme. È una scuola di umiltà, perché nel coro devo stare attenta per sentire gli altri». Secondo la direttrice, nel canto d’insieme ciascuno porta ciò che può, senza competizione e con una responsabilità condivisa. «Nei cori amatoriali ci sono talenti che devono moderare il volume per aiutare chi fa più fatica. Il più bravo non è odiato ma stimato perché trascina gli altri, facendo un passo indietro». Da questa dinamica nasce la ricchezza più grande. «Un valore umano enorme».

Direttrice di coro a soli 12 anni

La storia di Daniela comincia nel coro parrocchiale di Pieve Cesato, dove a soli dodici anni prende in mano le prime direzioni. «Sono nata nel mio coro parrocchiale che tutt’ora seguo. Lì ho iniziato a fare la direttrice già dalla seconda media», racconta. Da allora non ha più smesso. Oggi il coro di Pieve Cesato – aperto a tutte le età e attento alla liturgia – resta una casa affettiva e musicale: un punto di partenza che continua a generare frutti, entusiasmo e nuovi percorsi. «Prepariamo i canti in base alla liturgia» racconta, in un contesto che in 35 anni è cambiato molto. «Canti del Rinnovamento dello Spirito hanno in parte soppiantato quelli del Gen. Sono i ragazzi stessi, di ritorno dai campi, a suggerire brani nuovi». Daniela definisce il canto in chiesa come un servizio, mai una performance, una forma di volontariato che ha accompagnato tutta la sua vita. «Il canto in chiesa è un servizio volontario e cantare in coro è la massima bellezza».

Il coro gospel Voices of Joy

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Il secondo grande capitolo della storia di Daniela è il coro gospel Voices of Joy, nato nel 2000 da un gruppo di giovani della diocesi. Oggi conta oltre 80 coristi, ha superato i 300 concerti e festeggiato i 25 anni di attività. L’idea nasce per caso, da un brano di Natale cantato a Pieve Cesato – Oh Happy Day – che accende l’entusiasmo di un gruppo di amici, tra cui i giovani della parrocchia di Errano. «Mi dissero: facciamo un coro gospel. Nel 2000 ci siamo esibiti per la prima volta a Sant’Ippolito con una chiesa gremita. All’epoca eravamo in 45». Negli anni il coro cresce fino a diventare una Associazione di Promozione Sociale iscritta al Runts, impegnata in numerose iniziative solidali. «Dei 45 iniziali – ricorda – ci sono ancora 20 superstiti tra cui Martina Laghi, attuale assessore a scuola, formazione e sport. Adesso siamo 83 coristi effettivi, ma sono passate 150-160 persone in questi 25 anni». Ad accompagnare il coro anche una band di sette elementi. L’attività è volontaria: ciò che resta viene reinvestito in progetti benefici, nuovi dischi e registrazioni. Il coro, pur essendosi formato in diocesi, è aconfessionale «Tra di noi ci sono anche atei e non battezzati». E quando arrivano le difficoltà, lo sguardo resta fiducioso. «La Provvidenza ha sempre fatto il suo lavoro».

Le corali San Pier Damiani e Babini di Russi e le Voci bianche del Pavone D’Oro

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Tra le realtà dirette da Daniela c’è la corale San Pier Damiani di Russi, che segue da oltre vent’anni. Un coro classico che anima le celebrazioni in Cattedrale nelle occasioni più importanti. Da due anni dirige la corale Domenico Babini di Russi, specializzata nel canto dialettale. «Hanno 80 anni e sono tutti nonni». Nel mosaico delle sue attività non manca il coro delle voci bianche del Pavone d’Oro. «Con i bambini è bellissimo, ma ogni anno perdo una fila perché crescono e la voce cambia». Sono corridoi di crescita, gioia e talento condiviso, nei quali la direttrice mette a frutto la sua lunga esperienza educativa. Il passaggio alla professione è avvenuto quasi naturalmente. «Prima lavoravo come impiegata part-time, ma sempre più spesso mi chiedevano di insegnare. Da quindici anni ormai vivo di musica a tempo pieno». Il talento, per lei, è un dono da condividere. «A 15, 16 anni, come tutti, avevo voglia di andare al mare o a ballare nel fine settimana. Invece mia madre mi ripeteva sempre: “hai un talento e la responsabilità di metterlo a disposizione degli altri”. E così cantavo a messe e matrimoni».

Barbara Fichera