In diversi numeri del Piccolo di fine 1945 e inizio 1946 compare una serie di articoli intitolata Un anno fa e firmata L. V., in cui si parla degli avvenimenti che portarono alla liberazione di Faenza avvenuta il 17.12.44. A conclusione di varie testimonianze che ho già riportato riguardo al passaggio del fronte voglio aggiungerci anche quella di L. V. (ritengo, in base a vari indizi ricavati da quanto ha scritto, che si tratti di don Vincenzo Liverani, direttore dell’orfanatrofio maschile di Faenza dal 1921 al 1950).
Da “Il Piccolo” del 1944

«Sabato 16 dicembre … Al mattino si sparge fulminea la notizia che i tedeschi hanno evacuato la città … si nota un insolito movimento: piccoli gruppi sulle porte delle case che parlottano sorridendo. Alle 10 circa si odono ripetuti colpi di fucile lungo le vie. Alcuni tedeschi in borghese e in divisa sparano contro le persone che si affacciano alle finestre o si affollano sulle porte dei rifugi. Torna subito il deserto per la città. Con la speranza nel cuore andiamo a prendere ancora quattro quintali di grano dalla Congregazione con il carretto … giunti presso le scuole del liceo, nell’incrocio di via Zanelli … una o più palle fischiano sopra il nostro capo … ci addossiamo al muro. Invocazioni di aiuto si levano dal palazzo Cavina … viene sparato un altro colpo; un uomo si distacca dal portone d’ingresso al palazzo e cade riverso in mezzo alla strada … In fondo a via Zanelli noto un gruppo di giovani in borghese che al nostro avvicinarsi cominciano a parlare in italiano un po’ scorretto: sono tedeschi travestiti. Nei giorni antecedenti più di un tedesco aveva fatto esplicita richiesta di vestiti borghesi: un ufficiale era ricorso senz’altro ad una sarta. Dal palazzo Cavina escono tre uomini che ritirano nell’interno il ferito … vediamo poco dopo uscire una barella trainata da due uomini e guidata da un sacerdote. Il ferito è Piani dell’Assicurazione … è portato all’ospedale per civili feriti all’Istituto Salesiano. La saletta a pian terreno contiene già sette o otto feriti di questa tragica giornata. Apprendiamo che alle 11 una pattuglia di neozelandesi, attraversato il Lamone all’altezza di via Lapi, si aggira in via Torricelli. Notifichiamo la cosa ai partigiani. I membri del Comitato di Liberazione pregano i sacerdoti a volersi presentare con loro ai liberatori. Il primo incontro fugace con un ufficiale neozelandese avviene nel pomeriggio presso il “Voltone” dell’albergo Corona. Alle tre del pomeriggio si sparge la notizia ormai confermata che gli alleati sono in città … ci si abbraccia e si piange: momenti veramente di gioia … I partigiani comandano di non uscire dai rifugi perchè c’è ancora pericolo di rappresaglie da parte dei tedeschi. I sacerdoti consigliano la gente a ubbidire. Esco per avvertire i rifugi situati oltre la piazza e vedo appostate tra le macerie della Torre … pattuglie di neozelandesi… Giunto a San Maglorio vedo un gruppo di tedeschi che da via Tonducci fuggono verso la Fiera e superano l’incrocio di via Cavour a carponi … Presso l’Istituto Salesiano c’è un altro gruppo di partigiani armati: cercano fascisti, sono cominciate infatti le 48 ore di mano libera concesse dal Comando alleato ai partigiani e alla sera ci sono due fucilazioni. Sull’imbrunire rappresentanti del Comune e del Vescovo, guidati da monsignor Baldassari, si presentano al comando che ha preso stanza nel vecchio palazzo comunale in piazza Pescheria e ricevono la notizia che forse nella notte le truppe si sarebbero nuovamente ritirate oltre il fiume. Vengono scongiurate a rimanere … nella notte viene costruito il ponte all’altezza di via Lapi e cominciato quello sulla via Emilia.
17 dicembre 1944 (domenica).
Ci destiamo col timore di essere ancora sotto i tedeschi, ma ci rassicurano le pattuglie neozelandesi che perlustrano già casa per casa. Alle ore 10 per via Cavour … arrivano le prime camionette alleate. Davanti ad esse che procedono a passo d’uomo, camminano cinque neozelandesi che con lunghe aste di ferro sondano il terreno per vedere se fosse minato … Un’auto ci porta con l’altoparlante le ultime notizie e si sta lì come bambini che ascoltano una novella già sentita ma ormai dimenticata. I neozelandesi segnano con gesso le case dove prenderanno dimora; alcuni a braccetto vanno già a passeggio per il corso fischiettando o fumando. Ci sembra che tutto il passato non sia che un brutto sogno … in via Micheline un altro fascista è freddato sulla via e rimane là tutto il giorno. Giustizia? Certo molto sommaria …
E termina il periodo in cui abbiamo più sofferto e più amato in cui abbiamo ricevuto la visita del Signore nelle persone dei poveri, dei feriti, degli oppressi … Amiamoci come allora in cui la sofferenza degli altri era pure la nostra, il pane nostro era pure pane degli altri”.
Altre info per i lettori
P.S. Vi ricordo che venerdì 19, sabato 20 alle ore 21, domenica 21 dicembre alle ore 16 presso il Teatro dei Filodrammatici la Filodrammatica Berton presenta Bella e la Bestia.
Domenica 28 alle ore 16 il Coro “Vocal Fly” si esibirà in Vocal Christmas concerto. Mercoledì 31 dicembre alle ore 21 al Teatro comunale Masini la Filodrammatica Berton presenterà Un s’è mai savù che Garibaldi l’è pasê ne˜ch da la Côsna. Sabato 10 gennaio 2026 e domenica 11, venerdì 16, sabato 17 alle ore 21, domenica 18 alle ore 15.30 presso il Teatro dei Filodrammatici verrà ripetuta la commedia Un s’è mai savù che Garibaldi l’è pasê ne˜ch da la Côsna. Prenotazioni al 377 3626110 lunedì e mercoledì dalle 20 alle 21, Whatsapp attivo tutti i giorni.
Auguro a tutti voi un sereno Natale e un buon inizio 2026.
Mario Gurioli














