Profumi di tradizione giapponese, di passione e voglia d’imparare dilaga nella Ramen baracchina Lova dei due coniugi Lorenzo Tampieri, 36 anni, e Valentina Laghi, classe 1985. Aperta l’11 maggio 2023 in via Giovanni di Oriolo 4, oggi tanti brodi bollono in pentola, pronti per essere assemblati con svariati ingredienti per portare novità e appagamento ai palati dei clienti. «La passione per il Giappone nasce da me – dice Tampieri – da bambino frequentavo judo e il nostro allenatore non si limitava a insegnarci le mosse dell’arte marziale, ma aveva premura di raccontarci i tratti più affascinati della tradizione giapponese in un contesto di 25 anni fa, in cui in Italia di tipico giapponese c’era ancora poco se non nulla. Io ne rimanevo affascinato e quello che mi colpiva di più la differenza tra i piatti della loro e della nostra cucina: dal pesce crudo, alla tempura, fino ad arrivare al ramen».

Il ramen, per Lorenzo che in quanto romagnolo ama il brodo della nonna, rimane subito impresso. Un piatto unico a base di noodles, tipici spaghetti giapponesi, serviti in brodo di pesce o carne, accompagnato da verdure o proteine. Un perfetto connubio di ingredienti dal sapore rotondo, che porta pienezza e sazietà a chi lo mangia. Per Lorenzo le esperienze in cucina iniziano a susseguirsi negli anni successivi al diploma d’Alberghiero, durante i quali non manca di approfondire la sua passione e curiosità per il paese del Sol levante lavorando, tra le altre cose, anche per un catering giapponese. «Dopo aver conosciuto Lorenzo nel 2020, ho sentito di poter concretizzare con lui il mio progetto di aprire un food truck – racconta Valentina –. Lorenzo è entrato nella mia vita in un periodo in cui non mi sentivo appagata dal mio lavoro. Nasco come ingegnere edile, ma stavo portando avanti una vita che non mi apparteneva più. I cambiamenti mi spaventano sempre molto, per riuscire a dare una svolta alla mia vita c’era proprio bisogno di una spalla come quella di Lorenzo». L’incontro avvenuto attraverso i canali mediatici durante la pandemia, porta Lorenzo e Valentina a instaurare un legame profondo e di progettualità futura. Nel 2023 si scrive il sogno di Laghi e Tampieri, che aprono il loro ramen bar di piatti asiatici. Un’offerta che comprende prodotti diversi, cucinati con cura e serietà nel rispetto della tradizione orientale. Non solo ramen, piatto centrale del menù, ma ulteriori specialità orientali: da diverse e possibili scelte di ravioli, agli okonomiyaki, fino ai takoyaki.

Intervista a Lorenzo Tampieri e Valentina Laghi

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Lorenzo e Valentina, come siete arrivati a diventare degli ramen chef?

Abbiamo trascorso un totale di sei mesi in Giappone, dove siamo andati per frequentare e portare a termine corsi di cucina giapponese. Fino ad ora sono stati quattro i viaggi in totale, ma non mancheremo di continuare ad andarci. In Giappone ci siamo affidati a corsi tenuti da professionisti del settore. Abbiamo imparato molte ricette per eseguire la preparazione del ramen, delle quali abbiamo aggiustato sapidità e consistenza per adattarle al palato del cliente occidentale. Questo non significa che la ricetta non sia autentica o che la tradizione non sia stata rispettata, ma solo che decidiamo di non proporre abbinamenti o piatti del tutto estranei alle nostre corde culinarie. Siamo molto contenti delle esperienze vissute in Giappone, soprattutto delle relazioni instaurate. Abbiamo vissuto e viviamo tutt’ora uno scambio interculturale profondo con le persone con cui entriamo a contatto.

A due anni dall’apertura, quali sono gli aspetti che ritenete più soddisfacenti del vostro lavoro?

Oltre alla nostra crescita professione e personale, l’apprezzamento da parte dei clienti. Avere qualcuno che apprezza quello che prepari, che si complimenta, che è curioso di capire quali sono le novità del piatto che stai proponendo, è molto appagante. Ci sono serate che possono essere pesanti a livello di carico lavorativo, ma l’entusiasmo dei nostri clienti ripaga senza la fatica. Un ulteriore elemento, benzina del nostro lavoro, è la relazione con i nostri maestri giapponesi, il legame con loro è molto forte. Il nostro rapporto non si esaurisce al termine del corso o al conseguimento del diploma, ma va oltre. E poi la voglia di metterci in gioco e portare qualcosa di nuovo per la nostra città e per l’amore che nutriamo nei confronti di Faenza.

Quali sono invece gli aspetti più frustranti del vostro lavoro?

Quello che più di tutti ci affligge è lo spazio nel quale ci troviamo. Da un lato, il tipo di ambiente non ci permette di avere una proposta ampia quanto vorremmo. Dall’altro, anche il servizio per i clienti non è del tutto al completo: manca il bagno. Essendo il nostro locale classificato come chiosco, per legge funziona anche senza bagno. Ci sentiamo un po’ frustrati, da tempo ci siamo mossi per portare avanti delle trattative con il Comune e ottenere l’assegnazione di uno spazio da adibire a bagno. Per questioni burocratiche siamo ancora in attesa di riscontro.

Come mai il vostro servizio al pubblico si svolge solamente in orario di cena?

Per una questione di spazi e di offerta che vogliono portare sulle tavole. Tutto quello che il cliente trova nel piatto è preparato da noi, frutto di un lavoro che parte dal trattamento della materia prima. Non volendo ricorrere a prodotti preparati, confezionati o congelati, siamo costretti a tenere chiuso per pranzo il nostro chiosco. La grandezza della cucina e la disponibilità di fornelli non ci permetterebbe di cucinare e servire i clienti mentre che lasciamo i brodi a bollire. Durante la mattina prepariamo tutto quello che servirà per la sera, così che, per cena, il nostro servizio possa essere ottimale.

Quali progetti avete per il futuro?

Ci piacerebbe poterci ingrandire, così che la nostra formazione possa essere espressa e apprezzata. In questi anni abbiamo investito tempo e denaro per ottimizzare e ampliare le nostre conoscenze. Al momento, lo spazio in cui siamo non ci permette di mettere tutto a frutto. Vorremo avere l’occasione di poter portare sul campo un’offerta più completa per il cliente e per noi più appagante. Anche per uno chef cucinare sempre gli stessi piatti può diventare logorante. C’è bisogno di rinnovarsi, di continuare a mettersi in gioco, affinché tutto ciò per cui ci siamo spesi e impegnati possa portare i suoi frutti.

Lisa Berardi