Una ricorrenza dal forte valore civile ha riportato al centro della vita cittadina la memoria della Liberazione di Faenza, avvenuta tra il 16 e il 17 dicembre 1944, quando le truppe alleate entrarono in città mentre l’esercito nazista era in ritirata.

Le celebrazioni istituzionali in città

Oggi, mercoledì 17 dicembre, ricorre l’81° Anniversario della Liberazione di Faenza dall’occupazione nazifascista. Tra il 16 e il 17 dicembre 1944, le truppe alleate entrarono in città mentre l’esercito occupante nazista era in ritirata. Per ricordare l’importanza di quella giornata, il Comune di Faenza e il Comitato antifascista per la democrazia e la libertà, hanno messo a punto una serie di appuntamenti.

La giornata si è aperta con la celebrazione della funzione religiosa in suffragio dei Caduti nella Chiesa di San Bartolomeo, officiata dal vicario della diocesi, mons. Michele Morandi.

Al termine della funzione, da piazza del Popolo ha preso le mosse il corteo istituzionale, che ha fatto tappa alle lapidi dedicate ai Caduti della Resistenza, alle Vittime civili di guerra e ai cittadini che sacrificarono la vita per la libertà. Prima dell’intervento del sindaco Massimo Isola, è stata fatta risuonare la sirena d’allarme antiaereo della Seconda guerra mondiale.

Le parole del sindaco Massimo Isola

Nel corso del suo intervento il primo cittadino, nel ripercorrere gli anni nefasti dell’occupazione, ha sottolineato come “in quel 17 dicembre di 81 anni fa Faenza ritrovò la sua libertà; grazie al sacrificio della Resistenza partigiana e all’intervento delle forze alleate, la città voltò pagina, cambiando il corso della propria storia e uscendo dall’incubo del nazifascismo. Ne uscì unita, seppur profondamente segnata: forte nell’orgoglio e ferita dai bombardamenti, dalla miseria che la guerra aveva causato e dalle atrocità del conflitto. Oggi – ha sottolineato Isolaabbiamo il dovere di ricordare: la conquista della libertà è stata un percorso difficile e doloroso, dove la lotta al nazifascismo rimane il pilastro fondante della nostra identità civile”.

Al termine del discorso, il corteo si è spostato in via Cavour, nei pressi della lapide del Reggimento Punjab che ricorda il sacrificio dei soldati indiani Sikh che combatterono tra le fila dell’esercito alleato, contribuendo alla liberazione di Faenza.

L’ultima tappa istituzionale si è tenuta al War Cemetery di via Santa Lucia, dove le istituzioni hanno reso omaggio alle centinaia di soldati alleati che persero la vita nella furia della guerra e le cui spoglie riposano in quel luogo. Alla cerimonia hanno partecipato anche gli studenti degli Istituti comprensivi Cerini, Matteucci e San Rocco; i ragazzi dell’indirizzo ‘musicale’ hanno eseguito l’Inno d’Italia e quello europeo e altri hanno letto poesie e stralci di lettere di soldati che persero la vita durante i combattimenti.

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Isola: “Parlavano lingue misteriose, ci hanno permesso di riconquistare la libertà”

«Quel giorno Faenza riaccende la luce dopo un buio che sembrava infinito. Quei soldati provenienti da ogni angolo del mondo, che parlavano lingue misteriose e avevano sguardi lontani, sono coloro che ci hanno permesso di riconquistare la libertà; una libertà che da soli non eravamo riusciti a riprenderci dopo l’avvento di Mussolini e le leggi fascistissime.

Oggi è una giornata di riflessione e di gioia. È l’inizio di un riscatto che troverà nel 25 aprile il suo compimento, ma che segna già qui la fine di vent’anni di dittatura. Quella fu la negazione della civiltà; una civiltà che il 17 dicembre 1944, tra il freddo e le macerie di una città distrutta, tornò finalmente a essere la nostra parola chiave».