La memoria della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza tornano al centro del dibattito a Faenza. Il Museo del Risorgimento e dell’Età Contemporanea ospiterà, sabato 15 novembre, alle ore 17, la presentazione del volume “Avrei voluto giocare al pallone” (Ed. Tempo al Libro, 2025), scritto da Giuseppe Toschi.

Il libro ripercorre la storia di Serafino, soldato italiano che si rifiutò di aderire alla Rsi e venne deportato

Il libro racconta la storia dimenticata di Serafino, un soldato italiano che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e il rifiuto di aderire alla Repubblica Sociale Italiana – lo stato fantoccio costituito dagli ultimi rigurgiti fascisti costituito nel Nord Italia, voluto e sostenuto dai nazisti durante l’occupazione – venne deportato e internato in un lager. Come per centinaia di migliaia di suoi commilitoni, il suo status fu cinicamente ridefinito dai tedeschi in IMI (Internato Militare Italiano), sottraendolo, di fatto, alle tutele internazionali riservate ai prigionieri di guerra.

La storia di questi italiani, che dopo il proclama di Badoglio si schierarono dalla parte giusta della storia, è emersa solo tardivamente nella narrazione storica e nella memoria collettiva italiana. Sebbene le prime memorie e ricostruzioni siano apparse a partire dagli anni Sessanta, è solo dalla seconda metà degli anni Ottanta che, grazie al lavoro di storici e associazioni come l’ANEI (Associazione Nazionale Ex Internati), la vicenda degli IMI ha iniziato ad essere indagata con il giusto rigore che richiedeva ricevendo un crescente interesse, fino alla sua ufficialità.

Il libro si basa sul ritrovamento del taccuino del protagonista

La narrazione di Toschi si basa sul ritrovamento del taccuino del protagonista, Serafino, che documentò la sua drammatica prigionia tra il 1943 e il 1945, compiendo quella che venne poi definita “Resistenza senz’armi“. Il racconto offre uno spaccato intimo e profondo sulla vita e la dignità sempre mantenuta, nonostante le condizioni disumane in cui versavano centinaia di migliaia di internati, costretti al lavoro coatto e alle privazioni.

La vicenda personale di Serafino si intreccia con la memoria collettiva di un periodo drammatico, richiamando l’attenzione sul destino di quei militari che scelsero la prigionia e il lavoro forzato piuttosto che l’onta della collaborazione.

L’incontro di sabato 15 novembre si aprirà con i saluti istituzionali del sindaco di Faenza, Massimo Isola, e proseguirà con un dialogo tra l’autore, Giuseppe Toschi, e Marisa Tronconi, figura molto amata in città per essere stata per anni dirigente dell’Istituto Comprensivo San Rocco e grande appassionata di letteratura e storia.

L’evento si configura come un importante appuntamento per riflettere sul valore umano della testimonianza e sulla necessità imprescindibile di continuare a preservare la memoria storica attraverso la voce della narrativa.

Chi è Giuseppe Toschi

Giuseppe Toschi è nato a Conselice e vive a Faenza. Laureato in Pedagogia è stato prima insegnante elementare e successivamente dirigente scolastico. Ha ricoperto incarichi istituzionali nella sua città e ha pubblicato, nel corso della sua attività professionale, articoli di didattica e di pedagogia su riviste specializzate, per poi dedicarsi alla scrittura di romanzi incentrati sulla storia del Novecento.