Inaugurata questa mattina, venerdì 21 novembre, la nuova Stanza Rosa del Pronto soccorso dell’Ospedale Civile di Faenza nasce per garantire un’assistenza riservata, competente e coordinata alle donne vittime di violenza e ai loro figli. Un tassello fondamentale nella rete territoriale di protezione.
Progetto WELL-FARE e la realizzazione della Stanza Rosa

Uno spazio protetto per accogliere le donne vittima di violenza. Non solo pronto soccorso, ma un luogo tranquillo dove ascoltare, comprendere, aiutare. E’ la nuova Stanza Rosa, realizzata nell’ambito del progetto aziendale WELL-FARE: Rete per le donne, iniziativa di sensibilizzazione e raccolta fondi dell’Azienda Usl della Romagna.
Il progetto punta al miglioramento degli ambienti ospedalieri dedicati alla cura e all’accoglienza delle donne vittime di violenza e dei minori, con l’obiettivo di garantire spazi adeguati e un’assistenza sanitaria e psicologica di qualità. Dando uno sguardo agli accessi del pronto soccorso per le violenze di genere, i dati sono impressionanti: 58 casi dall’inizio dell’anno, un donna vittima di violenza a settimana. Il confronto con i dati precedenti conferma una tendenza stabile. «Partivamo da 74 casi nel 2018 – spiegano le infermiere del pronto soccorso -. Da inizio anno abbiamo registrato anche un episodio di violenza sessuale». Una parte delle pazienti proviene anche dai territori limitrofi, come Lugo, a riprova del fatto che i percorsi di presa in carico possono essere complessi. «A volte i racconti cambiano perché c’è dentro un’angoscia che deve essere tirata fuori. Le donne che arrivano in Pronto soccorso sono la punta di un iceberg».

Un ambiente riservato per donne e minori
La raccolta fondi, che ha preso il via quattro anni fa, ha coinvolto una vasta parte della società civile, trovando sostegno nel mondo dell’imprenditoria locale, delle banche del territorio, delle associazioni di volontariato e dell’ambiente sportivo.
E’ la «prima stanza di accoglienza in provincia, a cui ne seguiranno altre», ha dichiarato Aura Brighenti, direttrice e dirigente medico della direzione medica del presidio ospedaliero. La stanza è concepita per garantire riservatezza e serenità. Come ha spiegato Elisabetta Montesi, direttrice dell’Unità operativa accoglienza, l’obiettivo è «affiancare il percorso delle donne vittime di violenza con una stanza in tutti i Pronto soccorso. Vogliamo creare un clima familiare». Spesso le donne arrivano accompagnate dai bambini e per questo il nuovo spazio dispone anche di un’area dedicata ai più piccoli, dove possono essere accolti da persone con esperienza in arte terapia, così da alleviare l’impatto emotivo del trauma vissuto. Il progetto ha visto la collaborazione con associazioni di volontariato e una coprogettazione con la casa circondariale di Forlì.
La rete territoriale contro la violenza
Il lavoro di rete è centrale. Anna Lusa, responsabile organizzativo della direzione infermieristica dell’ospedale di Faenza, ha ricordato che la struttura ha ottenuto due Bollini Rosa per l’attenzione dedicata alla presa in carico del genere. La rete coinvolge forze dell’ordine, questura, servizi sociali, i centri antiviolenza come Sos Donna, e anche la diocesi di Faenza-Modigliana, che offre uno sportello di ascolto collegato al sistema territoriale.
Ogni anno, attorno al 25 novembre, l’ospedale promuove iniziative di sensibilizzazione, rafforzando un impegno continuo. «Siamo impegnati ad affrontare una battaglia che ci ha visto perdenti – ha aggiunto il sindaco di Faenza, Massimo Isola -. Abbiamo il dovere morale, come istituzioni e come comunità, di intervenire e gestire con responsabilità le diverse manifestazioni della violenza. Dobbiamo continuare a impegnarci e a fare rete. Non stiamo risolvendo il tema umano e sociale, per ora ci occupiamo di gestire gli effetti concreti di orrore e violenza». Il primo cittadino ha ricordato anche la simbolica iniziativa delle scarpette rosse in ceramica, divenute emblema della lotta alla violenza. «Le donne che arrivano al Pronto soccorso sono solo il primo scalino, ma dietro ce ne sono probabilmente centinaia che non denunciano. L’ospedale rappresenta valori prima ancora di fornire servizi». La Stanza Rosa diventa quindi un presidio fondamentale nella lotta alla violenza di genere. Uno spazio discreto, riconoscibile solo da chi deve usarlo, pensato per chi si trova nel momento più fragile e ha bisogno prima di tutto di essere ascoltato e accolto.
Barbara Fichera














