Prosegue lunedì 24 novembre alle 20.30 a Faenza in Seminario (viale Stradone 30) il ciclo di incontri della Pastorale sociale con il secondo che avrà come tema Monti di Pietà e Monti Dotali tra solidarietà e finanza che sarà condotto da Giulia Gioeli dell’Istituto italiano per gli Studi storici. Tema di particolare attualità in vista dell’anno francescano – nel 2026 ricorre l’ottavo secolo dalla morte di San Francesco – in considerazione del ruolo storico ricoperto dall’ordine francescano nella nascita dell’economia di mercato.
Furono i frati francescani a fondare i Monti di Pietà
Nella seconda metà del XV secolo i frati francescani fondarono i Monti di Pietà, istituzioni finanziarie senza scopo di lucro che sono all’origine della tradizione della finanza popolare e sociale italiana ed europea. L’Umbria francescana fu il luogo da cui l’istituzione dei Monti di Pietà si sviluppò spinta dai Frati Minori Osservanti. L’obiettivo era raccogliere denaro, frutto di donazioni pubbliche o private, con l’intento di creare un cumulo di risorse finanziarie, un Monte appunto, da impiegare per aiutare le persone in difficoltà, liberando le classi meno abbienti dalle maglie dell’usura che già a quel tempo affliggeva la società. Obiettivo dei francescani era anche quello di contrastare il monopolio della comunità ebraica e porre dei correttivi alla gestione dei prestiti. Chi aveva necessità finanziare poteva depositare un oggetto il cui valore veniva stimato ai fini di concedere un prestito garantito dal bene. Al termine del prestito il bene poteva essere riscattato con la restituzione del denaro prestato, in caso contrario il Monte aveva diritto di rivendere l’oggetto. Se il ricavato dalla vendita era superiore alla somma prestata, una percentuale precedentemente concordata veniva trattenuta dall’Istituto ed il rimanente andava al proprietario. L’istituzione del Monti di Pietà si diffuse soprattutto nel XVI secolo, dopo che Papa Leone X con la bolla “Inter multiplices” del 4 maggio 1515 riconobbe la legittimità dei Monti di Pietà, lodandone gli scopi “buoni e necessari alla società” e dichiarando la legalità del modesto onere finanziario purchè fosse limitato alla sola copertura delle spese di gestione.
Flavio Venturi
*incaricato Pastorale sociale














