Il Comitato No Viadotto di Solarolo, nel corso di un incontro tenutosi lo scorso 28 ottobre, ha ribadito l’assoluta contrarietà all’ampliamento della linea ferroviaria Bologna-Castel Bolognese. Il progetto, redatto da Rfi su richiesta della Regione e per cui sono stati stanziati 3,6 miliardi, è ormai noto e prevede il quadruplicamento della linea, da realizzarsi mediante un viadotto lungo 30 km e che nel territorio di Solarolo vedrebbe dei piloni alti fino a 15 metri, per permettere alla nuova ferrovia di bypassare l’autostrada A14 ed interconnettersi con le linee esistenti. Un progetto impattante sul territorio che ha sollevato parecchie polemiche, anche alla luce degli ultimi dati di Ispra che vedono l’Emilia-Romagna prima in Italia per consumo di suolo nel 2024 e la provincia di Ravenna, al quarto posto in regione (10,5%). Non sono soltanto i comitati a schierarsi contro quest’opera. Sono tante le voci di ingegneri, progettisti ed esperti indipendenti, a chiedere di non procedere con la costruzione del viadotto perché, grazie alla tecnologia Ertms/Etcs, esiste un’alternativa che consente di ottenere risultati migliori con costi inferiori, tempi ridotti e impatto ambientale pressoché nullo. Tra i tecnici indipendenti che sostengono un’alternativa tecnologica al viadotto c’è Alessandro Fontanelli, regista di tutta la comunicazione targata Rfi che ha seguito da vicino la progettazione e lo sviluppo delle linee ad alta velocità italiane, dove il sistema Ertms/Etcs è in uso dal 2004.

Intervista ad Alessandro Fontanelli

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Fontanelli, quali sono le criticità individuate dai voi tecnici indipendenti in questo progetto?

È un progetto inutilmente faraonico e ad altissimo impatto ambientale, con un grande consumo di suolo agricolo. Il viadotto sarebbe un vero e proprio ecomostro, che deturperebbe irrimediabilmente il paesaggio. Costruire un’opera così imponente non produrrebbe nemmeno un aumento della capacità ferroviaria.

Per quale motivo?

Sulla linea Bologna-Ancona c’è un collo di bottiglia all’altezza di San Vitale, dove entrano quattro linee (due tradizionali e due ad alta velocità) su due binari. Il nuovo tracciato infatti, secondo quanto prospettato, partirebbe proprio da San Vitale per arrivare a Castel Bolognese, ma l’ingresso dei treni in stazione a Bologna rimarrebbe difficoltoso e in quel punto non è possibile costruire nuovi binari.

Ci sarebbero benefici per la comunità locale?

No, perché Solarolo sarebbe solo uno snodo dove la nuova ferrovia, mediante il viadotto, si interconnette alle altre linee. Per la comunità locale quest’opera porta solo espropri di terreni agricoli e un impatto paesaggistico devastante.

L’alternativa proposta da voi tecnici indipendenti ha come perno la tecnologia ferroviaria Ertms/Etcs. In che cosa consiste?

È un sistema innovativo di gestione e controllo del traffico ferroviario, che regola la circolazione in totale sicurezza. I convogli sono connessi via radio e il monitoraggio computerizzato avviene metro per metro. Significa che su una stessa tratta possono viaggiare più treni, distanziati in base alla propria posizione e velocità, con un aumento considerevole della capacità di una linea ferroviaria. Questa tecnologia, sviluppata in Italia negli anni Novanta e poi diffusa, con ottimi risultati, in tutto il mondo è stata voluta dall’Unione Europea per avere interoperabilità tra i sistemi europei di gestione del traffico ferroviario.

È un sistema applicabile anche alla linea Bologna-Ancona?

Sì, il sistema Ertms/Etcs di livello due si può implementare non solo sulle linee ad alta velocità ma anche sulle tratte “tradizionali”, dove consente di far transitare un treno ogni quattro minuti. Sulla Bologna-Ancona è possibile raddoppiare il traffico, senza raddoppiare i binari o realizzare opere civili. Con questa tecnologia è inoltre possibile fluidificare il traffico tra Bologna San Vitale e Bologna Centrale e aumentare il numero di treni in entrata. Grazie infatti all’Ertms/Etcs di livello quattro, sviluppato per gestire la circolazione negli snodi ferroviari, è possibile ridurre il distanziamento tra i treni, in rapporto alla loro velocità e in totale sicurezza.

Un’alternativa al viadotto quindi c’è, con risultati migliori per quanto riguarda l’aumento della capacità di circolazione ferroviaria, con costi molto inferiori e tempi ridotti.
Rfi ha infatti già in essere un piano di investimenti da 2,7 miliardi di euro, con fondi Pnrr, per installare l’Ertms/Etcs sulla rete ferroviaria italiana, tra cui la linea Bologna-Ancona tra il 2026 e il 2030.

Perché allora non è stata presa in considerazione questa soluzione?

Il viadotto è stato progettato a partire dal 2021, quando il sistema Ertms/Etcs non si poteva applicare ad una linea tradizionale. La tecnologia però ha fatto passi da gigante in questi ultimi anni e il progetto, così come è stato strutturato, è anacronistico e obsoleto.

Si aspetta che le istituzioni ora valutino la soluzione prospettata da voi tecnici?


Certamente. La Regione che ha l’ultima parola, non si è ancora pronunciata. Ci aspettiamo che l’alternativa, caldeggiata da tanti tecnici ed esperti indipendenti, possa essere valutata attentamente perché portare avanti il progetto originario sarebbe una scelta illogica, con sperpero di denaro pubblico e distruzione di un territorio, così vocato all’agricoltura

Samuele Bondi