I volontari Caritas si sono trovati per fare il punto sull’impegno profuso a livello parrocchiale e accogliere alcuni possibili nuovi volontari. Oltre la ventina i convenuti, con presenze in servizio più o meno lunghe. Da chi si occupa dell’incontro periodico con gli assistiti nel Centro di ascolto (da poco ricollocato come sede in uno stabile nel cortile di ingresso della chiesa S. Apollinare) per definire, anche con la collaborazione dei Servizi Sociali comunali, la tipologia di assistenza da fornire. Diversi coloro che si occupano della distribuzione di vestiti o di alimenti in locali collocati in via Cavour. Compresi alcuni addetti alle varie fasi del rifornimento degli alimentari, che settimanalmente si recano al Banco Alimentare di Imola o fanno raccolta di eccedenze presso forni, bar o pasticcerie in città. Diverse decine sono le famiglie che si rivolgono alla Caritas per le loro necessità, straniere ma anche italiane. Molte lo fanno per un periodo, altri sono costretti a chiedere aiuto per un tempo anche lungo. Per tutti sono garantite accoglienza e una risposta dignitosa alle necessità.

Sono 59 le famiglie che si rivolgono al Centro

Russi annovera 5.655 famiglie, su una popolazione totale di 12.285 abitanti (2,17 componenti a famiglia). «59 le famiglie che si rivolgono al Centro, tra italiane e straniere» dice la coordinatrice Donata Utili. Appena l’1% del totale, il che ci presenta un quadro di sostanziale benessere. Sul versante vestiario e alimenti le risposte sono più che adeguate (anche Porta Nova contribuisce con periodici pranzi per chi è in difficoltà). «Grande criticità – continua Donata – sul versante abitazione. Quasi impossibile trovare affitti, e quand’anche si trovassero le cifre richieste sono esorbitanti. Si arriva anche a 650 euro mensili per 40/50 metri quadri». Don Emanuele Casadio, vice parroco e direttore Caritas diocesana, ha sottolineato come i volontari debbano essere operativi, ma alla base del loro servizio devono cercare di farsi testimoni, come recita lo statuto Caritas, che nel primo articolo dice di occuparsi «della carità della comunità ecclesiale italiana, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell’uomo, della giustizia sociale e della pace, con attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica». Le persone presenti come uditrici hanno ascoltato e meditato un loro possibile contributo. L’attività Caritas, infatti, richiede l’impegno di molte persone che mettano in campo disponibilità, ma anche capacità relazionali con attenzione e umiltà. Chiunque può richiedere, in ogni momento, di aggregarsi, mettendo a disposizione tempo e capacità.

Giulio Donati