Lo scoutismo è spesso sempre associato ad attività concrete, all’aria aperta, spendendosi per altri. Per fortuna questo è vero, ma oltre a una fase attiva che comprende lo stare con i ragazzi e metterli a contatto con esperienze forti, ce n’è una più strategica, che è la progettazione di quelle stesse attività. Proporre lo scoutismo oggi, significa soprattutto progettare l’azione educativa. In concreto è guardarsi in faccia e dirsi: «Cosa sogniamo per i nostri ragazzi, verso quali orizzonti vogliamo condurli?». Non a caso, Baden Powell, il fondatore del movimento, usava dire «Guarda lontano, e se non ti sembra di guardare lontano, guarda ancora più lontano». Per fare questo, lo strumento d’eccellenza in Agesci è il Progetto Educativo, che ogni gruppo scout è chiamato a elaborare ogni tre anni.

Il gruppo Agesci con sede a San Savino (Paradiso) sta scrivendo il proprio progetto educativo

Anche il Faenza 4, nostro gruppo in parrocchia, sta elaborando il proprio in questi mesi. Quindi, perché progettare o -meglio – perché progettarsi? Progettiamo perché non possiamo mai dare per scontato ciò in cui crediamo e come vogliamo camminare insieme, per il gruppo e con il gruppo, perché anche una Comunità Capi di quindici educatori scout è una piccola Chiesa. Progettiamo perché crediamo sia un modo per dare voce alla Provvidenza; perché forse anche gli apostoli, in quella stanza, dopo aver ricevuto lo Spirito Santo, si sono chiesti come e cosa fare e hanno dovuto creare una sorta di progetto. Progettiamo, soprattutto, perché vogliamo molto bene ai nostri ragazzi; ci sentiamo legati a loro e al loro futuro, che solo il Signore conosce, ma noi non possiamo prescindere da immaginarceli grandi e felici, cittadini attivi, cristiani entusiasti.

Queste parole – che possono sembrare lontane – le sentiamo invece particolarmente vive, motore del nostro servizio. Ci sostengono nei momenti difficili e in tutte quelle volte in cui ci rendiamo conto che quello stesso progetto non funziona, non viene capito o anche, semplicemente, è sbagliato. Fanno sentire anche noi discepoli inviati, impegnati in qualcosa di più grande di noi, nella costruzione di un Regno di Dio che è più vicino di quel che pensiamo e che siamo convinti si realizzi poco alla volta, passo dopo passo, ogni weekend, ogni attività, ogni esperienza vissuta con i nostri scout.