La faentina Carlotta Ragazzini ha conquistato tre medaglie agli Europei di tennis tavolo di Helsingborg, un risultato che la conferma tra le atlete più forti del panorama internazionale. Oro, argento e bronzo che arricchiscono un percorso di crescita costante, mentre l’obiettivo si sposta già verso il Mondiale 2026.
Prestazioni da sogno agli Europei
Oro, argento e bronzo: l’atleta faentina Carlotta Ragazzini ha conquistato una medaglia in tutte le gare disputate agli Europei di tennis al tavolo di Helsingborg. Dopo l’argento nell’individuale classe 3, è arrivato l’oro nel doppio classe WD5 insieme a Giada Rossi e il bronzo nel doppio misto classe XD4 con Federico Falco. A differenza delle gare individuali, i doppi si disputano con la formula del girone all’italiana. La coppia azzurra ha vinto tutti gli incontri senza concedere un set. La 24enne, in forza alla nazionale italiana paralimpica, ha confermato una crescita inarrestabile: da febbraio è ai vertici dei tornei nazionali e internazionali. Le medaglie conquistate in Svezia si aggiungono ai due bronzi degli Europei 2023 e al bronzo paralimpico ottenuto alle Paralimpiadi di Parigi 2024. All’appello manca solo la medaglia mondiale, in programma nel 2026 in Thailandia.
Intervista a Carlotta Ragazzini

Ragazzini, Contenta di questo risultato?
Molto. Innanzitutto per il singolo argento. Due anni fa avevo vinto il bronzo e perso in semifinale e mi sarebbe piaciuto migliorarmi. Sono contenta di come è andata la finale: ho giocato contro la campionessa in carica, che quest’anno non ha perso una partita. Me la sono giocata alla pari. Era la mia prima finale di una grande manifestazione, con tanti spunti per il futuro. E poi l’oro nel doppio con Giada è una grandissima soddisfazione.
Tra l’altro nel doppio non avete perso neanche un set. Come ti sei trovata con i tuoi compagni?
Benissimo. Con Giada è il primo anno che giochiamo insieme: fino all’anno scorso lei era con Michela Brunelli e, dopo il ciclo olimpico a Parigi, è stato deciso che avremmo iniziato a giocare insieme. Ci conosciamo da tanto tempo, è la mia compagna di stanza a Lignano. Negli ultimi anni ho visto più lei della mia famiglia e mi fa piacere che il titolo sia stato vinto insieme a lei. E’ stato bello anche condividere la medaglia con Federico, già vinta nel 2023.
Avete festeggiato?
Ancora no. Sono tornata l’altro ieri sera, mi sono riposata, ci penserò. Adesso mi godo la mia famiglia.
Te lo aspettavi?
Speravo di poter portare a casa delle medaglie. Tra atlete ci conosciamo bene e vincere durante una grande manifestazione è ancora meno scontato che durante uno dei tornei dell’anno. Si respira un’altra aria, non si può mai dare niente per certo. Ci speravo, ma cerco di pensare alle cose da fare e non al “devo vincere”, perché se si pensa “devo vincere” diventa un pensiero troppo grande da controllare e ci si fa prendere dall’agitazione.
Negli ultimi mesi sei sempre arrivata ai primi posti. Quanto hai lavorato per questo?
Non proprio sempre (ride), si lavora tanto. Ci alleniamo 6 ore al giorno, tre la mattina e tre il pomeriggio, più la preparazione atletica.
Ora un po’ di riposo o ricominciano gli allenamenti in vista del Mondiale 2026 in Thailandia?
Adesso abbiamo un periodo di pausa a Lignano, torniamo a gennaio. Ho qualche allenamento a dicembre però non ai ritmi soliti. Ricominceremo a gennaio con gli allenamenti, i primi tornei internazionali saranno a marzo e da lì fino al Mondiale. Le qualificazioni si chiudono a luglio, sperando di essere qualificati, mentre i Mondiali si terranno a novembre.
Che tipo di racchetta hai?
La racchetta ha un telaio di legno, da qualche mese ho iniziato a utilizzare un telaio eptagonale (forma che sta prendendo piede negli ultimi anni, quella classica è tondeggiante) ed è fatto a mano perché il mio allenatore ha pensato che averlo leggermente più lungo del normale sarebbe stato utile per compensare il mio non essere molto alta. Come gomme invece ho una liscia e una puntinata lunga (le gomme possono essere lisce, puntinate lunghe o puntinate corte, la differenza è che cambiano gli effetti che danno alla pallina e di ogni tipo ne esistono centinaia). Ognuno ha la sua racchetta, in base alle proprie esigenze e viene controllata prima di ogni partita per verificare che rientri nei parametri del regolamento.
Oltre allo sport hai tempo per altro?
No, lo studio è un tasto dolente. L’ho messo da parte per ora. Non voglio abbandonarlo ma in questo momento è difficile.
A 24 anni sei tra le più giovani della nazionale.
Sì, sono tra le più giovani della mia classe e della nazionale: c’è solo un ragazzo che ha un paio d’anni meno di me, gli altri sono più grandi.
Ti senti un esempio per i giovani?
Mi imbarazza sempre essere presa come esempio, perché non mi sento di aver fatto niente di particolare. Tante volte gli atleti paralimpici sono definiti supereroi, ma siamo persone normalissime con qualche difficoltà, che hanno trovato il modo di superarla. Abbiamo pregi e difetti come tutti, e chi ci conosce lo può confermare. Non mi sento un esempio. L’unica cosa che mi fa davvero piacere è quando vado nelle scuole: da piccola, durante l’ora di educazione fisica, mi dicevano “è meglio se non fai niente” e ci rimanevo male. Far conoscere lo sport paralimpico e la disabilità può servire anche solo a un ragazzino che vede una gara in tv e pensa: “Se lo fa lei, lo posso fare anche io”. All’inizio, quando ho conosciuto i miei compagni di squadra, già vincevano medaglie e giravano il mondo: averli accanto è stato fondamentale. Non solo per lo sport, ma anche per cose pratiche tipo imparare a caricare la carrozzina in macchina. Più esempi e persone conosci e più vedi che le cose si possono fare. Brave persone che hanno fatto le cose prima di te.
Quanto conta la concentrazione nel tennis tavolo?
E’ fondamentale, in partita ma ancora di più in allenamento. In partita non si ha il tempo di pensare mentre si gioca: devi averci pensato tanto in allenamento. Con ogni pallina devi capire cosa fare e come farlo. Cerco di concentrarmi il più possibile, non sempre mi riesce.
E’ un talento o si impara?
Sono così di natura: a scuola stavo attenta, mi piace tanto leggere. Studiavo con la musica o la tv accesa, mi concentravo meglio. Però nella disciplina che fai devi allenare la concentrazione ogni giorno. Più ti alleni, più cose impari, più è difficile gestire tutto.
La tua famiglia ti sostiene?
Certo. E’ anche grazie a loro se sono qui. E poi il mio allenatore Alessandro Arcigli, che è anche direttore tecnico della nazionale e che conosco dall’età di 14 anni. Allenatore in panchina da quest’anno: senza il suo aiuto sarebbe stato tutto più complicato. E anche tutto lo staff di Lignano e chi ci ha accompagnato agli Europei: infermieri, preparatori atletici, fisioterapisti. Da soli non si va da nessuna parte.
Barbara Fichera














