La Sagra delle castagne di Marradi, appuntamento immancabile dell’autunno, anche quest’anno ha richiamato migliaia di visitatori. Quattro domeniche dedicate al marrone Igp, al profumo delle caldarroste e ai sapori della montagna, che hanno confermato quanto questa manifestazione resti un punto di riferimento per il territorio e per la comunità. «La sagra è andata bene – racconta Alessandro Bellini, della Pro Loco di Marradi –. Negli ultimi dieci anni abbiamo avuto una media di 15.880 presenze, e anche se quest’anno siamo stati di poco sotto, possiamo dirci soddisfatti». Il record rimane quello del 2022, l’anno post-pandemia, dove la partecipazione è stata molto alta, probabilmente per la voglia delle persone di tornare a uscire dopo il lockdown. Quest’anno circa 6mila persone ogni domenica, con la sola eccezione della prima giornata, penalizzata dalla pioggia. Dietro alle presenze, però, c’è anche una realtà fatta di sforzi organizzativi e di costi sempre più elevati. «Dal punto di vista economico – spiega Bellini – la sagra resta un impegno importante: le spese per la sicurezza, per la pubblicità e per i servizi sono alte, e spesso non si riesce a chiudere in attivo. Ma la sagra per noi è soprattutto un modo per far conoscere Marradi, la sua storia e i suoi prodotti d’eccellenza».
Tra le novità di quest’edizione, la “Via degli artisti” e il “Bosco degli artigiani”, due spazi pensati per unire la tradizione alla creatività contemporanea. «Abbiamo voluto dare spazio a chi crea con le mani – spiega Bellini –: artisti che lavorano materiali di recupero, artigiani che si fanno conoscere attraverso il loro mestiere. È un modo per raccontare la nostra identità anche fuori dagli stand gastronomici».
Non è mancata la collaborazione con realtà esterne: significativa, ad esempio, la presenza dell’associazione dei camperisti, che ha portato a Marradi oltre 50 mezzi nella seconda edizione del raduno. «Con loro – racconta Bellini – non abbiamo puntato ai grandi numeri, ma alle relazioni: abbiamo raccolto e cucinato insieme, condividendo un’esperienza autentica. È questo che vogliamo trasmettere: una sagra fatta di persone, non solo di numeri».
«Serve ricambio generazionale»

I marroni di Marradi, seconda castagna in Italia a ottenere l’Igp, resta la protagonista indiscussa. Dopo alcuni anni difficili per via della siccità, la stagione 2025 ha regalato buone notizie. «Negli ultimi anni il cambiamento climatico ha inciso molto: poca pioggia, pochi frutti. Quest’anno invece, grazie alle piogge estive, i marroni non sono mancati, e già dalla prima domenica c’erano prodotti freschi e di qualità». La sfida per il futuro, però, resta aperta. «Temiamo che, col tempo, la produzione dovrà spostarsi più in alto, perché il clima sta cambiando troppo e alle quote attuali sarebbe impossibile produrre – spiega Bellini –. Stiamo già seminando nuovi impianti a quote maggiori, per garantire la produttività. Le nuove tecnologie possono aiutare nella raccolta, ma serve anche un ricambio generazionale: i giovani sono ancora pochi, e il settore rischia di soffrirne». La castagna, un tempo considerata “il pane dei poveri”, oggi è tornata a essere un prodotto apprezzato e valorizzato. «Nel 1921 – ricorda Bellini – il 63% dei marradesi lavorava in agricoltura, circa 7mila persone. Oggi le cose sono cambiate, ma l’interesse per la farina di castagne è cresciuto: da prodotto svalutato è diventato un ingrediente ricercato, adatto anche ai celiaci e perfetto con cibi grassi e carni saporite».
Tra le specialità più amate, naturalmente, spicca la torta di marroni di Marradi, simbolo gastronomico della zona, insieme a molti altri dolci che la Pro Loco sogna di promuovere non solo in autunno, ma tutto l’anno.
Il calendario delle iniziative non si è chiuso con ottobre. Il 7 dicembre è già in programma una nuova edizione de I Marroni d’inverno, una piccola sagra dedicata alle castagne anche nella stagione fredda. E non mancano nuove idee: la cosiddetta “sagretta”, tenutasi l’11 ottobre, ha aperto la stagione con un evento più intimo ma molto partecipato, segno della vitalità del paese.
Turismo e ferrovia
Bellini non nasconde le difficoltà legate alle frane e all’alluvione, che hanno colpito duramente il territorio negli ultimi anni. «Nonostante tutto, la partecipazione è stata alta. Ma serve che la ferrovia venga sistemata: è fondamentale per la vita quotidiana e per eventi come la sagra. Usare meno l’auto significa anche evitare code, come quella dei 40 minuti al semaforo di Sant’Adriano».
Guardando avanti, l’obiettivo della Pro Loco è chiaro: unire, valorizzare, coinvolgere. «Vogliamo continuare a lavorare con i camperisti e con tutte le realtà che vogliono scoprire Marradi – conclude Bellini –. La Pro Loco deve essere l’ente unente, quello che tiene insieme le forze del territorio».
Tra i sogni per il futuro, anche quello di un mulino dove essere autonomi nel lavorare della farina e per mostrare ai visitatori le fasi della lavorazione della farina di castagne, completando così a 360 gradi il percorso “dal bosco alla tavola”.
«La sagra non vuole essere solo un evento gastronomico – conclude Bellini – ma anche un modo per far conoscere tutti i passaggi della raccolta, le tradizioni e i saperi che stanno dietro al nostro marrone e a tutto il territorio».
La Sagra delle Castagne di Marradi, insomma, continua a essere molto più di una festa paesana: è un simbolo di resilienza, comunità e identità locale, che ogni anno rinnova il legame tra la montagna, la sua gente e un frutto che, da secoli, racconta la vita di questo angolo di Appennino.
Jacopo Cavina














