Ago e filo come modalità di espressione. Chiaraemme è il brand di abbigliamento dell’omonima fondatrice trentaduenne Chiara Missiroli. Nata a Faenza, oggi vive a Solarolo con il marito Yuri e le due figlie. Chiara è cresciuta insieme ai tre fratelli a stretto contatto con la bisnonna sarta, fonte di ispirazione per il suo progetto. Dopo il diploma di maturità intraprende gli studi di giurisprudenza, per poi iscriversi al corso di laurea in cultura e pratiche della moda di Rimini. Conclusi gli studi, inizia la sua carriera da tirocinante, ma sarà nella camera da letto della casa natale che nascerà la sua prima collezione sartoriale, ideata, disegnata e cucita da lei. Nasce così uno spazio sartoriale, ispirato ai vecchi atelier di moda.

Intervista a Chiara Missiroli

chiaraemme

Chiara, in cosa consiste il tuo laboratorio sartoriale?

Venire da me è un’esperienza. Non è solo shopping, ma tempo dedicato all’ascolto e alla realizzazione dei desideri della cliente. Per ogni stagione disegno e realizzo una collezione differente con l’aiuto della mia collaboratrice modellista. Lei realizza e ritaglia i modelli in carta mentre io taglio e cucio il tessuto. Alla cliente mostro gli scampoli disponibili, pezzi unici recuperati da ritagli delle grosse aziende, e i modelli realizzabili. Scegliere colori, tessuti, modello che più valorizza la figura, vedere realizzare un capo unico e apportare modifiche insieme è ciò che caratterizza l’esperienza in boutique.

Cosa significa ideare una collezione di moda?

Ho due bambine piccole. Il lavoro è il mio terzo figlio. Ogni capo è un pezzettino di me. Realizzare i miei capi d’abbigliamento è la più alta forma d’espressione che trovo.

Che risposta hai dalle clienti?

È un rapporto d’amore. Durante le fasi di ideazione e realizzazione di un capo si crea rapporto confidenziale, intimo. Non tutti sono in grado di comprendere il senso di questa realtà. Quello che aiuta a capire il mio mondo sono i workshop di uncinetto e cucito che realizzo presso il mio atelier.

Quali le difficoltà?

Le due emergenze Covid e alluvione. Avevo appena iniziato a lanciare la mia collezione e attività sartoriale. In un periodo in cui tutte le attività si erano interrotte, mi sono dovuta reinventare. Ho iniziato una produzione di cuffiette e mascherine che mi hanno aiutato a lanciare il mio brand. Poi ho investito tutto quello che avevo per ampliare il mio laboratorio e acquistare macchine per cucire professionali e tessuti di ottima qualità. Poco dopo è arrivata l’alluvione che ha distrutto in pochissimi secondi Chiaraemme, e tutto quello su cui avevo investito. Insieme alle macchine, ho dovuto buttare tutti i tessuti intrisi di fango, tra cui quelli che mi aveva lasciato la mia bisnonna.

Quali valori vuoi trasmettere?

Il rispetto per l’ambiente. Credo moltissimo nella realizzazione di un’economia sostenibile e nell’impatto delle scelte di ciascuno. Io so cucire e farlo mi appassiona. Chiaraemme ha prezzi accessibili a tutti. Cerco di mantenere prezzi ragionevoli per poter dare a tutte la possibilità di acquistare da me, insieme alla possibilità di scegliere nel rispetto dell’ambiente. I tessuti sono selezionati, al 90% naturali e provengono dagli scarti di grandi industrie, sono quindi materiali recuperati. Con il mio brand spero di smorzare lo shopping compulsivo del fast fashion e di invogliare all’acquisto di prodotti realizzati nel rispetto dell’ambiente e dei diritti dell’uomo, soprattutto dei minori. Con la mia offerta do la possibilità di scegliere in maniera alternativa, di realizzare un piccolo gesto che possa, come altre realtà, restituire un mondo migliore di come ci è stato dato.

Che progetti hai per il futuro?

L’obiettivo è quello di continuare a raccontare chi sono attraverso le mie collezioni. Mi piacerebbe anche trovare il modo di ampliare il mio atelier e renderlo più centrale, ma non sono del tutto convinta. L’intimità che si respira nel mio laboratorio l’apprezzo molto, mi permette di dare una giusta accoglienza al cliente e di curare a 360 gradi la sua richiesta.

Lisa Berardi