Mi raccomando. Non andate a casa depressi – dice l’esperto di clima Pierluigi Randi – tanto i meteorologi non ci prendono mai». Il presidente dell’Ampro (Associazione meteo professionisti) è intervenuto la settimana scorsa in seminario, a Cesena, all’appuntamento promosso dalla Caritas diocesana e dalla Commissione diocesana Gaudium et spes. Il quadro messo in mostra da Randi, (meteorologo dell’anno per il 2024) non è per nulla rassicurante. Eppure la partenza della sua lezione (di stampo quasi accademico, ma pure divulgativo) è rassicurante. «Il clima è sempre cambiato», dice in apertura, e pare voler fare intendere che non c’è neppure troppo da stare preoccupati. Invece, continua, «ora assistiamo a cambiamenti di clima improvvisi. Anzi, mai stati così improvvisi». Quando si parla di clima, osserva, si intende un lasso di tempo di almeno 30 anni. Per tempo meteorologico, invece, si intende una fotografia di quello che sta accadendo in quel preciso istante. «La rapidità dei cambiamenti è il dato più preoccupante. Un grado e 20 di aumento negli ultimi 50 anni è qualcosa che non era mai accaduto, in presenza di una diminuita attività del sole». Del gas serra abbiamo bisogno, spiega Randi, altrimenti ci sarebbe sulla terra una temperatura di -18 gradi centigradi. Solo che noi, insiste, «abbiamo truccato le carte. L’attività dell’uomo incide per almeno il 90 per cento dell’effetto serra cui stiamo assistendo».

Campioni di consumo del suolo

La nostra regione è quella con il maggiore consumo di suolo, fa sapere Randi che mette in guardia da quello che ciascuno di noi può fare, e pure le istituzioni. Anche se, occorre dirlo, le competenze sono molto spezzettate tra Consorzi di bonifica, Autorità di bacino, Comuni, Province e Regione. Questo complica gli interventi che, dice ancora Randi, dopo le alluvioni del 2023 prima e del settembre 2024, «sono stati condizionati dal desiderio di voler fare a ogni costo, anche per l’imminenza delle elezioni». Per mitigare le conseguenze del cambiamento climatico, occorrono risorse, tempo e competenze, mette in luce Randi. «È necessario migliorare il monitoraggio. Le stazioni meteo non sono mai troppe. Ci vogliono webcam e nuovi idrometri». Insomma, occorre stare svegli, anche perché «gestiamo il territorio con il clima del passato. E abbiamo trasformato i fiumi in canali, con la pretesa di mettere l’acqua di una bottiglia in un bicchiere». Anche se, aggiunge, «il rischio zero non esiste». E lo dice con grande onestà intellettuale. Le piogge sono quasi nella norma, anche in Romagna, ma è cambiata l’intensità. Dal 1950 a oggi sono diminuite solo del 10 per cento, ma la loro concentrazione è del tutto diversa. E le proiezioni per il futuro non sono rassicuranti. «Le piogge non dovrebbero diminuire in quantità, ma le temperature si alzeranno rendendo alcune parti del pianeta inabitabili». Ci dobbiamo aspettare molte più migrazioni, insiste Randi, per motivi di clima. Ci saranno guerre per cercare di andare nelle zone con clima più accettabile. Dal 1980 il Mediterraneo registra 1,8 gradi in più. Nel maggio 2023, quando ci furono le due alluvioni del 2-3 maggio e del 16-17, la temperatura dell’Adriatico era di 4-4,5 gradi in più rispetto alla media. Poi si abbiamo assistito a piogge che non si erano mai viste. «Il vero rischio per il futuro – dice Randi – sono i colpi di frusta delle precipitazioni. L’Emilia Romagna è la regione con il più alto rischio alluvionale, anche a motivo della subsidenza che si incrementa di 1,5-2,5 millimetri l’anno, con il mare che si alza. Conselice è sotto il livello del mare». E non è finita qui. Sul dopo alluvioni Randi ha una sua ricetta. «Alcuni interventi sono stati buoni, altri meno – dice –. Si è seguita troppo l’onda emotiva e il desiderio di voler fare vedere che si mettevano in atto delle azioni. Anche per la vicinanza delle elezioni. I politici guardano avanti pochi anni».

Cisterne sui tetti e città-spugna

L’acqua è il nostro petrolio e va conservata. È la ricetta finale di Randi. Da lì non possiamo prescindere. «Anche se l’estetica delle nostre abitazioni ne può subire danno, quando piove dovremmo raccogliere l’acqua e conservarla in botti o nel sottosuolo. Se lo fa uno solo di noi non cambia nulla, ma se lo facciamo tutti, in strada ci sarebbe meno acqua e ne avremmo per i momenti di crisi. Non possiamo più sprecarla». Dobbiamo trasformarci in città-spugna. Potrebbe essere una soluzione, assieme alla gestione ordinaria e alla riprogettazione del territorio. «Se si ripresentano eventi come quelli del 2023 siamo nella stessa situazione». Allora qualcosa occorre mettere in campo. Ci vuole un cambio di mentalità, questa l’urgenza maggiore cui si è raccomandato Randi. Prima che sia troppo tardi. Parola di meteorologo, di quelli che non ci prendono mai…

Francesco Zanotti