Un romanzo che fruga nei panni sporchi del potere, nelle fragilità di chi lo detiene. Domenica 30 novembre, in corso Garibaldi 4, alla Bottega Bertaccini di Faenza, si terrà, alle ore 17.30, la presentazione del libro Erode Amore, ultima pubblicazione del 35enne faentino Valerio Ragazzini. Laureato in sociologia e mass media e politica, Ragazzini lavora oggi come impiegato. Appassionato di lettura e scrittura, esce ora, dopo una serie di pubblicazioni di libri, saggi e articoli con un ulteriore romanzo. Un libro che affonda le sue radici in una accurata ricerca storica all’insegna dell’interpretazione di Erode il Grande. Personaggio controverso, caratteristica messa in risalto dal titolo di questo romanzo introspettivo – Erode Amore sono due parole che non vediamo mai vicine o in associazione – ha sottolineato Ragazzini –. «La scelta del titolo vuole proprio rispecchiare la profonda antitesi che caratterizza Erode – ha aggiunto – una continua contrapposizione della sua vita: tra il tentativo di riprodurre invano, in famiglia e nel popolo, l’amore ricevuto in infanzia e l’impossibilità di essere amato; tra congiure familiari e odio del popolo giudaico».
Intervista a Valerio Ragazzini

Ragazzini, di cosa tratta la tua ultima pubblicazione?
Si tratta di un romanzo che, durante gli ultimi giorni di vita di Erode il Grande, affronta un viaggio psicologico e introspettivo proprio dal punto di vista di questa figura. Erode si trova quindi a fare una sorta di bilancio della vita. Affronta la difficoltà della malattia, fa i conti con il male commesso e assiste alla fine del suo regno. Un romanzo che, pur essendo frutto di una ricca documentazione storica, vuole ricamare sulla figura di questo celebre personaggio, immaginandone pensieri, ossessioni, incubi e speranze.
Da dove arriva l’ispirazione?
A monte di questo progetto c’è una particolare curiosità nei confronti di questo personaggio. È iniziata così una lunga ricerca, che mi ha portato a scoprire aspetti di lui a me del tutto sconosciuti. La voglia poi di scrivere un libro al riguardo nasce dalla volontà di giustificare l’apposizione associata “Il Grande”. Non sono mai riuscito a spiegarmi i motivi per cui Erode, personaggio prevalentemente ricordato per la strage degli innocenti, fosse appellato in questo modo, quando per noi è una figura del tutto nefanda. Quello che emerge dalle fonti storiche, e quello che effettivamente tento di mettere in luce nel mio libro, è il fatto che la sua figura non può esaurirsi attorno a un tragico e celebre evento. Erode è stato anche abile uomo politico; costruttore ed edificatore efficace; grande portatore di benessere in Giudea, terra che ha visto la sua massima fioritura proprio con Erode. Da qui la giustificazione del suo nome.
Credi che un personaggio come Erode il Grande abbia ancora qualcosa in comune con l’uomo di oggi?
Sì, ovviamente i tempi sono estremamente diversi, ma credo sia un personaggio a suo modo ancora attuale. Erode è un uomo che si è trovato a dover scegliere tra il potere e gli affetti familiari. È un uomo che per tutta vita ha cercato di riprodurre invano, nei rapporti familiari e in quelli con il popolo, quella serenità vissuta nella famiglia di origine. Erode è uomo corrotto dal potere che se da un lato, lo porta a realizzare grandi cose per la Giudea, dall’altro lo porta a scoprire tradimenti, cospirazioni e congiure familiari e popolari.
Credo che indagare il turbamento di questa figura, possa, in quanto uomo afflitto dalle sue fragilità, aiutare a capire certe dinamiche dell’uomo di oggi.
Qual è stata la parte più complessa di questo lavoro?
Sicuramente la pianificazione del romanzo. Affrontare un tema come questo e parlare di una figura storica senza volerne però fare un libro di questo genere, mi ha messo di fronte alla necessità di individuare il miglior tipo di prosa e forma con cui analizzare il tema. Ho optato per un ritmo leggero, reso con piccoli episodi descritti in una o due facciate. Un ritmo sostenuto da un continuo susseguirsi di scene.
Individuate le modalità con cui realizzare il mio libro e partendo dalle fonti storiche a disposizione, ho iniziato a speculare su possibili sentimenti, pensieri, discorsi e turbamenti del mio protagonista.
Perché scrivi?
È una domanda difficile, a cui faccio fatica a rispondere. Molti associano alla scrittura qualcosa che si fa per stare bene. Io, al contrario, credo che non sia scontato che si scriva per stare bene. Penso di scrivere per necessità, ma non per necessità comunicativa. La pubblicazione è la fine di un più complesso atto creativo, nato da una più profonda necessità interiore insondabile.
Lisa Berardi














